giovedì 17 novembre 2011

Satanica

Nessun motivo apparente, solo uccidi e uccidi ancora… In agguato nella nebbia/ affamato del tuo sangue/cercando vittime innocue/ soddisfo i miei bisogni. Sacrifica le vite di tutti quelli che io conosco/moriranno presto/le loro anime sono condannate a marcire nell’inferno.(Slayer)

Capitava di tanto in tanto che Andrea si perdeva tra un bicchiere di vino e uno spinello in discorsi religiosi e anticristiani con gente del tutto sconosciuta.
Andrea indossava sempre magliette dei Cannibal Corpse o felpe degli Slayer che si intonavano a perfezione con la sua faccia butterata e gli occhiali da vista con lenti spesse. Suonava il basso in una band death metal, i poco conosciuti “Impalatori di palle”, quattro metallari dai nomi d’arte scontanti. Satanic, il batterista, capelli lunghi ricci e occhi continuamente rossi. Giuda, il cantante, aveva il corpo cosparso di tatuaggi raffiguranti stelle alla rovescia e croci al contrario. Behemot, il chitarrista, spacciatore di professione con l’hobby del culto satanico. Kobal il bassista, ossia Andrea, segni particolari: nessuno.
Tutti facevano parte di una setta poco conosciuta, I Figli di Satana. Sadici autolesionisti adoratori del demonio e dell’acido. Praticavano delle prove di coraggio a tutti e una volta superate stipulavano un patto di sangue di appartenenza alla setta e l’unico modo per uscirne fuori era solo attraverso la morte.
Erano quasi le sette di sera, Andrea aveva appena finito di lavorare, prese la sua macchina e si diresse verso il Bar, a Somma, per incontrare gli amici e discutere del nuovo progetto della Band, l’album “Satan is in my mind”.
Al bar non c’erano ancora i suoi compari, solo quattro anziani signori dai visi rocciosi e scavati dal tempo che giocavano a scopa e sorseggiavano un bicchiere di rosso.
Si sedette al tavolo fuori, e ordinò una Ceres mentre una suora stava attraversando la strada.
“Troia” – Urlò Andrea in direzione della monaca.
La suora si fece il segno della croce è proseguì per la sua strada mentre i vecchi giocatori non lo degnarono nemmeno di uno sguardo nonostante i loro pensieri erano tutti per Andrea, “Coglione” pensò uno del quartetto, “Che Dio ti metta in croce” pensò un’altro, “Cerebroleso, che Dio ti impicchi” pensò il terzo, il quarto invece con un sorriso beato sul viso guardò gli altri e disse “Scopa”, poi iniziò un balletto zoppicante e mandò giù l’ultimo sorso di vino, “Vecchio del cazzo” pensò Andrea.
Satanic arrivò subito dopo, si sedette e ordinò una Ceres.
“Annunciamo la tua morte o Signore, proclamiamo la tua ressurezione, nell’attesa della tua venuta”
“Cazzo, ormai ‘ste suore non stanno più rinchiuse dentro i monasteri, sempre in giro a cagare il cazzo e tu invece cosa cazzo canti?” - disse Andrea puntando il dito medio verso Satanic.
“Hey brutto dentro e brutto fuori, hai pronto il nuovo pezzo? Manca solo quello per arrivare alle 12 traccie e poi possiamo incidere l’album” - disse Satanic.
“Ho scritto il testo, cosa te ne pare di ‘sta roba: Voices call me from the dark/the presence of Satan is in my mind/ the bastard sun light the earth/but darkness dominate”
“Geniale, ma vecchio, sai… oggi va molto più in voga il gore, la gente vuol sentire motoseghe e urla, voce scream ok... però ogni tanto uno stupro di sottofondo”.
“Bè, lo stupro si può sempre fare nel vero senso della parola e poi lo registramio, direi che ci starebbe bene come intro, potremmo anche stuprare una suora”.

Nello stesso momento da un’altra parte a qualche chilometro di distanza, Giuda stava dirigendosi verso il bar con la sua Fiat Punto nera e lo stereo della macchina con il volume a palla, dalle casse uscivano suoni di chitarre distorte e urla strazianti, all’interno dell’abitacolo il fumo non lasciava intravedere il pilota e la macchina sembrava essere guidata da un fantasma.
Dance with the dead in my dreams/Listen to their hallowed screams/The dead have taken my soul/Temptation’s lost all control…

Behemot stava vendendo l’ultima dose ad un vecchio fricchettone. “’Sto scemo” pensò, “Ancora ‘co ‘sta cosa del peace and love, ma che vada a farsi fottere, la prossima volta metterò della calce nella bustina così vedrà ‘sto cazzo di amore”
“’Scolta Freak, ce l’hai i soddi? Sai che mi devi ormai un bel centone, m’ha rotto il cazzo ‘sto debito del cazzo” – disse Behemot.
“Dai fratello, stai tranquillo che gli altri te li porto presto, adesso ti pago questo pezzo e domani chiudo il conto”
“Fratello a chi? Freak del cazzo, se domani non porti i soddi non sai cosa cazzo ci faccio con il tuo cadavere. ‘Scolta, io adesso me ne vado, ho da fare. Ci vediamo domani alle cinque del pomeriggio, porta i soldi!”.
Behemot non era molto distante dal bar, quindi decise di andare a piedi. Lungo la strada una suora stava camminando con la testa bassa, Behemot notandola le urlò “Troia”.

“Wuè vecchio, dammi il solito”- disse Behemot una volta arrivato al bar.
“Allora bestie, siamo pronti? Sapete che tra non molto dobbiamo farlo ancora, cioè... intendo brindare al nostro album e voi sapete come! Il sangue, l’altare, la vergine. Però porca troia, sto periodo vergini non se ne trovano più” – disse Behemot rivolgendosi ai suoi compari.
“Oh Behe.. tua sorella è ancora vergine... è pure ‘na bella....” – disse Andrea.
“Oh! Oh... lascia stare mia sorella, altrimenti ti impalo le pal....”
“Perfetto come l’altra volta che anzicchè trovare una vergine, abbiamo violentato un’agnellino” – disse Giuda.
“Cazzo è sta puzza” – disse Satanic e poi aggiunse“Wuè Giuda... cazzo hai fatto?”.
Giuda indossava una maglietta dei Cock and ball torture leggermente sporca di sangue, si avvicinò ad Andrea strappandogli la Ceres dalle mani e la bevve tutta d’un sorso.
“Buuuuuuuurp!”
“Cazzo fai, la mia birra”.
“Ragazzi, per stanotte ho organizzato un bel bloody party con verginella e orgia finale, Zeus ci presta il casolare.” – disse Giuda.
Si guardarono tutti negli occhi con stupore, Andrea sbavava dall’idea di farsi una verginella, Satanic meditava di essere il primo, Behemot stava pensando all’acido da consumare mentre Giuda con un ghigno di soddisfazione guardava gli altri dall’alto in basso.
“Oh... ‘Scolta... La vuoi la tua birra? Stò qui da un pezzo ma non dai segni di vita!”
Behemot come in ipnosi, allungò la mano, prese la birra senza guardare in direzione del vecchio padrone del bar e avvicinò la Ceres alla bocca.
“Ma vedi sti scemi” – disse il vecchio allontanandosi dal gruppo di metallari.
“Chi cazzo è Zeus” – disse Satanic.
“Chi cazzo è Zeus” – dissero insieme Behemot e Andrea.

Intanto nel casolare in campagna di Zeus, Arjola, una giovane albanese venuta in Italia per studiare architettura , cercava di liberarsi dalla corda che le legava tutto il corpo. Sulle braccia erano ancora fresche le ferite inflitte da una lama, e il sangue lentamente continuava a fuoruscire sporcando il parquet di rosso rubino. Sulla bocca il nastro le impediva di urlare e il respiro era affannoso.
“Nuk dua té vdes” pensò Arjola presa dal panico, “Duhet té gjej njé ményré pér tu liruar”.
Le mani erano legate dietro la schiena ma la corda non era completamente stretta.
Arjola aveva trascorso la notte insieme a Giuda bevendo cocktails fino all’alba. I due si erano conosciuti tramite Facebook e avevano deciso di incontrarsi data la passione per lo stesso genere musicale. Erano quasi le tre, entrambi erano ubriachi e lei iniziò a parlare di alcuni concerti visti in giro per l’Europa, e aveva deciso di iniziare l’università a Milano perchè molte band suonavano nel capoluogo lombardo. Mentre lei parlava del più e del meno, Giuda, senza farsene accorgere, le versò una piccola dose di eroina all’interno del bicchiere. Arjola si era svegliata con il corpo legato su una sedia e ricordava poco della notte precedente.
“Maledetti social network, aveva ragione mi madre quando diceva che Facebook era una roba per persone malate” pensò.


“Allora volete dirmi che nessuno di voi conosce Zeus?” – disse Giuda.
“No” – dissero insieme tutti quanti.
“In ogni caso fanculo Zeus. Facciamo questo sacrificio in onore del nostro nuovo album” – disse Giuda rivolgendosi al resto del gruppo.
“Ecco, stavamo pensando al nuovo pezzo, l’ultimo. In pratica non è alt....” – Andrea non riuscì a completare il discorso perchè Satanic l’interruppe.
“Bhè... stavo pensando che potremmo utilizzare le urla della verginella e insirirle nel disco come intro”.
“Ok, per me potrebbe essere un’idea. Behemot, tu cosa ne pensi?” – aggiunse Giuda.
Dopo circa un minuto di silenzio: “Pensavo che tutta ‘sta roba è sentita e risentita, dovremmo dare un tocco diverso al nostro album, far crede a chi ascolta di essere piombato all’inferno e che ci resterà per tutta la durata del disco. In fondo non stiamo facendo altro che omaggiare Satana” disse Behemot e poi aggiunse “Mettere come sottofondo il suono del fuoco che arde mentre elicotteri bombardano interi villaggi, in pratica l’inferno in terra”.
“Apocalypse now... ma vai a cacare!” disse Andrea, e poi “Lasciamo tutto in maniera tradizionale. Ci trombiamo la verginella e la registriamo, poi solo chitarre, basso, voce e batteria, porca puttana! Questa è musica... e tu Satanic non penserai mica di fotterti le miei idee?”.
“ ’Scolta brutto dentro e peggio fuori, non hai nemmeno la minima idea di quanto faccia quattro più quattro e tu mi vieni a parlare di idee?”
“Chiedilo a tua sorella se non sò quanto fà quattro più quattro, ‘mbecille”
“Poi me la spieghi questa” rispose Satanic.
“Giuda... allora dimmi un pò, com’è stà verginella, cioè, è bionda con le tette grosse oppure somiglia alla sorella di Satanic che somiglia ad Andrea?”

Il casolare era immerso in un fitto bosco nella pianura lombarda molto distante da altre case. Quel giorno una lieve nebbia copriva il suolo e il silenzio regnava tutt’intorno. Arjola continuava a dimenarsi sulla sedia quando una mano le scivolò fuori dalla corda liberandola, si apprestò a liberarsi completamente, tolse il nastro che le copriva la bocca e la corda attorno alle gambe. Una volta liberata del tutto, iniziò un giro di perlustrazione in modo da trovare una via di fuga, vide la porta principale ma era chiusa a chiave dall’esterno, provò con le finestre, ma avevano sbarre antifurto. Guardandosi intorno notò un teschio che sembrava essere quello di una persona e in alcune pareti erano disegnate stelle al contrario e scritte che innegiavano al Demonio.

“Ku dreqin jam” disse ad alta voce “Sembra la casa del demonio”.
.
“Come faccio a uscire da questo cazzo di posto... Come faccio a scappar...” Arjola notò una lieve luce nella fessura tra una porta di legno e il parquet. Aprì e all’interno trovò un tavolo di pietra tutto sporco di sangue invecchiato, una specie di altare con simboli esoterici e alcuni teschi di capra ai lati di esso. Nel pavimento al centro della stanza era raffiguarata una stella all’interno di un cerchio.
Nel tetto c’era una piccola finestra senza sbarre dalla quale penetrava la luce esterna. Il soffitto era a circa tre metri distante dal pavimento.
Senza pensarci andò a prendere il tavolo all’interno della cucina e lo portò dentro quella stanza, poi vedendo che non riusciva ad arrivare alla finestra tornò in cucina prese una sedia e la posizionò sopra il tavolo. Salì sulla sedia e riprovò ad arrivare alla finestra mettendosi in punta di piedi e questo movimento non fece altro che sbilanciarla. Cadde per terra sbattendo violentemente la testa.


“Allora, beviamo le ultime birre e poi andiamo” – disse Giuda.
“Vecchio, porta quattro Ceres” – urlò in direzione del bancone Andrea.
L’atmosfera intorno al tavolo era frizzante, i ragazzi erano così eccitati che non smettevano di parlare dei riti precedenti. Andrea raccontò di quella volta in cui parteciparono all’iniziazzione di una ragazza, del sesso sfrenato di gruppo, e del sangue che venne versato sull’altare.
“Come si chiamava la puttanella?” – chiese Giuda.
“Credo si chiamasse Maria”
Il corpo di Maria, o quello che ne restava, era stato buttato all’interno di una fossa quasi comune in un luogo fuori dal comune in mezzo al bosco.
“Le vostre birre” – disse il vecchio padrone del bar.
“Mettile sul mio conto” – rispose Behemot.
Presero le birre e brindarono in onore dei giorni a venire, di Satana e di tutto quello che era di cattivo gusto e malefico, brindarono al nuovo album anche se ancora non sapevano cosa fare per aggiungere l’altra traccia.
“Ritornando all’album, pensavo di lasciarlo così senza nessuna traccia extra o intro del cazzo” – disse Giuda.
I ragazzi si guardarono annuendo con la testa.
“Quindi tutti d’accordo, meglio così, domani andremo a registrare le canzoni.”
Erano quasi le nove della sera quando finirono di bere le ultime quattro birre a testa e mezzi ubriachi presero la macchina di Giuda e si avviarono in direzione del casale.
“Quanto cazzo fumi! Sembra di stare a Milano qua dentro!” – disse Andrea.
“Perchè... dimmi un pò... tu dove cazzo vivi, in Sicilia?” – disse Giuda mentre all’interno della macchina le risate coprivano l’alto volume della musica.
“Allora, in quanti saremo questa sera? Ci saranno pure gli altri? Chi ha pensato alle candele? Ah dimenticavo, non è che qualcuno di voi ha un fazzolettino, sapete... l’alcool, ho vomitato dentro la macchina” – disse Satanic.
“Ma vai a farti fottere” – rispose Giuda frenando di colpo lungo la carreggiata.
“Cazzo, non l’ho mica fatto...”
“Chiudi quella fottuta bocca, altrimenti ti faccio mangiare le budella” – disse Giuda.
Satanic era terrorizzato, gli occhi di Giuda erano diventati rossi e gonfi e intorno al collo le vene quasi esplodevano.
“Porca troia, mi hai vomitato sulle scarpe!” – disse Andrea urlando, “Cazzo le avevo appena comprate”.
Behemot in quel momento si trovava immerso tra i propri pensieri e non si accorse nemmeno che Giuda aveva appena fermato la macchina in mezzo alla strada.
“Stavo pensando che magari non appena arrivamo al casale ti pulisco la macchina” – disse Satanic nella speranza che Giuda si calmasse.
“E allora cosa cazzo ci fai con le mie scarpe?”
“Le tue scarpe, fammi pensare, magari le dò in pasto ai porci!”
Giuda scoppiò in una grossa risata e dentro la macchina ritornò la calma, anche Satanic iniziò a ridere e così pure Andrea.
“Oh.. che cazzo ci facciamo fermi qua?” disse Behemot e poi aggiunse “Dai, andiamo a casa mia a prendere l’acido” e poi ancora voltandosi verso Andrea disse “E tu cosa cazzo hai fatto? Fai una puzza orrenda”.
“Ma non sono stato io”.
“Non sai nemmeno bere due Ceres di fila e dovresti prendere l’acido?”

Ormai il sole era calato del tutto e il cielo chiaro del giorno si era trasformato diventando scuro, Arjola riusciva a vedere le stelle che illuminavano l’interno della stanza. Era ancora distesa per terra e la testa le faceva male. Da lontano poteva ascoltare il suono del vento che muoveva le foglie degli alberi.
“Non ho ancora molto tempo, prima o poi qualcuno tornerà qui, mi devo sbrigare” pensò, poi presa dal panico inizio ad urlare nella speranza che qualcuno la potesse sentire.
Si tirò in piedi e nonostante il dolore che invadeva tutto il corpo riprovò a salire sulla sedia facendo attenzione a non sbilanciarsi troppo.
Con la mano sinistra afferrò la piccola maniglia che serviva ad aprire la finestra e la ruotò di novanta gradi facendo muovere l’anta. Fece forza con le braccia, nonostante i graffi inflitti, e spinse il corpo in alto, cercando di uscire completamente dalla stanza.
Tre metri separavano il terreno dal soffito, così senza guardare in basso, chiuse gli occhi e trattenne il respiro cercando di non farsi prendere dal panico, spostò un piede in avanti e si lanciò da quella piccola altezza atterrando sull’invisibile prato coperto dalla nebbia.
Iniziò a correre cercando di orientarsi tramite i rumori delle macchine che correvano lungo la strada provinciale, pensò che una volta arrivata in strada potesse chiedere aiuto a qualche passante, per poi andare direttamente dalla polizia a denunciare il fatto.
Volse a destra, poi quasi confusa girò a sinistra per poi girare nuovamente a destra facendo una specie di slalom tra gli alberi che invadevano la campagna.
Dopo dieci minuti di corsa affonnosa, si ritrovò al centro di una strada poco illuminata.


“Ok, tanto per andare da Zeus dobbiamo dirigerci verso casa tua” – disse Giuda.
Satanic pulì una parte di quello che aveva vomitato, mentre un piccolo residuo di pizza era rimasto incollato sulla scarpa di Andrea.
“Che schifo, togli quella cosa dalla mia scarpa, altrimenti inizio a vomitare pure io” – disse Andrea.
Satanic raccolse il residuo e gettò un paio di fazzolettini fuori dal finestrino.
Dopo una breve sosta lungo la strada, la macchina ripartì lasciano sopra l’asfalto una striscia nera di copertone consumato.

La via era alberata e gli alberi formavano una galleria naturale lungo tutto il rettilineo. I brividi di terrore, come delle piccole scosse, le porcorrevano tutto il corpo. La bocca le tremava e la testa era ancora dolente.
Affacciandosi da uno dei tanti alberi lungo la strada, Arjola vide due fari che si avvicinavano a velocità spedita, così senza nemmeno pensarci un’attimo si spostò con tutto il corpo al centro della strada iniziando a sbracciare.

“Cazzo!” – disse Giuda, aveva notato che la sagoma di una ragazza faceva segnali dal centro della strada.

Il piede premeva sempre di più sull’accelleratore, sul contachilometri la velocità oscillava tra i centosessanta e i centosettanta. La sagoma si faceva sempre più vicina ma Giuda sapeva già che si trattava di Arjola.
“Cazzo faccio” pensò e poi ancora “Cazzo faccio”.
“Cazzo fai?” – disse Behemot guardando un pò la strada, un pò Giuda e un pò la ragazza chesbracciava.

Arjola notò che la macchina aumentava di velocità man mano che si avvicinava, così cercò di spostarsi e nascondersi tra gli alberi per evitare che la macchina la colpisse in pieno.

Un rumore assordante invase la quiete di quel posto. Le lamiere della macchina bruciavano dopo che essa si scontrò con un albero e Giuda, Behemot e Satanic non davano segni di vita.
Le radici dell’albero si erano sradicate e tutto intorno si era macchiato di olio misto a sangue.

Arjola rimase seduta sul bordo della strada in attesa di qualcuno o qualcosa.
Arjola rimase seduta sul bordo della strada finchè un auto giudata da una suora si fermò per prestarle soccorso.

“Troia” pensò Andrea prima di chiudere gli occhi per sempre e cadere nelle tenebre che aveva sempre amato.