domenica 9 ottobre 2011

Misantropia

Amavo stare da solo, disprezzavo la natura e con essa la stupidità della razza umana.


Lei era distesa a pancia in giù sul soffice materasso che ammortizzava i nostri corpi. Nonostante la stanza fosse completamente buia riuscivo a vedere il colore bianco della sua pelle, i capelli tinti di biondo e sentire il rumore del suo respiro. Era uno di quei momenti di intimità che amavo di più, io e lei da soli, io che la osservavo mentre dormiva. Capitava che di tanto in tanto si svegliava e con un dolce sorriso avvicinava le sue labbra alle mie e i nostri corpi diventavano un tutt’uno, fuochi d’artificio esplodevano nella mia testa. L’amore.
L’amore mi ha rovinato, ci sono cascato troppe volte e tutte le volte ho sofferto ad ogni addio. Disperato, sono andato alla ricerca della felicità convinto che da qualche parte si potesse trovare, magari tra le cosce di una donna a pagamento o all’interno di una sala Bingo ripiena di gente disperata alla ricerca della felicità garantita come denaro. Mi sbagliavo sulle donne. Mi sbagliavo sulla felicità. Mi sbagliavo su Dio.
Ho bestemmiato sotto il bagliore della luna piena, ululato dinnanzi ad un branco di lupi nella steppa kazaka, pianto difronte ad un salice piangente, urlato con gli occhi chiusi per la paura di osservare la vita, giocato su macchine mangia-soldi in attesa di un jackpot inatteso, pregato Dio e Satana di far la pace e dare un attimo di respiro a questa maledetta terra. Tutto questo non è servito a un cazzo.
Nell’ultimo periodo, preso dallo sgomento, mi muovevo a gattoni avanti e indietro mentre alcune voci all’interno della mia testa mi domandavano quale fosse il reale senso della vita, per quale cazzo di motivo siamo venuti al mondo? Per fare i benzinai? Per sfilare con abiti da sera durante galà di poca importanza? Per pregare un Dio forse misericordioso per una vita post-mortem dignitosa? Per scopare e fare figli e i figli, anch’essi benzinai o scrittori o produttori di carta igienica, per scopare e fare nipoti e così via?
La notte rimanevo sdraiato per terra ad osservare una parete bianca in attesa che gli occhi, stanchi di aver lavorato troppo, si chiudessero per accompagnarmi in un lungo sonno. Sognavo pecore sgozzate e mucche assassinate, grosse pancie di persone affamate, sognavo lei che divorava il mio cervello servito sopra un vassoio di terracotta, sognavo un Dio che si divertiva a scherzare con noi riempiendoci di disastri mentre Satana gli dava lo scacco matto, sognavo scimmie rinchiuse dentro un laboratorio in attesa di essere stuprate da dottori in camice bianco.
Tutte le volte mi svegliavo disgustato, inorridito e senza una reale risposta alla mia domanda: Per quale merdoso motivo sono venuto al mondo? Quale cazzo è il mio scopo?
Ho provato pure con le droghe, le porte della percezione, sperando che la realtà mi si potesse distorcere per sempre, ho visto gente fare la guerra per un Dio che cercava Satana dopo una sessione di yoga a pagamento, mi sono guardato allo specchio e ho visto una faccia di cazzo con gli occhi sgranati e mi son detto: Ok, fanculo tutto, da oggi in poi basta più donne, basta più natura, basta più... e sono rimasto lì, difronte lo specchio all’interno del bagno mentre i miei occhi lacrimanti riempivano il lavandino. Quel giorno ho pianto come non avevo mai fatto in vita mia. Ho pianto per una settimana, per un mese intero e mentre nel Sahara la siccità incrementava la desertificazione, a casa mia la flora si estendeva, i fiori germogliavano, le lucciole lampeggiavano e le cicale cantavano armoniose note primaverili. Poi il trip ha finito il suo effetto e tutto era insipido come sempre.
Da grande voglio fare il poliziotto diceva mio fratello. Da grande voglio fare il dottore diceva un amico d’infanzia. Da grande voglio fare il mafioso diceva un vicino di casa che è rimasto ucciso in un agguato mafioso. Da grande voglio fare lo scenziato pazzo dicevo io. Mio fratello non fà il poliziotto e il mio amico non è un dottore, il vicino di casa è morto da mafioso, io non sono uno scenziato pazzo.
Lei diceva che io ero un pò pazzo, lei diceva tanto e niente. L’altra diceva che non è la stessa cosa mangiare al ristorante insieme agli operai, meglio farlo con i dottori. Quell’altra diceva di essere fedele e di amarmi per poi scoprire che lo diceva simultaneamente ad altre quarantaquattro persone in fila per tre con il resto di due. Un’altra aspettava il matrimonio per perdere la verginità, quel giorno ho sentito Dio ridere come un matto. Dio si è sempre divertito a prendermi in giro.
Allora, per quale cazzo di motivo sono venuto al mondo? Qual’è il mio destino?
Un giorno mi disse che il nostro rapporto era fantastico, basato sulla fiducia ed il rispetto reciproco. Non avevamo mai avuto nessun problema e tutto intorno era pieno di arcobaleni e rondini.
Un giorno, al rientro dopo una delle mie tante partenze, lei mi disse che il nostro rapporto era bello, che con me stava veramente bene, mai nessun problema e tutto era basato sulla fiducia ed il rispetto reciproco, però così non poteva andare avanti, era il momento di dare un taglio a questa storia.
Chi cazzo le ha mai capite le donne? Chi cazzo ha mai capito la vita.
Il passato mi soffocava, il presente mi addolorava, il futuro mi angosciava. Ho preso un aereo e sono fuggito sotto le pendici dell’Himalaya sperando di trovare una risposta di fronte alla maestosità della montagna, non è servito ad un cazzo, mi sono solo sentito un piccolo essere stupido e senza motivazioni. Ripartendo da Kathmandu con un volo low cost sono atterrato nella caotica Bangkok sperando di fuggire ad un Dio burlone. Mi ha giocato un brutto scherzo, come al solito era imprevedibile. Lei era lì nello stesso hotel dove alloggiavo io. Lei era in compagnia di un altro ragazzo che faceva il mio stesso mestiere. Fanculo Bangkok mi sono detto. Fanculo tutto.
Le solite domande sono riapparse subito dopo colpendomi come un pugno diretto allo stomaco. Cazzo, faceva tutto male. La testa girava per via della birra consumata durante tutta la notte. Il mondo è piccolo pensai e Dio mi trova facilmente e continua ad essere cattivo con me, cattivo con tutti.
Bangkok-Cairo passando da Abu Dhabi per poi svoltare verso Rio de Janeiro e scappare a Città del Messico. Ho dormito all’interno di scatole di cartone ammuffite, camuffato da barbone. Disperato andavo alla ricerca di una vita migliore che si ostinava ad arrivare, ho cercato di trovarla nei bassifondi di tutte le metropoli del mondo, circondato da gente disperata che andava incontro ad uno Tsunami capitalista che prima li deformava nell’aspetto e poi li uccideva nell’anonimato. Cazzo, Dio non essere cattivo con tutti, abbi pietà di noi.
Domande frequenti e risposte banali fino al punto di capire che il vero motivo per il quale ero venuto al mondo era solo per domandarmi quale fosse il reale senso della vita. Capivo che Dio amava giocare con noi esseri umani così come noi amiamo ingabbiare gli uccelli in piccole gabbie all’interno delle nostre case. Capivo che il reale motivo per il quale io, un misero spermatozoo che correva la finale olimpica all’interno del canale vaginale di mia madre per poi arrivare primo al traguardo e far morire tutto il resto dei concorrenti, ero solo un piccolo divertimento di Dio.
Sono ancora qui, trentenne, precario, senza una donna, odio il mondo, odio me stesso, odio Dio e soprattutto odio la consapevolezza che non hanno gli esseri umani, odio la semplicità di come vivono e le non-difficoltà che ritengono difficili. Odio i problemi che si pongono in modo superfluo mentre attorno a loro tutto va a puttane. Odio me stesso che non fà altro che odiare gli altri, chiunque essi siano e da qualsiasi parte del mondo loro provengano. Mi odio soprattutto perchè continuo ad amare immensamente le donne e non riesco a farne a meno. Amo il loro odore, il loro calore, il loro seno, le loro gambe, la vagina, le labbra, gli occhi, la testa che mi fa girar la testa, e tutte le volte che mi innamoro, consapevole del fatto che niente è per sempre, torno a sognare e a vivere con gli arcobaleni e le rondini mentre un Dio burlone ha smesso di occuparsi momentaneamente di me per giocare con qualcun’altro al solito gioco perverso.