lunedì 25 aprile 2011

Ultimi? Pensieri di un probabile suicida

Ecco, ci sono quasi,dopo aver studiato il modo migliore per andarmene oggi è arrivato il gran giorno. Ero indeciso se farlo in maniera indolore e semplice oppure lasciando questa vita in modo poetico. Alla fine ho optato per la seconda idea.
Perchè ho deciso di morire? Forse la maggior parte di voi non potrà mai capirlo perchè è l'unica cosa che ho potuto decidere di fare personalmente, mi spiego meglio.... come sapete la morte è sempre dietro l'angolo e nessuno di noi conosce il momento in cui si presenterà per richiedere la sua parte, così ho deciso di fotterla, di prenderla in contropiede e anticipare la sua mossa in modo da uscirne vittorioso almeno una volta nella vita anche se nel modo più estremo.
Comunque non voglio soffermarmi troppo su questo argomento e andiamo al dunque.
Mancano due ore, la siringa è sul tavolo pronta per l'uso, pronta per essere iniettata direttamente nelle vene e far girare il mio cervello alla velocità di un aeroplano, far pompare il mio cuore a ritmi meccanici, cocaina pure direttamente dalla Colombia.
Dalle casse dello stereo fuoriescono come missili note stonate della chitarra di Jimi Hendrix e nella mia testa tutto ruota alla velocità di un 45 giri.
Sono pronto per la dose, laccio emostatico tirato sul bicipite, il braccio sinistro teso mentre la mano destra mantiene la siringa pronta a conficcarsi sotto i molteplici strati di pelle che la separano dalla vena grassoccia piena di sangue, il nettare piomba prepotentemente all'interno del mio corpo per arrivare in meno di cinque secondi dritto al cervello. Un abbaglio, un lampo di luce naturale mi colpisce violentemente riscaldando la mia anima(sempre se ne abbia una).
Sono rimasto immobile cinque minuti pieni sprofondando nella poltrona in camera da pranzo mentre Foxy Lady ripeteva la stessa nota spezzata dal graffio sulla faccia anteriore del disco. Ero ancora integro, sano e pronto per completare la mia opera.
La vecchia Ford Fiesta amaranto, parcheggiata sotto il condominio aspettava con ansia la sua ultima corsa verso il centro di volo di Molinella.
Trenta chilometri in 12 minuti con il cuore che batte come un martello pneumatico all'interno della mia testa. TUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTU....... TUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTU..................TUTUTUTUTU
TUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTU............TUTUTUTUTU
TUTUTUTUTUTU.
Dimenticavo,l'anno scorso ho preso il brevetto facendo un corso AFF. Al club oramai conosco tutti, sono uno di casa. Romeo, Marika, Pamela, Napoleone, sono tutti compagni di lancio e sono lì che mi aspettano.
Nessuno dei ragazzi si accorge che sono fatto, quindi vado al botteghino e prenoto il lancio per le 11, in pratica tra 15 minuti.Nella mia testa passa di tutto, quindici minuti, più dieci per arrivare in quota aggiunti ad altri cinque per scendere, in pratica mezz'ora e poi finisce tutto, la morte può solo farmi un pompino perchè sono io che dirigo l'orchestra e sono io a decidere quando è ora di fermarla. Poi penso alla mia ex e la maledico, penso ai miei genitori e li ringrazio, penso alla mia vita e sorrido. Mi rendo conto che sono fermo al botteghino da più di quattro minuti senza parlare con nessuno.
Corro a cambiarmi, prendo la tuta, il casco. Indosso il paracadute e come da consuetudine Marika controlla che sia tutto a posto. Le eliche del nostro aereo girano e tutto intorno a me gira, gira, gira e GIRAAAAA. Il cuore batte violentemente sulla cassa toracica, sento la testa che mi sta per scoppiare, le pupille si dilatano e la pelle mi cambia leggermente colore trasformando la mia faccia come quella di viso pallido . Cazzo, devo arrivare su quel fottuto aereo e lanciarmi, ho manomesso il sistema di apertura nel mio paracadute quindi farò un bel salto nel vuoto, la bamba aumenterà l'adrenalina prima di schiantarmi sul prato verde del campo volo e tingerlo di rosso, però, però cazzo c'è qualcosa che non v....
Mi sono risvegliato intubato all'interno di una stanza all'ospedale Sant Orsola, mi hanno raccontato che durante il trasporto mi sono cagato nelle mutande.

Questa notte ho riflettuto sulla possibilità di riprovare a suicidarmi ma alla fine ho capito che non ne vale la pena, no.... aspetterò il momento il cui sarà la morte a presentarsi per prendersi la mia vita e la sfiderò guardandola direttamente in faccia perchè così facendo lascerò questo mondo in maniera dignitosa come ho sempre desiderato.


Ho aperto una lettera anonima poggiata sul comodino accanto al letto e scritto a caratteri cubitali ho letto: TRA NON MOLTO VERRò A PRENDERTI

1 commento:

  1. Il pensiero del suicidio è un energico mezzo di conforto: con esso si arriva a capo di molte cattive notti.
    Cia'

    RispondiElimina