giovedì 17 novembre 2011

Satanica

Nessun motivo apparente, solo uccidi e uccidi ancora… In agguato nella nebbia/ affamato del tuo sangue/cercando vittime innocue/ soddisfo i miei bisogni. Sacrifica le vite di tutti quelli che io conosco/moriranno presto/le loro anime sono condannate a marcire nell’inferno.(Slayer)

Capitava di tanto in tanto che Andrea si perdeva tra un bicchiere di vino e uno spinello in discorsi religiosi e anticristiani con gente del tutto sconosciuta.
Andrea indossava sempre magliette dei Cannibal Corpse o felpe degli Slayer che si intonavano a perfezione con la sua faccia butterata e gli occhiali da vista con lenti spesse. Suonava il basso in una band death metal, i poco conosciuti “Impalatori di palle”, quattro metallari dai nomi d’arte scontanti. Satanic, il batterista, capelli lunghi ricci e occhi continuamente rossi. Giuda, il cantante, aveva il corpo cosparso di tatuaggi raffiguranti stelle alla rovescia e croci al contrario. Behemot, il chitarrista, spacciatore di professione con l’hobby del culto satanico. Kobal il bassista, ossia Andrea, segni particolari: nessuno.
Tutti facevano parte di una setta poco conosciuta, I Figli di Satana. Sadici autolesionisti adoratori del demonio e dell’acido. Praticavano delle prove di coraggio a tutti e una volta superate stipulavano un patto di sangue di appartenenza alla setta e l’unico modo per uscirne fuori era solo attraverso la morte.
Erano quasi le sette di sera, Andrea aveva appena finito di lavorare, prese la sua macchina e si diresse verso il Bar, a Somma, per incontrare gli amici e discutere del nuovo progetto della Band, l’album “Satan is in my mind”.
Al bar non c’erano ancora i suoi compari, solo quattro anziani signori dai visi rocciosi e scavati dal tempo che giocavano a scopa e sorseggiavano un bicchiere di rosso.
Si sedette al tavolo fuori, e ordinò una Ceres mentre una suora stava attraversando la strada.
“Troia” – Urlò Andrea in direzione della monaca.
La suora si fece il segno della croce è proseguì per la sua strada mentre i vecchi giocatori non lo degnarono nemmeno di uno sguardo nonostante i loro pensieri erano tutti per Andrea, “Coglione” pensò uno del quartetto, “Che Dio ti metta in croce” pensò un’altro, “Cerebroleso, che Dio ti impicchi” pensò il terzo, il quarto invece con un sorriso beato sul viso guardò gli altri e disse “Scopa”, poi iniziò un balletto zoppicante e mandò giù l’ultimo sorso di vino, “Vecchio del cazzo” pensò Andrea.
Satanic arrivò subito dopo, si sedette e ordinò una Ceres.
“Annunciamo la tua morte o Signore, proclamiamo la tua ressurezione, nell’attesa della tua venuta”
“Cazzo, ormai ‘ste suore non stanno più rinchiuse dentro i monasteri, sempre in giro a cagare il cazzo e tu invece cosa cazzo canti?” - disse Andrea puntando il dito medio verso Satanic.
“Hey brutto dentro e brutto fuori, hai pronto il nuovo pezzo? Manca solo quello per arrivare alle 12 traccie e poi possiamo incidere l’album” - disse Satanic.
“Ho scritto il testo, cosa te ne pare di ‘sta roba: Voices call me from the dark/the presence of Satan is in my mind/ the bastard sun light the earth/but darkness dominate”
“Geniale, ma vecchio, sai… oggi va molto più in voga il gore, la gente vuol sentire motoseghe e urla, voce scream ok... però ogni tanto uno stupro di sottofondo”.
“Bè, lo stupro si può sempre fare nel vero senso della parola e poi lo registramio, direi che ci starebbe bene come intro, potremmo anche stuprare una suora”.

Nello stesso momento da un’altra parte a qualche chilometro di distanza, Giuda stava dirigendosi verso il bar con la sua Fiat Punto nera e lo stereo della macchina con il volume a palla, dalle casse uscivano suoni di chitarre distorte e urla strazianti, all’interno dell’abitacolo il fumo non lasciava intravedere il pilota e la macchina sembrava essere guidata da un fantasma.
Dance with the dead in my dreams/Listen to their hallowed screams/The dead have taken my soul/Temptation’s lost all control…

Behemot stava vendendo l’ultima dose ad un vecchio fricchettone. “’Sto scemo” pensò, “Ancora ‘co ‘sta cosa del peace and love, ma che vada a farsi fottere, la prossima volta metterò della calce nella bustina così vedrà ‘sto cazzo di amore”
“’Scolta Freak, ce l’hai i soddi? Sai che mi devi ormai un bel centone, m’ha rotto il cazzo ‘sto debito del cazzo” – disse Behemot.
“Dai fratello, stai tranquillo che gli altri te li porto presto, adesso ti pago questo pezzo e domani chiudo il conto”
“Fratello a chi? Freak del cazzo, se domani non porti i soddi non sai cosa cazzo ci faccio con il tuo cadavere. ‘Scolta, io adesso me ne vado, ho da fare. Ci vediamo domani alle cinque del pomeriggio, porta i soldi!”.
Behemot non era molto distante dal bar, quindi decise di andare a piedi. Lungo la strada una suora stava camminando con la testa bassa, Behemot notandola le urlò “Troia”.

“Wuè vecchio, dammi il solito”- disse Behemot una volta arrivato al bar.
“Allora bestie, siamo pronti? Sapete che tra non molto dobbiamo farlo ancora, cioè... intendo brindare al nostro album e voi sapete come! Il sangue, l’altare, la vergine. Però porca troia, sto periodo vergini non se ne trovano più” – disse Behemot rivolgendosi ai suoi compari.
“Oh Behe.. tua sorella è ancora vergine... è pure ‘na bella....” – disse Andrea.
“Oh! Oh... lascia stare mia sorella, altrimenti ti impalo le pal....”
“Perfetto come l’altra volta che anzicchè trovare una vergine, abbiamo violentato un’agnellino” – disse Giuda.
“Cazzo è sta puzza” – disse Satanic e poi aggiunse“Wuè Giuda... cazzo hai fatto?”.
Giuda indossava una maglietta dei Cock and ball torture leggermente sporca di sangue, si avvicinò ad Andrea strappandogli la Ceres dalle mani e la bevve tutta d’un sorso.
“Buuuuuuuurp!”
“Cazzo fai, la mia birra”.
“Ragazzi, per stanotte ho organizzato un bel bloody party con verginella e orgia finale, Zeus ci presta il casolare.” – disse Giuda.
Si guardarono tutti negli occhi con stupore, Andrea sbavava dall’idea di farsi una verginella, Satanic meditava di essere il primo, Behemot stava pensando all’acido da consumare mentre Giuda con un ghigno di soddisfazione guardava gli altri dall’alto in basso.
“Oh... ‘Scolta... La vuoi la tua birra? Stò qui da un pezzo ma non dai segni di vita!”
Behemot come in ipnosi, allungò la mano, prese la birra senza guardare in direzione del vecchio padrone del bar e avvicinò la Ceres alla bocca.
“Ma vedi sti scemi” – disse il vecchio allontanandosi dal gruppo di metallari.
“Chi cazzo è Zeus” – disse Satanic.
“Chi cazzo è Zeus” – dissero insieme Behemot e Andrea.

Intanto nel casolare in campagna di Zeus, Arjola, una giovane albanese venuta in Italia per studiare architettura , cercava di liberarsi dalla corda che le legava tutto il corpo. Sulle braccia erano ancora fresche le ferite inflitte da una lama, e il sangue lentamente continuava a fuoruscire sporcando il parquet di rosso rubino. Sulla bocca il nastro le impediva di urlare e il respiro era affannoso.
“Nuk dua té vdes” pensò Arjola presa dal panico, “Duhet té gjej njé ményré pér tu liruar”.
Le mani erano legate dietro la schiena ma la corda non era completamente stretta.
Arjola aveva trascorso la notte insieme a Giuda bevendo cocktails fino all’alba. I due si erano conosciuti tramite Facebook e avevano deciso di incontrarsi data la passione per lo stesso genere musicale. Erano quasi le tre, entrambi erano ubriachi e lei iniziò a parlare di alcuni concerti visti in giro per l’Europa, e aveva deciso di iniziare l’università a Milano perchè molte band suonavano nel capoluogo lombardo. Mentre lei parlava del più e del meno, Giuda, senza farsene accorgere, le versò una piccola dose di eroina all’interno del bicchiere. Arjola si era svegliata con il corpo legato su una sedia e ricordava poco della notte precedente.
“Maledetti social network, aveva ragione mi madre quando diceva che Facebook era una roba per persone malate” pensò.


“Allora volete dirmi che nessuno di voi conosce Zeus?” – disse Giuda.
“No” – dissero insieme tutti quanti.
“In ogni caso fanculo Zeus. Facciamo questo sacrificio in onore del nostro nuovo album” – disse Giuda rivolgendosi al resto del gruppo.
“Ecco, stavamo pensando al nuovo pezzo, l’ultimo. In pratica non è alt....” – Andrea non riuscì a completare il discorso perchè Satanic l’interruppe.
“Bhè... stavo pensando che potremmo utilizzare le urla della verginella e insirirle nel disco come intro”.
“Ok, per me potrebbe essere un’idea. Behemot, tu cosa ne pensi?” – aggiunse Giuda.
Dopo circa un minuto di silenzio: “Pensavo che tutta ‘sta roba è sentita e risentita, dovremmo dare un tocco diverso al nostro album, far crede a chi ascolta di essere piombato all’inferno e che ci resterà per tutta la durata del disco. In fondo non stiamo facendo altro che omaggiare Satana” disse Behemot e poi aggiunse “Mettere come sottofondo il suono del fuoco che arde mentre elicotteri bombardano interi villaggi, in pratica l’inferno in terra”.
“Apocalypse now... ma vai a cacare!” disse Andrea, e poi “Lasciamo tutto in maniera tradizionale. Ci trombiamo la verginella e la registriamo, poi solo chitarre, basso, voce e batteria, porca puttana! Questa è musica... e tu Satanic non penserai mica di fotterti le miei idee?”.
“ ’Scolta brutto dentro e peggio fuori, non hai nemmeno la minima idea di quanto faccia quattro più quattro e tu mi vieni a parlare di idee?”
“Chiedilo a tua sorella se non sò quanto fà quattro più quattro, ‘mbecille”
“Poi me la spieghi questa” rispose Satanic.
“Giuda... allora dimmi un pò, com’è stà verginella, cioè, è bionda con le tette grosse oppure somiglia alla sorella di Satanic che somiglia ad Andrea?”

Il casolare era immerso in un fitto bosco nella pianura lombarda molto distante da altre case. Quel giorno una lieve nebbia copriva il suolo e il silenzio regnava tutt’intorno. Arjola continuava a dimenarsi sulla sedia quando una mano le scivolò fuori dalla corda liberandola, si apprestò a liberarsi completamente, tolse il nastro che le copriva la bocca e la corda attorno alle gambe. Una volta liberata del tutto, iniziò un giro di perlustrazione in modo da trovare una via di fuga, vide la porta principale ma era chiusa a chiave dall’esterno, provò con le finestre, ma avevano sbarre antifurto. Guardandosi intorno notò un teschio che sembrava essere quello di una persona e in alcune pareti erano disegnate stelle al contrario e scritte che innegiavano al Demonio.

“Ku dreqin jam” disse ad alta voce “Sembra la casa del demonio”.
.
“Come faccio a uscire da questo cazzo di posto... Come faccio a scappar...” Arjola notò una lieve luce nella fessura tra una porta di legno e il parquet. Aprì e all’interno trovò un tavolo di pietra tutto sporco di sangue invecchiato, una specie di altare con simboli esoterici e alcuni teschi di capra ai lati di esso. Nel pavimento al centro della stanza era raffiguarata una stella all’interno di un cerchio.
Nel tetto c’era una piccola finestra senza sbarre dalla quale penetrava la luce esterna. Il soffitto era a circa tre metri distante dal pavimento.
Senza pensarci andò a prendere il tavolo all’interno della cucina e lo portò dentro quella stanza, poi vedendo che non riusciva ad arrivare alla finestra tornò in cucina prese una sedia e la posizionò sopra il tavolo. Salì sulla sedia e riprovò ad arrivare alla finestra mettendosi in punta di piedi e questo movimento non fece altro che sbilanciarla. Cadde per terra sbattendo violentemente la testa.


“Allora, beviamo le ultime birre e poi andiamo” – disse Giuda.
“Vecchio, porta quattro Ceres” – urlò in direzione del bancone Andrea.
L’atmosfera intorno al tavolo era frizzante, i ragazzi erano così eccitati che non smettevano di parlare dei riti precedenti. Andrea raccontò di quella volta in cui parteciparono all’iniziazzione di una ragazza, del sesso sfrenato di gruppo, e del sangue che venne versato sull’altare.
“Come si chiamava la puttanella?” – chiese Giuda.
“Credo si chiamasse Maria”
Il corpo di Maria, o quello che ne restava, era stato buttato all’interno di una fossa quasi comune in un luogo fuori dal comune in mezzo al bosco.
“Le vostre birre” – disse il vecchio padrone del bar.
“Mettile sul mio conto” – rispose Behemot.
Presero le birre e brindarono in onore dei giorni a venire, di Satana e di tutto quello che era di cattivo gusto e malefico, brindarono al nuovo album anche se ancora non sapevano cosa fare per aggiungere l’altra traccia.
“Ritornando all’album, pensavo di lasciarlo così senza nessuna traccia extra o intro del cazzo” – disse Giuda.
I ragazzi si guardarono annuendo con la testa.
“Quindi tutti d’accordo, meglio così, domani andremo a registrare le canzoni.”
Erano quasi le nove della sera quando finirono di bere le ultime quattro birre a testa e mezzi ubriachi presero la macchina di Giuda e si avviarono in direzione del casale.
“Quanto cazzo fumi! Sembra di stare a Milano qua dentro!” – disse Andrea.
“Perchè... dimmi un pò... tu dove cazzo vivi, in Sicilia?” – disse Giuda mentre all’interno della macchina le risate coprivano l’alto volume della musica.
“Allora, in quanti saremo questa sera? Ci saranno pure gli altri? Chi ha pensato alle candele? Ah dimenticavo, non è che qualcuno di voi ha un fazzolettino, sapete... l’alcool, ho vomitato dentro la macchina” – disse Satanic.
“Ma vai a farti fottere” – rispose Giuda frenando di colpo lungo la carreggiata.
“Cazzo, non l’ho mica fatto...”
“Chiudi quella fottuta bocca, altrimenti ti faccio mangiare le budella” – disse Giuda.
Satanic era terrorizzato, gli occhi di Giuda erano diventati rossi e gonfi e intorno al collo le vene quasi esplodevano.
“Porca troia, mi hai vomitato sulle scarpe!” – disse Andrea urlando, “Cazzo le avevo appena comprate”.
Behemot in quel momento si trovava immerso tra i propri pensieri e non si accorse nemmeno che Giuda aveva appena fermato la macchina in mezzo alla strada.
“Stavo pensando che magari non appena arrivamo al casale ti pulisco la macchina” – disse Satanic nella speranza che Giuda si calmasse.
“E allora cosa cazzo ci fai con le mie scarpe?”
“Le tue scarpe, fammi pensare, magari le dò in pasto ai porci!”
Giuda scoppiò in una grossa risata e dentro la macchina ritornò la calma, anche Satanic iniziò a ridere e così pure Andrea.
“Oh.. che cazzo ci facciamo fermi qua?” disse Behemot e poi aggiunse “Dai, andiamo a casa mia a prendere l’acido” e poi ancora voltandosi verso Andrea disse “E tu cosa cazzo hai fatto? Fai una puzza orrenda”.
“Ma non sono stato io”.
“Non sai nemmeno bere due Ceres di fila e dovresti prendere l’acido?”

Ormai il sole era calato del tutto e il cielo chiaro del giorno si era trasformato diventando scuro, Arjola riusciva a vedere le stelle che illuminavano l’interno della stanza. Era ancora distesa per terra e la testa le faceva male. Da lontano poteva ascoltare il suono del vento che muoveva le foglie degli alberi.
“Non ho ancora molto tempo, prima o poi qualcuno tornerà qui, mi devo sbrigare” pensò, poi presa dal panico inizio ad urlare nella speranza che qualcuno la potesse sentire.
Si tirò in piedi e nonostante il dolore che invadeva tutto il corpo riprovò a salire sulla sedia facendo attenzione a non sbilanciarsi troppo.
Con la mano sinistra afferrò la piccola maniglia che serviva ad aprire la finestra e la ruotò di novanta gradi facendo muovere l’anta. Fece forza con le braccia, nonostante i graffi inflitti, e spinse il corpo in alto, cercando di uscire completamente dalla stanza.
Tre metri separavano il terreno dal soffito, così senza guardare in basso, chiuse gli occhi e trattenne il respiro cercando di non farsi prendere dal panico, spostò un piede in avanti e si lanciò da quella piccola altezza atterrando sull’invisibile prato coperto dalla nebbia.
Iniziò a correre cercando di orientarsi tramite i rumori delle macchine che correvano lungo la strada provinciale, pensò che una volta arrivata in strada potesse chiedere aiuto a qualche passante, per poi andare direttamente dalla polizia a denunciare il fatto.
Volse a destra, poi quasi confusa girò a sinistra per poi girare nuovamente a destra facendo una specie di slalom tra gli alberi che invadevano la campagna.
Dopo dieci minuti di corsa affonnosa, si ritrovò al centro di una strada poco illuminata.


“Ok, tanto per andare da Zeus dobbiamo dirigerci verso casa tua” – disse Giuda.
Satanic pulì una parte di quello che aveva vomitato, mentre un piccolo residuo di pizza era rimasto incollato sulla scarpa di Andrea.
“Che schifo, togli quella cosa dalla mia scarpa, altrimenti inizio a vomitare pure io” – disse Andrea.
Satanic raccolse il residuo e gettò un paio di fazzolettini fuori dal finestrino.
Dopo una breve sosta lungo la strada, la macchina ripartì lasciano sopra l’asfalto una striscia nera di copertone consumato.

La via era alberata e gli alberi formavano una galleria naturale lungo tutto il rettilineo. I brividi di terrore, come delle piccole scosse, le porcorrevano tutto il corpo. La bocca le tremava e la testa era ancora dolente.
Affacciandosi da uno dei tanti alberi lungo la strada, Arjola vide due fari che si avvicinavano a velocità spedita, così senza nemmeno pensarci un’attimo si spostò con tutto il corpo al centro della strada iniziando a sbracciare.

“Cazzo!” – disse Giuda, aveva notato che la sagoma di una ragazza faceva segnali dal centro della strada.

Il piede premeva sempre di più sull’accelleratore, sul contachilometri la velocità oscillava tra i centosessanta e i centosettanta. La sagoma si faceva sempre più vicina ma Giuda sapeva già che si trattava di Arjola.
“Cazzo faccio” pensò e poi ancora “Cazzo faccio”.
“Cazzo fai?” – disse Behemot guardando un pò la strada, un pò Giuda e un pò la ragazza chesbracciava.

Arjola notò che la macchina aumentava di velocità man mano che si avvicinava, così cercò di spostarsi e nascondersi tra gli alberi per evitare che la macchina la colpisse in pieno.

Un rumore assordante invase la quiete di quel posto. Le lamiere della macchina bruciavano dopo che essa si scontrò con un albero e Giuda, Behemot e Satanic non davano segni di vita.
Le radici dell’albero si erano sradicate e tutto intorno si era macchiato di olio misto a sangue.

Arjola rimase seduta sul bordo della strada in attesa di qualcuno o qualcosa.
Arjola rimase seduta sul bordo della strada finchè un auto giudata da una suora si fermò per prestarle soccorso.

“Troia” pensò Andrea prima di chiudere gli occhi per sempre e cadere nelle tenebre che aveva sempre amato.

domenica 9 ottobre 2011

Misantropia

Amavo stare da solo, disprezzavo la natura e con essa la stupidità della razza umana.


Lei era distesa a pancia in giù sul soffice materasso che ammortizzava i nostri corpi. Nonostante la stanza fosse completamente buia riuscivo a vedere il colore bianco della sua pelle, i capelli tinti di biondo e sentire il rumore del suo respiro. Era uno di quei momenti di intimità che amavo di più, io e lei da soli, io che la osservavo mentre dormiva. Capitava che di tanto in tanto si svegliava e con un dolce sorriso avvicinava le sue labbra alle mie e i nostri corpi diventavano un tutt’uno, fuochi d’artificio esplodevano nella mia testa. L’amore.
L’amore mi ha rovinato, ci sono cascato troppe volte e tutte le volte ho sofferto ad ogni addio. Disperato, sono andato alla ricerca della felicità convinto che da qualche parte si potesse trovare, magari tra le cosce di una donna a pagamento o all’interno di una sala Bingo ripiena di gente disperata alla ricerca della felicità garantita come denaro. Mi sbagliavo sulle donne. Mi sbagliavo sulla felicità. Mi sbagliavo su Dio.
Ho bestemmiato sotto il bagliore della luna piena, ululato dinnanzi ad un branco di lupi nella steppa kazaka, pianto difronte ad un salice piangente, urlato con gli occhi chiusi per la paura di osservare la vita, giocato su macchine mangia-soldi in attesa di un jackpot inatteso, pregato Dio e Satana di far la pace e dare un attimo di respiro a questa maledetta terra. Tutto questo non è servito a un cazzo.
Nell’ultimo periodo, preso dallo sgomento, mi muovevo a gattoni avanti e indietro mentre alcune voci all’interno della mia testa mi domandavano quale fosse il reale senso della vita, per quale cazzo di motivo siamo venuti al mondo? Per fare i benzinai? Per sfilare con abiti da sera durante galà di poca importanza? Per pregare un Dio forse misericordioso per una vita post-mortem dignitosa? Per scopare e fare figli e i figli, anch’essi benzinai o scrittori o produttori di carta igienica, per scopare e fare nipoti e così via?
La notte rimanevo sdraiato per terra ad osservare una parete bianca in attesa che gli occhi, stanchi di aver lavorato troppo, si chiudessero per accompagnarmi in un lungo sonno. Sognavo pecore sgozzate e mucche assassinate, grosse pancie di persone affamate, sognavo lei che divorava il mio cervello servito sopra un vassoio di terracotta, sognavo un Dio che si divertiva a scherzare con noi riempiendoci di disastri mentre Satana gli dava lo scacco matto, sognavo scimmie rinchiuse dentro un laboratorio in attesa di essere stuprate da dottori in camice bianco.
Tutte le volte mi svegliavo disgustato, inorridito e senza una reale risposta alla mia domanda: Per quale merdoso motivo sono venuto al mondo? Quale cazzo è il mio scopo?
Ho provato pure con le droghe, le porte della percezione, sperando che la realtà mi si potesse distorcere per sempre, ho visto gente fare la guerra per un Dio che cercava Satana dopo una sessione di yoga a pagamento, mi sono guardato allo specchio e ho visto una faccia di cazzo con gli occhi sgranati e mi son detto: Ok, fanculo tutto, da oggi in poi basta più donne, basta più natura, basta più... e sono rimasto lì, difronte lo specchio all’interno del bagno mentre i miei occhi lacrimanti riempivano il lavandino. Quel giorno ho pianto come non avevo mai fatto in vita mia. Ho pianto per una settimana, per un mese intero e mentre nel Sahara la siccità incrementava la desertificazione, a casa mia la flora si estendeva, i fiori germogliavano, le lucciole lampeggiavano e le cicale cantavano armoniose note primaverili. Poi il trip ha finito il suo effetto e tutto era insipido come sempre.
Da grande voglio fare il poliziotto diceva mio fratello. Da grande voglio fare il dottore diceva un amico d’infanzia. Da grande voglio fare il mafioso diceva un vicino di casa che è rimasto ucciso in un agguato mafioso. Da grande voglio fare lo scenziato pazzo dicevo io. Mio fratello non fà il poliziotto e il mio amico non è un dottore, il vicino di casa è morto da mafioso, io non sono uno scenziato pazzo.
Lei diceva che io ero un pò pazzo, lei diceva tanto e niente. L’altra diceva che non è la stessa cosa mangiare al ristorante insieme agli operai, meglio farlo con i dottori. Quell’altra diceva di essere fedele e di amarmi per poi scoprire che lo diceva simultaneamente ad altre quarantaquattro persone in fila per tre con il resto di due. Un’altra aspettava il matrimonio per perdere la verginità, quel giorno ho sentito Dio ridere come un matto. Dio si è sempre divertito a prendermi in giro.
Allora, per quale cazzo di motivo sono venuto al mondo? Qual’è il mio destino?
Un giorno mi disse che il nostro rapporto era fantastico, basato sulla fiducia ed il rispetto reciproco. Non avevamo mai avuto nessun problema e tutto intorno era pieno di arcobaleni e rondini.
Un giorno, al rientro dopo una delle mie tante partenze, lei mi disse che il nostro rapporto era bello, che con me stava veramente bene, mai nessun problema e tutto era basato sulla fiducia ed il rispetto reciproco, però così non poteva andare avanti, era il momento di dare un taglio a questa storia.
Chi cazzo le ha mai capite le donne? Chi cazzo ha mai capito la vita.
Il passato mi soffocava, il presente mi addolorava, il futuro mi angosciava. Ho preso un aereo e sono fuggito sotto le pendici dell’Himalaya sperando di trovare una risposta di fronte alla maestosità della montagna, non è servito ad un cazzo, mi sono solo sentito un piccolo essere stupido e senza motivazioni. Ripartendo da Kathmandu con un volo low cost sono atterrato nella caotica Bangkok sperando di fuggire ad un Dio burlone. Mi ha giocato un brutto scherzo, come al solito era imprevedibile. Lei era lì nello stesso hotel dove alloggiavo io. Lei era in compagnia di un altro ragazzo che faceva il mio stesso mestiere. Fanculo Bangkok mi sono detto. Fanculo tutto.
Le solite domande sono riapparse subito dopo colpendomi come un pugno diretto allo stomaco. Cazzo, faceva tutto male. La testa girava per via della birra consumata durante tutta la notte. Il mondo è piccolo pensai e Dio mi trova facilmente e continua ad essere cattivo con me, cattivo con tutti.
Bangkok-Cairo passando da Abu Dhabi per poi svoltare verso Rio de Janeiro e scappare a Città del Messico. Ho dormito all’interno di scatole di cartone ammuffite, camuffato da barbone. Disperato andavo alla ricerca di una vita migliore che si ostinava ad arrivare, ho cercato di trovarla nei bassifondi di tutte le metropoli del mondo, circondato da gente disperata che andava incontro ad uno Tsunami capitalista che prima li deformava nell’aspetto e poi li uccideva nell’anonimato. Cazzo, Dio non essere cattivo con tutti, abbi pietà di noi.
Domande frequenti e risposte banali fino al punto di capire che il vero motivo per il quale ero venuto al mondo era solo per domandarmi quale fosse il reale senso della vita. Capivo che Dio amava giocare con noi esseri umani così come noi amiamo ingabbiare gli uccelli in piccole gabbie all’interno delle nostre case. Capivo che il reale motivo per il quale io, un misero spermatozoo che correva la finale olimpica all’interno del canale vaginale di mia madre per poi arrivare primo al traguardo e far morire tutto il resto dei concorrenti, ero solo un piccolo divertimento di Dio.
Sono ancora qui, trentenne, precario, senza una donna, odio il mondo, odio me stesso, odio Dio e soprattutto odio la consapevolezza che non hanno gli esseri umani, odio la semplicità di come vivono e le non-difficoltà che ritengono difficili. Odio i problemi che si pongono in modo superfluo mentre attorno a loro tutto va a puttane. Odio me stesso che non fà altro che odiare gli altri, chiunque essi siano e da qualsiasi parte del mondo loro provengano. Mi odio soprattutto perchè continuo ad amare immensamente le donne e non riesco a farne a meno. Amo il loro odore, il loro calore, il loro seno, le loro gambe, la vagina, le labbra, gli occhi, la testa che mi fa girar la testa, e tutte le volte che mi innamoro, consapevole del fatto che niente è per sempre, torno a sognare e a vivere con gli arcobaleni e le rondini mentre un Dio burlone ha smesso di occuparsi momentaneamente di me per giocare con qualcun’altro al solito gioco perverso.

lunedì 25 aprile 2011

Ultimi? Pensieri di un probabile suicida

Ecco, ci sono quasi,dopo aver studiato il modo migliore per andarmene oggi è arrivato il gran giorno. Ero indeciso se farlo in maniera indolore e semplice oppure lasciando questa vita in modo poetico. Alla fine ho optato per la seconda idea.
Perchè ho deciso di morire? Forse la maggior parte di voi non potrà mai capirlo perchè è l'unica cosa che ho potuto decidere di fare personalmente, mi spiego meglio.... come sapete la morte è sempre dietro l'angolo e nessuno di noi conosce il momento in cui si presenterà per richiedere la sua parte, così ho deciso di fotterla, di prenderla in contropiede e anticipare la sua mossa in modo da uscirne vittorioso almeno una volta nella vita anche se nel modo più estremo.
Comunque non voglio soffermarmi troppo su questo argomento e andiamo al dunque.
Mancano due ore, la siringa è sul tavolo pronta per l'uso, pronta per essere iniettata direttamente nelle vene e far girare il mio cervello alla velocità di un aeroplano, far pompare il mio cuore a ritmi meccanici, cocaina pure direttamente dalla Colombia.
Dalle casse dello stereo fuoriescono come missili note stonate della chitarra di Jimi Hendrix e nella mia testa tutto ruota alla velocità di un 45 giri.
Sono pronto per la dose, laccio emostatico tirato sul bicipite, il braccio sinistro teso mentre la mano destra mantiene la siringa pronta a conficcarsi sotto i molteplici strati di pelle che la separano dalla vena grassoccia piena di sangue, il nettare piomba prepotentemente all'interno del mio corpo per arrivare in meno di cinque secondi dritto al cervello. Un abbaglio, un lampo di luce naturale mi colpisce violentemente riscaldando la mia anima(sempre se ne abbia una).
Sono rimasto immobile cinque minuti pieni sprofondando nella poltrona in camera da pranzo mentre Foxy Lady ripeteva la stessa nota spezzata dal graffio sulla faccia anteriore del disco. Ero ancora integro, sano e pronto per completare la mia opera.
La vecchia Ford Fiesta amaranto, parcheggiata sotto il condominio aspettava con ansia la sua ultima corsa verso il centro di volo di Molinella.
Trenta chilometri in 12 minuti con il cuore che batte come un martello pneumatico all'interno della mia testa. TUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTU....... TUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTU..................TUTUTUTUTU
TUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTUTU............TUTUTUTUTU
TUTUTUTUTUTU.
Dimenticavo,l'anno scorso ho preso il brevetto facendo un corso AFF. Al club oramai conosco tutti, sono uno di casa. Romeo, Marika, Pamela, Napoleone, sono tutti compagni di lancio e sono lì che mi aspettano.
Nessuno dei ragazzi si accorge che sono fatto, quindi vado al botteghino e prenoto il lancio per le 11, in pratica tra 15 minuti.Nella mia testa passa di tutto, quindici minuti, più dieci per arrivare in quota aggiunti ad altri cinque per scendere, in pratica mezz'ora e poi finisce tutto, la morte può solo farmi un pompino perchè sono io che dirigo l'orchestra e sono io a decidere quando è ora di fermarla. Poi penso alla mia ex e la maledico, penso ai miei genitori e li ringrazio, penso alla mia vita e sorrido. Mi rendo conto che sono fermo al botteghino da più di quattro minuti senza parlare con nessuno.
Corro a cambiarmi, prendo la tuta, il casco. Indosso il paracadute e come da consuetudine Marika controlla che sia tutto a posto. Le eliche del nostro aereo girano e tutto intorno a me gira, gira, gira e GIRAAAAA. Il cuore batte violentemente sulla cassa toracica, sento la testa che mi sta per scoppiare, le pupille si dilatano e la pelle mi cambia leggermente colore trasformando la mia faccia come quella di viso pallido . Cazzo, devo arrivare su quel fottuto aereo e lanciarmi, ho manomesso il sistema di apertura nel mio paracadute quindi farò un bel salto nel vuoto, la bamba aumenterà l'adrenalina prima di schiantarmi sul prato verde del campo volo e tingerlo di rosso, però, però cazzo c'è qualcosa che non v....
Mi sono risvegliato intubato all'interno di una stanza all'ospedale Sant Orsola, mi hanno raccontato che durante il trasporto mi sono cagato nelle mutande.

Questa notte ho riflettuto sulla possibilità di riprovare a suicidarmi ma alla fine ho capito che non ne vale la pena, no.... aspetterò il momento il cui sarà la morte a presentarsi per prendersi la mia vita e la sfiderò guardandola direttamente in faccia perchè così facendo lascerò questo mondo in maniera dignitosa come ho sempre desiderato.


Ho aperto una lettera anonima poggiata sul comodino accanto al letto e scritto a caratteri cubitali ho letto: TRA NON MOLTO VERRò A PRENDERTI

domenica 31 ottobre 2010

“Welcome to hell”…
Queste maledette parole sono state pronunciate al mio arrivo, non sapevo nemmeno dove cazzo mi trovavo e come ci fossi arrivato. Attorno a me tutto era cupo, quasi cavernicolo, un caldo torrido e asfissiante che tagliava il respiro.
Accanto a me un uomo, dalla pelle invecchiata e giallastra quasi cirrosica, beveva alcool puro come fosse acqua.

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Tutte le volte che provo a scrivere qualcosa di buono, un bel racconto in stile Stephen King o come cazzo si chiama, mi blocco sempre al primo ostacolo.... Poi come inizio: Welcome to Hell... ma dai!
Erase... Erase... Erase...
Cancello tutto, ricomincio da capo, ritorno sempre sulla stessa frase ripetuta innumerevoli volte e poi finisco sempre nel monotono.
Una volta ho provato a fare un patto con il demonio, ho chiesto fama in cambio dell’anima, ma lui mi ha dato buca, non si è presentato all’appuntamento, quel maledetto bastardo ne sà una più del diavolo.
Ho provato pure con uno stregone ad Haiti, abbiamo utilizzato il sangue caldo di una gallina dopo averle mozzato la testa, una fetta di limone, due carote, una cipolla e tre costolette di maiale, lo stregone ha mangiato tutto e poi si è addormantato, Satana non è nessuno in confronto a lui.
Dopo il lungo viaggio di rientro mi sono fermato a Lourdes, tra paraplegici e ciechi, artisti con poca fama e attori in fase calante, ho pregato Dio, la Madonna e tutti i santi, il tutto in un tempo record da guiness dei primati, non ho dormito per tre notti, ma nulla da fare, Dio era ad una riunione con Satana, parlavano di affari.
Sono uno scrittore, IO SONO UNO SCRITTORE.
Ho provato a lavorare, c’ho realmente provato ma, per colpa del precariato, il mio fottuto dente precariato ho dovuto smettere.
Mio padre dice sempre che sono una causa persa, la mia ragazza [in verità sono singolo(in inglese single)] pensa che io sia una causa persa, mia mamma prega Dio, Gesù e lo Spirito Santo (ma Dio, Gesù e lo Spirito Santo non sono la stessa persona?) affinchè io possa cambiare in maniera drastica, da quando ha iniziato a farlo ho perso i capelli e mi è venuta sù la pancia.
In ogni caso mi presento, io mi chiamo Luca Casabene e questo è il mio blog.

martedì 7 settembre 2010

Bologna Underground

“Porcavaccatroia”, esclamò il Gobbo puntando un dito verso uno skinhead che stava lamando un anziano barbone.
Lo chiamavano il Gobbo per via del portamento, indossava sempre i suoi luridi stracci da quattro soldi composti da una camicia quadrettata a tinte rosse e verdi e i pantaloni neri a zampa d’elefante. Camminava come una specie di zombie ricurvo, e ad ogni passo lento susseguiva una specie di sbuffo sofferente, il suo look era coerente da anni, capelli lunghi e lisci seguiti da una barba lunga e incolta .
Lo skinhead era proprio il tipico naziskin, ossia, la testa rasata a zero, jeans attillati, bomber nero e anfibi alti.
Si girò verso il Gobbo con sguardo inferocito, gli occhi scuri e la bocca spalancata, urlando cose incomprensibili come: “Azzo, glio di trota, aaaargh, ro che cacco il cu!”, dopodicchè lasciò perdere il malcapitato barbone e si diresse di corsa verso il Gobbo.
Il Gobbo aveva il vizio di uscire armato per via dei vari casi di violenza degli ultimi mesi nei confronti dei senzatetto, solo che lui non era un senzatetto, e non era nemmeno povero, era solo trasandato.
“Figlio di puttana” urlò il Gobbo allo skinhead estraendo la pistola calibro 38 dalla parte destra del bacino, “Ti conviene andar via da qui, frocio di un nazirottoinculo, altrimenti giuro che ti ammazzo”. Puntò la pistola verso lo skin e sparò un colpo all’altezza delle palle.
Il nazi si accasciò a terra, il sangue sgorgava velocemente dal jeans nella zona inguinale e oramai privo di coglioni, iniziò ad urlare con una voce simile al gemito di una femminuccia.


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Quella notte a Bologna non girava nemmeno una pattuglia di sbirraglia lungo le vie del centro, più che altro, gli sbirri erano indaffarati a controllare i documenti delle varie battone che si aggiravano lungo i viali.
OcchiDiTrota era a smerciare droga sotto il portico all’angolo tra via Zamboni e via Rizzoli, la solita roba, Hashish, Marjuana e qualche pezzo di coca tagliata con anfetamine.
Il suo cliente abituale, abitualmente intorno alle 23 passava a prendere la solita dose di cocaina.
“Ciao Schizzo, come stai?”, chiese OcchiDiTrota all’abituè.
Era conosciuto col nome di Schizzo per via del suo tag, infatti egli era uno studente modello dell’Accedemia delle Belle Arti. Era conosciuto in tutti gli ambienti artistici e culturali della città.
“Non hai la più pallida idea di cosa ho trovato per strada”, disse Schizzo tutto eccitato, “Ho trovato del materiale importante per il mio prossimo lavoro, farò del puro materialismo. Dammi due pezzi che sta notte devo lavorare parecchio a questa mia nuova idea”.
OcchiDiTrota incuriosito chiese al suo cliente cosa fosse quell’idea tanto eccitante, ma Schizzo lo mandò a cagare dicendo che al momento era un segreto.
“Dai fratello, ormai mi hai messo la pulce all’orecchio, devi dirmelo. Merda!”, disse quasi impietosito OcchiDiTrota.
“Manco per il cazzo!”
Lo chiamavano OcchiDiTrota per lo sguardo da pesce lesso, era sempre fatto e non parlava quasi mai. Le sue origini sicule miste al suo accento quasi bolognese creavano una specie di linguaggio ipnotico, quella sera era logorroico, una cosa abbastanza inusuale per un essere come OcchiDiTrota.


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Gli abitanti di via Petroni avevano sentito uno sparo e nel giro di pochi minuti iniziarono a chiamare la centrale di polizia.
I telefoni della centrale erano tutti occupati da gente che denunciava l’accaduto, e il commissario Caccamo si precipitò alla centralina per avvisare chiunque dei suoi fosse nei paraggi di andare sul luogo della sparatoria.
Il brigadiere Pasquini stava intimamente perlustrando una prostituta rumena senza il regolare permesso di soggiorno, la sua lingua affondava la vagina della battona quando, alla radio, sentì della sparatoria. Imprecò contro tutti i santi perchè nel momento più bello era costretto ad accantonare la sua azione quotidiana.
“Maledetti bastardi” disse, poi prese la radio e rispose. “Qui il brigadiere Pasquini, pattuglia di servizio notturno numero 45, mi dirigo in via Petroni a fare un controllo”. Salutò la prostituta con una palpatina alle tette e accese le sirene dell’ Alfa 33, dirigendosi a velocità massima verso le vie del centro.
Durante il percorso pensò alle solite risse tra clandestini, tossici, spacciatori e meditò di ammazzarli tutti un giorno. “Quei figli di una puttana non fanno altro che creare bordelli ovunque, prima o poi li ammazzerò tutti quanti!”.


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L’ambulanza correva a sirene spiegate, alla guida Guido muoveva l’automezzo in una specie di slalom intenso. Le macchine sentendo la sirena si spostavano alla destra della carreggiata.
“Dicono che un coglione è scomparso, l’uomo riversa sulla strada semicosciente” disse Mauro.
Guido era filoanarchico, di famiglia anarchica. La sua passione principile era quella di andare nei centri fascisti e pseudo nazisti munito di molotov.
Suo nonno era un partigiano morto durante la seconda guerra mondiale, a detta di suo padre i fascisti lo impiccarono lungo le vie di Trieste.
Mario era il collega di Guido, entrambi entrarono a far parte dell’azienda ospedaliera Sant’Orsola alla fine degli anni 90. Oramai colleghi da diversi anni, i due diventarono amici per la pelle. Anche Mario così come Guido, nutriva un disprezzo e un odio verso i fascisti.
Il padre di Mario era un assiduo frequentatore dei salotti della destra bolognese. A casa nascondeva mezzibusti di Mussolini e si atteggiava da dittatore nei confronti dei familiari, una specie di padre padrone.
“Spero che sia uno skin” disse Guido rivolgendosi a Mario.
“Cazzo, quelli non hanno le palle per affrontare una persona da soli!”
Il traffico era intenso, attorno alla città si formava una leggera cappa piena di smog.
"Mi sta proprio sul cazzo Berlusconi" disse Mario.
Capitava che di tanto in tanto parlavano più o meno delle solite cose.
"A me sta sul cazzo tutta la sua famiglia, imprenditori privi di scrupoli e adesso anche politici. La figlia soprattutto mi sta sul cazzo, ma due colpi glieli darei comunque" disse Guido.
“Sai, una volta la Mondadori mi propose una pubblicazione di un vecchio racconto, io li mandai a fare in culo perchè non ero interessato a pubblicare per dei mercenari. Vedendo come stanno le cose adesso, sono abbastanza fiero di me e della mia scelta” disse Mario.
“Basta con questa storia, era pure un racconto del cazzo. La vita di un nano che diventava padrone di una nazione e la portava allo sfascio. Oltre ad essere un racconto razzista, era pure una gran cazzata. Leggi Michail Bakunin” disse Guido.


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Il Gobbo si era dileguato da via Petroni, lasciando il corpo dello skinhead in una pozzanghera di sangue. Dopo circa 5 minuti di fuga, passando per le varie stradine che circondano il centro storico, si andò a rinchiudere in un bar di sua conoscenza, sedette al bancone e dopo aver fatto un cenno con la testa chiese il solito.
Il barista, conosciuto con il nome di JackLoSquartatroie, gli servì un Oban e un bicchiere d’acqua.
“Cazzo ti è successo Gobbo, sembri sconvolto” chiese JackLoSquatratroie.
Il Gobbo non rispose a quella domanda solo perchè dentro la sua testa pensava a ripensava a quello che aveva appena fatto, e la sua bocca aveva un sorriso maligno.
“Allora? Cazzo è successo amico?”
"Ci sei? Sembri sconvolto, Gobbo!"
Il Gobbo, infastidito da quelle domande tipo sbirro, alzò lo sguardo verso il barista e lo fissò dritto negli occhi senza dire nemmeno una parola, bevve tutto il liquido all’interno del bicchiere e ne richiese un’altro.
“Scolta, prima mi dici cosa è successo e poi ti offro un bicchiere del miglior whiskey”, rispose Jack.
Aveva quel soprannome per via del fatto che era bruttissimo, tempestato dall’acne e una calvizia a chiazze, un pancione enorme da birra e alto circa un metro e 58, non vedeva un pelo di fica da quando era nato e l’unico suo sfogo erano le prostitute che lavoravano in strada nella tarda notte. JackLoSquartatroie, nessuno sapeva il suo vero nome e tutti lo chiamavano Jack.
“Senti buco di culo” disse il Gobbo, “Io ho ordinato da bere e tu adesso vai a prendere la bottiglia e la versi dentro questo fottuto bicchiere. Di quello che fai tu nella tua monotona giornata non me ne frega un cazzo e la stesso discorso vale anche per te”.
“Okkey, okkey Gobbo, tranquillizzati un pò.... Hai sentito prima, c’è stato un rumore simile ad una pistolata.”


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Il brigadiere Pasquini passò all’angolo tra via Zamboni e via Rizzoli e notò uno spacciatore e un tossico in fase di baratto, decise di non fermarsi proseguendo la sua corsa verso il luogo della sparatoria.
“Tanto vi ho riconosciuto brutti figli di una vacca, non appena finisco con questa cagata dello sparo giuro che vi verrò a cercare ovunque voi siate” pensò.
Pasquini era noto negli ambienti nazi con lo pseudonimo di Dux, nella spalla aveva tatuato una riproduzione di Mussolini con il braccio destro teso. Disprezzava i punk, i neri, i gialli, i gay, gli arabi, gli americani, la politica attuale, i negozi dei pakistani che avevano ammazzato l’economia locale con i loro prezzi low cost, odiava Berlusconi, la musica popolare irlandese, odiava Marco Masini, insomma odiava il mondo e qualche volta odiava anche se stesso.
Il suo amico camerata, sotto la protezione di Pasquini, tutte le sere andava in giro a picchiare barboni e extracomunitari.
Tutti i fine settimana, non appena aveva la possibilità, si spostava insieme al suo amico in quel di Roma. A casa Pound ritrovava la sua vera famiglia. Aveva fatto richiesta di trasferimento nella capitale più volte ma continuamente veniva rifiutata.
Odiava Bologna, piena di nemici rossi e anarchici.
Odiava tutto.

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Il maestro unico di una delle tante scuole elementari bolognesi e anche noto musicista nell’underground cittadino, stava attraversando le strisce pedonali in via Zamboni all’angolo con Piazza Verdi quando, un’auto della polizia che correva a sirene spiegate lo investì sfiorandogli un braccio con lo specchietto destro.
“Figli di puttana!” urlò..
Tornò a camminare sotto il portico pensando alla giornata estremamente stancante appena trascorsa. A scuola la vita continuava in maniera monotona, ogni anno insegnava sempre le stesse cose e a volte anche agli stessi bimbi ripetenti
La nostalgia per la sua terra natia ormai era insistente, desiderava tornare nella sua amata Sicilia almeno per un mese in compagnia della sua amata.
Amava Bologna, la città rossa, ricca di eventi culturali e locali dove sbronzarsi con del buon vino, amava la musica e la letteratura, amava il cinema soprattutto la filmografia di Lynch.
Camminava sotto il portico con lo sguardo rivolto verso la pavimentazione, non voleva calpestare nessuna merda di cane perchè non sopportava il puzzo, una volta ogni tanto alzava la testa per vedere la gente che affollava la via, notò uno spacciatore insieme al suo amico Schizzo.
“Hey Fobico!” disse Schizzo al maestro.
Il maestro suonava in una band di pazzoidi, gli Entrofobesse, e Schizzo si divertiva a chiamarlo cosi.
“Una volante di sbirraglia mi ha quasi investito” disse il maestro.
“Quei figli di una troia, abusano del loro potere solo perchè indossano un fottuto distintivo, l’esercito dello Stato pronto ad uccidere chiunque ostacoli le leggi. E poi la chiamano democrazia!”, disse OcchiDiTrota.
“Chi cazzo è questo?” chiese il maestro.
“Of course, non fanno altro che...” disse Schizzo.
“Cazzo hai nella giacca, la tasca sta sanguinando” chiese il maestro a Schizzo.

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Adolfo era riverso per terra e stava ormai perdendo tutte le forze, il sangue continuava ad uscire dai genitali e la sua mente viaggiava verso ricordi non troppo remoti.
Sul petto aveva tatuata una svastica e sotto di essa il numero 88, una ragnatela sul gomito destro e un aquila sulla schiena, nelle nocche della mano sinistra le lettere fuck, mentre sulla destra la parola hate.
Ricordò la sua prima vittima, un marocchino che era appena arrivato in Italia, prese la catena ed iniziò ad infliggere colpi sugli stinchi. Il marocchino si gettò a terra e Adolfo con i suoi anfibi Dottor Martins gli diede un calcio sul naso.
La sua seconda vittima fu un giovane omosessuale all’uscita di un locale gay, quella sera Adolfo era in compagnia del Dux. Dopo aver seguito la vittima per circa 10 minuti, iniziarono a urlargli parole tipo “Fottuto frocio, checca di merda” e altre cose del genere, dopodicchè lo raggiunsero e mentre il Dux lo teneva sottobraccio, Adolfo con potenza inaudita si lanciò con la gamba in direzione delle palle e ogni colpo che infliggeva urlava “Frociodimmerda, anche tu hai le palle! Usale!”.
Adolfo era uno skinhead storico, conosciuto in tutti gli stadi italiani ed europei, il migliore con la cinghia. Amava andare allo stadio e tendere il braccio destro, fare rissa con i tifosi avversari colpendoli con la fibia del cinto, cantare faccietta nera e fare il verso della scimmia tutte le volte che un giocatore nero toccava il pallone.
Ripensò alla sua ultima rissa da stadio durante il derby Roma-Lazio, le telecamere lo inquadrarono mentre picchiava con la cinta dei jeans un tifoso romanista, e così la questura di Roma gli diede il DASPO per 3 anni. Fù così che Adolfo iniziò a picchiare gli extracomunitari e i barboni per strada.
La conoscenza linguistica del sottoscritto si riduceva a 150 frasi, quali: Figlio di puttana, musogiallo cirrosico, frociomerdosobucodiculo, hail hitler, dux mea lux, pakistano merdoso musulmano etc. etc..


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L’ambulanza arrivò prima della polizia, Guido e Mario si precipitarono con la barella sul nazi ferito. Alcuni abitanti della zona avevano tamponato la ferita del nazi facendo cessare l’emorragia, ma lo skin non dava segni di vita, aveva perso conoscenza.
“Qualcuno di voi sa come si chiama?” chiese Mario.
“Adolfo” rispose Guido facendo un ghigno di soddisfazione.
Lo skinhead era privo di testicoli e anche di conoscenza, Guido e Mario lo caricarono sull’ambulanza quando la volante con il brigadiere Pasquini arrivò.
Dalla vettura scese il brigadiere e si avvicinò ai due ragazzi, poi diresse lo sguardo verso il ferito e notò che si trattava del suo amico Adolfo.
“Cazzo è successo?” chiese.
“Gli hanno sparato allo scroto e ha perso entrambi i testicoli” disse Mario mentre Guido si tratteneva dal ridere.
“Figli di puttana” disse Pasquini e poi avvicinandosi al suo amico con occhi lucidi disse “Giuro che scoprirò chi è stato a ridurti così e non appena lo troverò gliela farò pagare”.
"Non hai ancora visto niente" pensò Guido.
Mario e Guido trascinarono la barella con sopra il castrato all'interno dell'ambulanza, dopodicchè salirono a bordo, accesero la sirena e si fiondarono a velocità massima in direzione del Sant'Orsola.

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In tv Piero Angela documentava gli appassionati di cultura generale su un piccolo villaggio al confine con la Thailandia e la Cambogia dove vivevano donne giraffa ed eunuchi.

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Pasquini prese la sua macchina e si diresse al College Bar, aveva una gran sete e soprattutto una insana voglia di ammazzare qualcuno.
Arrivato davanti al locale, parcheggiò la macchina sulla strada come se ne fosse il proprietario, scese di corsa e andò dentro.
Dietro il bancone c’era Silvia, una ragazza bolognese che lavorava lì da anni, quella sera era in tiro, una veste nera stretta sulle tette che le schizzavano di fuori e sulla vita, il culo era alto e sodo, una piccola pancia da bevitrice, i soliti capelli rossi tinti e gli occhi verdi, tutte le volte che sorrideva una carie nel canino destro rovinava quel bel visino.
“Cosa posso fare per lei” disse Silvia.
“Qualcosa di potente” rispose Pasquini.
“Le posso fare una pompa idraulica oppure se vuole un fuoco in bocca”
“Non è il momento per un pompino” rispose il poliziotto.
“Sono nomi di cocktail,, la pompa idraulica è fatta con alcool puro, sambuca, liquore al caffè, vodka liscia, mentre il fuoco..”
“Vada bene per la pompa, fai in fretta”.
La ragazza versò un terzo di sambuca, un terzo di liquore al caffe e un terzo di vodka liscia dentro una piccola scodella, poi prese un bicchiere da shot e mise un pò di alcool puro, lo versò dentro la scodella facendo attenzione che la pozione non si mischiasse con l’acool, poi prese un accendino e diede fuoco al bicchiere con dentro lo spirito incolore, prese un bicchiere più grosso e lo mise sopra il bicchiere da shot, la pozione colorota si mischiò con l’acool spegnendo il fuoco, sollevò il bicchiere più grande tappandolo con una mano e diede il bicchiere da shot allo sbirro, Pasquini lo bevve tutto d’un fiato, dopodicchè la ragazza gli porse il bicchiere più grande intimandolo a inalare il contenuto, Pasquini eseguì e dopo una profonda inalazione iniziò a tossire.
Lo sbirro si diresse all’uscita senza pagare il conto mentre Silvia iniziò a urlargli addosso la qualsiasi.
“Bastardo, devi pagare brutto figlio di una puttana, chi cazzo ti credi di essere, io ti spacco il culo, fottuto morto di fame, devi pagare bastardo!”
Il brigadiere prese la macchina e si avviò per mete sconosciute.

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“La morte non guarda in faccia nessuno, figliodiputtana, tutti uguali. BIANCHI, NERI, GIALLI, ROSSI, RUSSI, ALBANESI, ALGERINI, GAY, ETERO! TUTTI UGUALI” urlò Guido, “ E TU, EUNOCONHEADELCAZZO, STANOTTE MORIRAI DISSANGUATO COME UN MAIALEEEEE!” disse Guido.
Mario svoltò in direzione opposta all’ospedale, per lui si stava idealizzando un sogno... uno skin senza palle e sanguinante.

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La volante con Pasquini percorreva via Zamboni e quando raggiunse l’angolo con via Rizzoli, vide tre ragazzi che parlavano, avevano l’aria sospetta e tra di loro riconobbe uno spacciatore. Tirò il freno a mano lasciando una striscia di gomma sull’asfalto e nonappena la macchina si fermò, scese dall’auto e andò verso i tre.
“E’ un coglione” disse Schizzo, “Un coglione fresco fresco e sanguinante”.
“Cazzo ci fai con un co...” provò a dire il maestro quando Pasquini si avvicinò a loro e disse “Documenti, datemi i fottuti documenti, oggi vi inculo a tutti e tre”.
Non appena Pasquini disse quelle parole, Schizzo prese l’involucro contenente il testicolo e provò a gettarlo a terra facendo in modo che il brigadiere non se ne accorgesse.
Splash...
L’involucro, sbattendo sul pavimento, si aprì mostrando a tutti quanti l’oggetto che nascondeva.
Il coglione ancora pieno di sangue era a terra, Pasquini lo osservavò senza credere a ciò che vedeva. Furono attimi di silenzio, nessuno parlava e i minuti sembravano anni.
Alcuni passanti guardarono disgustati la scena, un ubriacone vomitò in un angolo vicino e l’aria era gelida, immobile.
Pasquini guardò dritto negli occhi di Schizzo, poi riguardò il testicolo e dopo aver fatto alcuni calcoli mentali lanciò un pugno sul setto nasale dell’artista, poi con violenza inaudita colpì ripetutamente il viso del malcapitato.
Occhiditrota e il maestro scapparono da quel posto dividendosi e Pasquini non se ne rese conto.
Il volto di Schizzo non esisteva più, era disteso a terra inanime e Pasquini continuava ad infliggere colpi sul corpo e sul volto dello sventurato.
Attorno a loro l’indifferenza dei passanti.

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Lo skin aveva ripreso conoscenza, nonostante il sangue perso.
Guido prese un bisturi dalla casseta di soccorso e recise la zona inguinale del jeans, poi avvicinò l’oggetto al pene e con un taglio netto lo recise.
“AAAAAAAAAAAAH!”, un urlo assordante uscì dalla bocca dello skin.
L’ambulanza stava attraversando un incrocio trafficato, e quando Mario si voltò per capire cosa stesse succedendo, si schiantò contro un camion pieno di verdura.
La testa di Mario si spiaccicò sul parabrezza e il vetro si frantumò in mille pezzi, alcune scheggie si conficcarono nel cranio dell’autista, altri lo colpirono nelle braccia e nelle gambe, uccidendolo sul colpo. Guido andò a sbattere nel lato destro del veicolo, il bisturi che teneva in pugno lo colpì alla gola squarciandola, alcune bombole di ossigeno caddero sul corpo mentre fiumi di sangue sgorgavano dalla vena giugulare, morì soffocato dal suo sangue.
Adolfo, legato con le cinghie sulla lettiga non venne catapultato da nessuna parte ma dopo alcuni minuti morì dissanguato.

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Il Gobbo uscì dal pub barcollando, si diresse a casa e come se nulla fosse successo andò a dormire rifugiandosi nel caldo letto accompagnato dal dolce suono della pioggia che iniziava a cadere dal cielo.

giovedì 29 luglio 2010

Gela Violenta

"Sucaaa! Figghiu i buttana!" La pistola Beretta M34 di Turi u Porcu(affiliato alla famiglia di Cosa Nostra) premeva con forza sulla fronte di Giacomino Pecora Zoppa(affiliato al clan della stidda gelese).
Bang... Bang... Bang...
Tre colpi secchi nella tempia fecero fuoriuscire schizzi di materia grigia mista a sangue dalla parte posteriore della scatola cranica.
Il corpo privo di vita di Giacomino era riverso a terra, immerso in una pozza di sangue sempre più ampia.
Turi u Porcu era un uomo impavido, privo di scrupoli. Nella sua lunga carriera da serial killer mafioso aveva più di 120 omicidi, tra di loro anche gente innocente uccisa da pallottole vaganti.
Correva l’anno 1990, in quel periodo la guerra tra le cosche rivali della cittadina gelese aveva una media di 2 morti ammazzati al giorno.
Turi u Porcu era un allevatore di bestiame, pecore, maiali, galline e cani da combattimento, amava giocare d’azzardo e sniffare eroina.
Affiliato al clan dei Madonia, Turi aveva iniziato la sua carriera criminale in giovane età.
Non aveva amici e nemmeno donne, le sue uniche prestazioni sessuali si consumavano con la più seducente pecora del gregge. Raggiungeva l’estasi tutte le volte che Concettina la pecorina belava.

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2 Ore prima.

Cuciuzzu u pazzu era appena partito, in sella ad una moto rubata, per una spedizione punitiva verso la città limitrofe di Vittoria. Insieme a lui c'era Occhi i Crastu, uno spietato killer della stidda.
Il loro obiettivo era un tale conosciuto con il nome di U Spaccinu, smerciava droga nell’area gelese e vittoriese senza il permesso della stidda.
Nonostante i vari avvisi da parte della cosca mafiosa, U Spaccinu continuava insistentemente a spacciare nel terriotorio di non appartenenza perchè protetto dal clan dei Madonia.
"Mi finiu u rumpiri i cugghiuna stu figghiu i buttana" disse Cuciuzzu.
La moto viaggiava ad una velocità non oltre il limite consentito, onde evitare una qualsiasi pattuglia di polizia stradale. Addosso, nascoste tra le tasche del giubotto, avevano entrambi delle pistole non registrate e con il numero di matricola cancellato.
Cuciuzzu u pazzu, ancora minorenne e di famiglia mafiosa, era un eroinomane accanito. Prima di commettere un qualsiasi reato si inniettava in vena robba di prima qualità. Lui era dedito allo smistameneto e al taglio degli stupefacenti.
Occhi i Crastu, aveva due orbite che schizzavano fuori dalla faccia, il viso era ricoperto da acne e sembrava quasi in fase di decomposizione, intratteneva rapporti sessuali con varie prostitute nigeriane che testava prima di mandarle in strada. Occhi i Crastu aveva la sifilide.

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Un bambino grassottello di circa 12 anni stava giocando a Pac-Man in una salagiochi nei pressi del centro storico. Vicino a lui, alcuni affiliati al clan di Cosa Nostra giocavano a carambola. Erano circa le 18.00.
"Chi perde paga" disse U Ragioniere. Lo chiamavano così perchè era l'unico del gruppo ad aver conseguito il diploma. Il padre, un umile operaio dell'indotto, aveva fatto un sacco di sacrifici per poter dare un futuro migliore ai propri figli ma, per ragioni del tutto sconosciute, U Ragioniere decise di intraprendere la strada della violenza. Film come Mery per sempre, Il Padrino, Scarface, avevano intaccato il futuro del giovane.
Insieme a lui c'erano Peppe, che di mestiere faceva il netturbino, e Antonio, abile nel manovrare coltelli e fucili. Antonio era un macellaio e un killer, così come il padre, il nonno, il bisnonno e il trisavolo.
La famiglia di Antonio era stata sterminata quasi tutta, infatti il muro affianco al suo portone di casa era tempestato di carte che annunciavano i vari lutti.
Peppe era un ragazzo silenzioso con lo sguardo da alienato, vestiva sempre con jeans rossi che arrivavano sopra le caviglie, scarpe della Lotto e camicie gialle che variavano di tonalità.
Il fratello di Peppe era latitante da più di due anni, ma nessun familiare aveva sue notizie ormai da parecchio tempo. Alcuni ipotizzavano addirittura che fosse stato ucciso e nascosto all'interno di un pilastro di cemento di una qualche casa abusiva.
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All'incrocio tra via Venezia e Via Tevere, Totò come da consuetudine vendeva frutta e verdura, aveva comprato il suolo pubblico e allestito una baracca per poter vendere i vari prodotti quali: castagne, cachi, lattughe, zucchine, melanzane, patate, limoni etc. etc.. Con lui lavoravano i due figli e la moglie.
Alle 18.00 c'era sempre il solito afflusso di gente che acquistava la merce.
Totò oltre ad essere un fruttivendolo era anche noto alle forze dell'ordine come affiliato al clan di Cosa Nostra, nel suo curriculum una lunga serie di arresti per associazione a delinquere, spaccio di droga, estorsione, riciclaggio.
Durante quei giorni Totò non riusciva più a dormire perchè negli ultimi periodi una guerra tra clan stava insanguinando le strade cittadine, quindi, per poter prendere sonno si nutriva di ansiolitici e tranquillanti ma nonostante tutto, ogni mattina, si svegliava di soprassalto.
Totò aveva una lunga cicatrice sul lato destro del viso, infatti era conosciuto da tutti col sopranome di Sfreggiato.
I figli erano entrambi di sesso maschile, il più grande avanzava ad un'età di 16 anni e già mostrava i primi segni di malavita. Frequentava ancora l'istituto di scuola media superiore Paolo Emiliano Giudice, perchè a causa delle innumerevoli risse con i compagni di classe più piccoli, veniva contiunamente espulso.
Il figlio minore invece, nonostante l'innocente giovinezza (10 anni circa), aveva acquisito tramite gli insegnamenti del padre una notevole domestichezza con le armi da sparo.
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A bordo di una vespa special rossa, Orazio e Nele coperti nel viso da un casco integrale, si dirigevano verso le vie del centro. Entrambi erano amici sin dall'infanzia avendo frequentato l'asilo delle suore nel quartiere Aldisio, erano cresciuti a suon di carrette, carte dei calciatori, palla avvelenata, u l'apuni e le belle statuine.
Sin da piccoli nutrivano interesse per le armi giocattolo e qualche volta si cimentavano a giocare a guardie e ladri.
Il padre di Orazio era un servizievole impiegato all'interno della raffineria gelese, mentre la madre, una nobile casalinga, accudiva ed educava i figlioli. Orazio aveva una sorella più grande e un fratello più piccolo.
Nele invece, aveva un padre quasi sempre assente per via del lavoro, faceva l'autotrasportatore e dopo vari anni di sacrifici riuscì a comprare un piccolo camioncino per il trasporto di frutta e verdura nel nord Italia.
La mamma di Nele lavorava in una panetteria e tutte le mattine si svegliava sempre intorno alle 4 per andare a lavoro quindi, i figli, dormivano a casa dei nonni.
La prima volta che Nele vide un morto fù a casa dei genitori paterni. Il nonno di Nele morì all'età di 98 anni. L'anziano raccontava al nipote le sue avventure durante le due guerre mondiali, la guerra in Libia e delle notti sotto i cieli stellati sugli appennini a fare da guardia contro i nemici comunisti.
Nel polso destro di Nele era tatuata la scritta "Mamma perdonami" fatta durante la sua permanenza nel riformatorio maschile di San Cataldo.
Orazio e Nele erano affiliati alla famiglia stiddara.
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Gela è una città fondata sull'industria, soprattutto sulla raffinazione del petrolio e dei suoi derivati. Prima dell'arrivo di Mattei e del team ENI, in questa cittadina il settore economico era il terziario, pesca, agricoltura e caccia, erano le basi di sostentamento dell'intera popolazione che si aggirava circa a 32.000 abitanti.
Con l'arrivo della rivoluzione industriale e quindi di Mattei, la città ebbe un veloce incremento della popolazione, che negli anni a seguire portò la popolazione ad una densità maggiore.
Nel 1965 il polo industriale fù completato e inaugurato e nel giro di pochi mesi vennero licenziati 650 operai meccanici e mille edili, molti dei quali furono costretti ad emigrare.
A causa dell'industrializzazione la città sprofondò nella violenza e nel sangue, dovuta soprattutto alla spartizione del denaro e alla speculazione da parte delle piccole cosche malavitose.
Durante il periodo di post-industrializzazione, ossia intorno agli anni 80/90, la popolazione subì una minor occupazione lavorativa e di conseguenza il tasso di disoccupazione incrementò. Questa situazione non fece altro che aumentare la percentuale di affiliati alle varie famiglie mafiose che si contendevano il territorio.
A cavallo tra gli anni 80 e 90 scoppiò una terribile faida che uccise in quattro anni un numero altissimo di mafiosi e civili.
Molti ragazzini vennero addescati nei vari oratori sparsi nella città e dopodicchè vennero formati in veri e propri campi militari costruiti dai mafiosi nelle varie campagne circostanti il territorio.
Tra questi ragazzini il più giovane era Mauro, il suo primo omicidio avvenne all'età di 12 anni.
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Giacomino Pecora Zoppa era chiuso dentro il suo appartamento sito in Via Puglia, nel quartiere Carrubbazza. Stava lucidando la sua amata pistola e cantava Si Piccirilla di Gianni Celeste "Dai piglie 'o pane
prepare 'o vino, ma non lo senti che piange il bambino, sì janghe in faccie, sì stanche muorte, dai va un pò a letto e ti chiudi la porta.
Non ci pensare, va a riposare e non mi dire che tieni da fare.
Primm'a salute, comme fa a gente, nun ia pensà a chesti faccende, sì piccirilla, sì a vita mia, nun'ia murì p'a casa mia, lascia stu straccie e va rind'a cucina, rind'o cassetto ce sta a mericina
pigliatelle.
Sì sempe tu stut'a tv, se tu me lasse nun campe cchiù, guarda 'o vaglione s'è addurmentate, forse ha capit ca tu staie malate."
Gianni Celeste spacca pensò Giacomino mentre continuava a lucidare la pistola.
Giacomino aveva trascorso gli ultimi 10 anni all'interno del carcere napoletano di Poggio Reale. All'interno del penitenziario si fece le ossa e il curriculum, diventando uno degli elementi più pericolosi e rispettati.
Una volta uscito dal carcere si affiliò alla famiglia stiddara confermandosi uno degli esponenti di maggior spicco al punto che ogni azione da parte del clan doveva essere prima accettata dal suddetto.
Pecora Zoppa era un uomo senza scrupoli e rimorsi, si eccitava tutte le volte che vedeva sangue e nei periodi di magra, quando non si sparava a nessuno, andava a caccia di animali da torturare.
Una volta diede fuoco ad un gattino appena nato e mentre il piccolo animale prendeva fuoco lui si masturbò.
Dopo un conflitto a fuoco durante i primi anni 80, Giacomino fu ferito da un proiettile sulla gamba destra all'altezza dello stinco rimanendo così menomato, da qui il nome Pecora Zoppa.
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Antonio era in vantaggio per un punteggio di 2 partite a 0 sul Ragioniere.
Peppe osservava la piccola palla di grasso che giocava a Pac-Man ed era meravigliato per la somiglianza tra il personaggio del videogame e quel bambino.
“Sta partita a vinciu iu, quannu era cchiù piccilu mi chiamavinu 8” disse il Ragioniere.
“Non vali un cazzo a carambola, anche quel bambino grassone potrebbe darti una lezione” disse Antonio.
Peppe tirò fuori dal giubotto di jeans un pacco di Malboro, prese l’accendino e ne accese una dopodicchè iniziò a sfottere il bambino.
“Palla di lardo, sai che il pupo giallo ti somiglia parecchio?”
“Vutti i merda, Pall’ i merd’, Budumera”
Continuò così per 10 minuti intensi finchè il bambino lasciò perdere il videogame e scappò via dalla salagiochi piangendo”
Peppe era una persona taciturna, ma quando apriva la bocca lo faceva solo per infastidire la gente.
“Che spacchio fai?” chiese il Ragioniere.
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Erano passate ormai le 18 e i due sicari in sella alla moto rubata erano distanti 20 km da Gela.
Il paesaggio circostante era un ammasso di plastica e capanne, campagne ricoperte da serre per la coltivazione dei pomodori, la terra arida come sempre per la mancanza di acqua piovana. Nonostante fosse inverno la terra continuava ad essere a chiazze rosse e nere, quasi bruciata.
Orazio si voltò indietro per osservare le ciminiere della raffineria oramai sempre più distanti.
“Minchia, pare Niù Iorch” disse tra se e se.
Una Fiat Ritmo gialla sorpassò i due lasciando dietro di sè una scia di fumo nero scaricato dalla marmitta.
“Figghiu i buttana, ietta sangu, bastardo” inveì Cuciuzzu u Pazzu, “Mi ntussicau stu pezzu i merda!”
“Stai calmo cumpà, riorditi chi semmu ncapu a na moto rubata e semmu cu na para i pistoli ngoddu!” disse Orazio.
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Gela, città di orgine greca fu fondata nel 689-687 a.C. Il toponimo Gela deriva dal fiume alla cui foce si erano insediati i colonizzatori.

Nel 580 a .C., coloni di Gela fondarono Agrigento. Tra il 505 a.C. e il 491 a.C., Gela divenne una delle città greche più potenti delle Sicilia, essendo stata tra VI° e V° secolo a.C. la maggiore città-stato siceliota, raggiungendo il suo apogeo con Gelone che si impadronì di Siracusa . Si impossessò di Camarina, occupò Gallipoli, Nasso e Leontini confermandosi padrona incontrastata della Sicilia greca.Insieme ad Agrigento e Siracusa, partecipò alla grande battaglia di Imera che vide la sconfitta di Amilcare e del suo esercito cartaginese forte di trecentomila uomini. A Gela il tiranno Gelone innalzò dopo la vittoria un tempio dedicato a Demètra e Kore, di cui tutt'ora rimane, una colonna in stile dorico. Gelone morì nel 478 a .C..Nel 424 a .C. Gela fu scelta per celebrare la prima convention siciliana. Congresso di pace, Tucidide tramanda il discorso tenuto dal siracusano Ermocrate in cui si invitano tutti i partecipanti a deporre le armi fra di loro per affrontare il nemico comune, gli Ateniesi. L'accordo ebbe breve vita. Sconfitti gli Ateniesi, iniziarono a minacciare l'isola i Cartaginesi, oltre alle rivolte popolari contro gli aristocratici di Gela.
Nella primavera del 405 a .C. i Cartaginesi occuparono e distrussero Gela e Camarina. Grazie a Timoleonte, Gela venne ricostruita, ritornando ad essere una città prospera. Morto Timoleonte l'esercito cartaginese avanzò sempre più contro gli alleati sicilioti, tra cui i geloti. Lo scontro fu un disastro. La sconfitta fu l'inizio della decadenza di Gela e nel 282 a .C. gli agrigentini, guidati da Finzia, distrussero la città.In epoca medievale l’edificazione della città sfruttò i maestosi ruderi di Gela, eliminando fra l'altro numerosi templi e lunghi tratti delle fortificazioni greche. Le due città, quella classica e quella moderna si sovrapposero tanto che la zona archeologica attuale coincide con l'edificato attuale. Dovunque si scavi in città si ritrovano antichi reperti.
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Turi u Porcu amava ascoltare musica classica, leggere Tolstoj, fare lunghe passeggiate nelle campagne, andare ai bordi del lago Biviere ed osservare le varei specie di uccelli che transitavano nella zona prima di avviarsi verso altre aree, in pratica amava la vita ma detestava l’essere umano, una sottospecie di misantropo. Nascondeva queste sue passioni alla gente del suo clan per paura di essere preso in giro, e tutte le volte che si trovava ad una riunione diventava rozzo e volgare.
Durante l’ultimo meeting del clan il Boss Madonia aveva ordinato l’uccisione di Giacomino Pecora zoppa, e Turi u Porcu si offrì volontario.
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Erano le 19 e Nele e Orazio erano arrivati in pieno centro, nelle vicinanze della sala giochi. L’eccitazione era alle stelle, Orazio continuava a toccare un rosario che teneva appeso al collo, mentre Nele toccava continuamente la pistola.
“Ci semmu quasi” disse Nele.
“Allora, entriamo, cerchiamo gli obiettivi e spariamo, mi raccomando deve essere na cosa lesta” disse Orazio.
“Entro prima io e taliu com’è a situazione!”
“Lassa fare a mia, tu parcheggia a vespa” disse Orazio.

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Occhi i crastu e Cuciuzzu u pazzu in sella alla moto stavano varcando l’entrata di Vittoria quando notarono la Fiat Ritmo gialla parcheggiata difronte l’area di servizio di un benzinaio.
“Mi sta firmannu cca” disse Cuciuzzu u Pazzu.
“Avà, eminì chi c’avemmu chi fari, sti minchiati lassili perdiri ppì dopu, ammu a ghiri a ngagghiari ddu fitusu”
“U mma sucari, iu mi fermu”

Di colpo la moto sterzò verso il benzinaio, Cuciuzzu si accostò vicino la macchina ma dentro non c’era nessuno. Il benzinaio aveva allestito un piccolo chioschetto con bevende e rinfreschi, un paio di biliardini da calcio balilla e una piccola televisione, Cuciuzzu si diresse lì.
Al bancone ci stava un tizio altezzoso, spocchioso, vestiva con Levis 501, montgomery marrone, un paio di anfibi Cult e i capelli a caschetto modello Nino D’Angelo.
Il tizio somigliava a U Spaccinu.
Cuciuzzu tornò alla moto e disse a Occhi i crastu di tenerla accesa pronta per un immediata fuga.
“Perchè?” chiese Occhi i crastu.
“C’è u Spaccinu” rispose.

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Giacomino Pecora Zoppa era partito da casa sua e in 5 minuti si trovò vicino la baracca di frutta e verdura allestita da Totò, in quel momento l’affluenza di persone era altissima e lungo via Tevere le auto avevano creato una coda lunga 900 metri.
Giacomino si guardò intorno per calcolare la via di fuga più efficace con la sua moto sprovvista di targa.
“Ok” pensò fra sè e sè, “Appena u mmazzu mi ni scappu ppa solita strata, virè se c’è burdellu ca ma motu mi ni pozzu scappari”.

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Turi u porcu girava per la città alla ricerca di Giacomino Pecora Zoppa, ma risultava del tutto inutile quella ricerca, era da circa mezz’ora che girovagava.
In sella alla sua Vespa Special taroccata(Marmitta a serpintina, cilindrata 125) e ripiena di stampe tipo Malossi, Honda, Asso di mazze, era diventato ansioso quasi come la sua prima scopata con una vera donna.
Dopo aver attreversato tutto il quartiere di Caposoprano e di Macchitella, si diresse verso il centro. In piazza Umberto Primo, notò i soliti anziani che sputavano per terra e si lamentavano della scomodità delle panchine, qualche “Ngagghiacani” che cercava tubisti e saldatori per lavori in trasferta.
Attreversò tutto il corso e poi scelse di scendere per Via Tevere.
Lungo la discesa notò una moto di sua conoscenza con a bordo un tizio munito di casco integrale. La moto era un Husquarna verde chiazzato bianco, simile a quella di Giacomino Pecora Zoppa, ma la cosa che più dava d’interesse al suddetto fù il casco.
Decise di pedinarlo.

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Totò si guardava intorno come preso dal panico, la folla era sempre più ampia e i figli erano indaffarati nel vendere le verdure.
Iniziò a fissare con sguardo inferocito un tizio dalla faccia scura e baffi.
Addosso teneva nascosta, sotto un maglione, una pistola di piccolo calibro che iniziava a dargli noia attorno al bacino e lui continuava insistentemente a toccarla.
Il tizio con i baffi notò il gesto di Totò e si accorse che sotto il maglione nascondeva qualcosa di strano.

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Orazio entrò in salagiochi e vide i tre affiliati al clan rivale, due stavano giocando a carambola mentre un’altro era seduto su una sedia e fumava una sigaretta.
I tre erano voltati di spalle e non si accorsero di nulla.
Nele era ancora fuori con la vespa in moto.
Silenziosamente Orazio prese la pistola e si avvicinò al tizio seduto sulla sedia e disse “Mori bastardu”.
Un colpo diretto alla testa e il corpo di Peppe cadde a terra senza dare nessun segno di vita.
Il Ragioniere e Antonio non appena si accorsero di ciò che successe si gettarono a terra per nascondersi dai colpi di arma da fuoco.
Nele sentì degli spari provenire dall’interno della sala giochi, si affrettò a parcheggiare la vespa ed entrò, vide Orazio con la pistola in mano che girava intorno la carambola alla ricerca di qualcuno, notò il corpo di Peppe riverso per terra e vide il Ragioniere alzarsi da terra e correre verso l’uscita, prese la pistola e sparò due colpi, uno sullo stinco sinistro e uno al petto. Il Ragioniere cadde sul pavimento, il proiettile aveva colpito un polmone perforandolo, respirava male e il sangue usciva a pressione come uno spruzzo d’acqua, Nele sparò un ultimo colpo sul cuore. Il Ragioniere non si rialzò mai più.
Intanto all’esterno della sala giochi incombeva il panico, le persone che sentivano sparare correvano lungo il corso in cerca di un rifugio, per molti dei cittadini gelesi era una cosa abbastanza normale, un abitudine.
Antonio era nascosto sotto la carambola, terrorizzato per com’era non riusciva a muovere nemmeno un muscolo.
Orazio si abbassò e vide che Antonio era bianco in viso e stava tremando, prese la pistola e prima di premere il grilletto disse “Va viri cu ta ficca, ominu i merda!”.
Bang.. Bang.. Bang..
Colpì tre volte il viso di Antonio, prima passando di striscio sul naso che volò via spappolandosi in mille pezzi, il secondo colpo sfiorò la bocca facendogli saltare il labbro inferiore e un pò di mandibola, l’ultimo colpo fù diretto sulla fronte.
Orazio, ormai irriconoscibile nel viso, restò a terra immerso in una pozza di sangue.

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Occhi i crastu rimase in sella alla moto nel parcheggio dell’area di rifornimento mentre Cuciuzzu u pazzu si dirigeva all’interno del chioschetto sprovvisto di casco.
“I cu è sa Fiat Ritmo dda davanti?” chiese Cuciuzzu ai presenti.
U Spaccinu giocava a calcio ballila con altri tre ragazzi, lasciò perdere la partita e si girò verso Cuciuzzu.
“Mia, pirchì?” chiese U Spaccinu.
“Picchì si un figghiu i buttana e a moriri ccà”. Cuciuzzu alzò la pistola sparando una raffica di corpi sul corpo dello spacciatore colpendolo prima su entrambe le braccia, poi sui testicoli e poi, mentre lo sfortunato spacciatore urlava e piangeva, gli ficcò la pistola in bocca e sparò un colpo.
Nel pavimento oltre allo spacciatore, finirono residui di materia grigia.
Cuciuzzu si avvicinò al cadavere e sputò al corpo privo di vità.
“Ppà Stidda” disse e prima di uscire fuori dal chiosco, con tutta la calma possibile, si guardò intorno e notò che non c’era più anima viva, poi con un bel sorriso stampato sulla bocca andò dall’amico, disse che era tutto apposto e che nessuno avrebbe più spacciato a Gela senza il loro permesso, dopodicchè salì in sella alla moto e ripartirono per Gela.

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Giacomino Pecora Zoppa si affiancò con la moto accesa accanto alla banchina predisposta per la bottega di Totò, nonappena il fruttivendolo di Cosa Nostra entrò nel mirino del killer, Giacomino, non esitò a far fuoco.
Bang... Bang...
Due proiettili attraversarono il torace di Totò che cadde sopra alcune casse di pomodori.
Alcuni iniziarono ad urlare, altri scapparono, altri ancora cercavano di capire chi fosse stato a sparare.
I figli di Totò corsero verso il padre, il più grande provò a tamponare le ferite con una mano mentre il più piccolo piangeva a dirotto.
Nel frattempo Giacomino scappò lasciando dietro di sè paura e morte.

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Ore 20.00 circa

Turi u Porcu aveva pedinato Giacomino(dopo la sparatoria) fino a sotto casa e aspettò che il killer stiddaro scendesse dalla moto per aprire il box auto e nascondere la moto.
Silenziosamente si avvicinò a Giacomino e non appena gli fù davanti puntò la pistola sulla fronte premendo con forza e gli urlò “Sucaaa! Figghiu i buttana!”
Bang... Bang... Bang...
Tre colpi secchi……

In Viaggio (di Luca Casabene)

“ Ho conosciuto parecchia gente nella mia breve vita, la maggior parte gente di passaggio
che mi ha tenuto compagnia per una sera o per una notte, persone che hanno colmato
i momenti di solitudine, persone pagate per farmi compagnia una sola ora,
donne che hanno venduto il loro tempo per offrirmi i piaceri della carne, in tutto ciò non ricordo ne i loro nomi, ne i loro volti. Gli amici, quelli veri, anche se distanti non si dimenticano mai.”









Mi trovo a bordo di un Boeing 747. Un aereo che dispone di quattro motori e può ospitare 416 passeggeri, una grossa scatola che vola a circa 36.000 ft di altitudine, ad una velocità pari a 0.85 Mach.
Direzione Mumbai, uno dei miei tanti viaggi di lavoro. Non ho ancora la più pallida idea di cosa mi aspetti.

La sera di Capodanno appena rientrato da Rio de Janiero le mie valigie furono smarrite in chissà quale aereoporto di chissà quale città del mondo. Dentro avevo messo 4 bottiglie di cachaça per festeggiare l’arrivo del nuovo anno insieme ai miei vecchi amici, in quel di Bologna.
Quella sera eravamo organizzati per benino ed io avevo deciso di non usare nessun tipo di droga. Chiaramente, essendo un debole, le mie decisioni non valgono un cazzo.
Erica, una ragazza dagli occhi azzuri, i capelli lunghi e castani, un fisico asciutto da pasticcomane e con la fissa delle zucchine, aveva preso un paio di pezzi di bianca. Saro, un ragazzo taciturno dalla pelle scura, alto circa un metro e ottanta, un paio di occhiali alla cazzo di cane e una piccola cresta, aveva portato dell’oppio e poi c’ero io senza le mie quattro fottute bottiglie di cachaça che andarono smarrite.
Il fatto che eravamo sempre fatti non influenzava le nostre vite professionali, ma incideva molto sul nostro sex appeal, faceva fico.

Lei parlava distesa sul divano con il braccio a penzoloni, il suo sguardo fissava il mio cazzo duro, parlava continuamente. Era cosi sexy con quel baby doll che le faceva schizzare le tette di fuori, due enormi tette. Presi il braccio e lo poggiai vicino al suo ventre piatto come una tavola da surf. A quel punto smise di parlare e cominciò a baciarmi. Io l’ho sempre amata.

Dopo il lungo viaggio mi toccava affrontare i residui da jet leg.
- Ho preso due pezzi,- disse Erica.
- Io ho un paio di grammi di oppio,- disse Saro mentre iniziava a riscaldare la stagnola .
- Ho perso le mie fottute valige e non ho nessuna voglia di drogarmi. – dissi io.

A quel punto iniziai a bere vino scadente, conservato in recipienti di cartone scadenti. Dopo un paio di sorsi mi precipitai verso voglie oppiacee.

- Grazie Saro questo giro ci voleva come il pane, mi sento troppo stanco.
- Di nulla Lù.
- Quante ore di volo ci sono da Rio a Bologna, - chiese Erica.

Iniziai a fissarle il naso bianco candido.

- Voglio una striscia.
- Cazzo, tu avevi detto che non volevi nulla e questi due pezzi non bastano neanche a me.
- Io voglio la mia fottuta striscia, - urlai.
- Sei sempre il solito testa di cazzo rompipalle, non cambierai mai.
- A me non frega un cazzo, ho detto voglio e quindi adesso tu devi prepararmi una cazzo di striscia bianca. Ho la scimmia da bamba.
- Oh, qui c’è ancora dell’oppio, - disse Saro.
- Io non voglio del fottuto oppio del cazzo, dopotutto oggi è capodanno, meglio qualcosa che tiri su, soprattutto dopo ventiquattro ore di viaggio.
- Tossico dimmerda, tu e la tua scimmia!
- Fammi questa cazzo di riga prima che ti butto dalla finestra, te la pago tossica!

Erica prese un vassoio di ferro che stava sopra il tavolino e iniziò a preparare i pipotti, io presi una delle cannucce nere e la tagliai con una forbice.

- Saro se vuoi Erica ne prepara una pure a te, oggi è di buon umore la ragazza.
- Certo che la voglio.
- Perchè non andate a fanculo, io con questa ci devo stare in piedi tutta la notte e poi che cazzo di cocktail di merda, oppio e coca. Non è una contraddizione?
- A me interessa solo sballarmi, di tutto un po! – disse Saro
- Vai tranquilla, più tardi esco e ti porto qualcosa di buono, ormai devo attrezzarmi pure io e poi ricordati sempre che noi siamo come una grande famiglia, Saro è il mio fratellino e tu sei la mia cagna.

Sniffammo le strisce e l’amaro scese in gola, il naso prese a bruciarmi.

- Questa coca è tagliata con della fottutissima anfetamina, - dissi.
- Non è vero, l’ho presa dal mio pusher di fiducia, lui non mi fa mai pacchi.
- Allora spiegami come mai il naso mi brucia di brutto?
- Perchè questa coca è buona, - disse Erica.
- Fanculo tu e le tue cazzate io sto smandibolando, e lo chiami pure pusher di fiducia?

Suonarono al campanello.
Mentre mi dirigevo al citofono per vedere chi fosse, tra violenti attacchi di panico e sguardi nevrotici, mi ricordai che, prima di partire per il Brasile, avevo nascosto alcuni cristalli di MD dentro un paio di scarpe stipate nel ripostiglio.

- Chi è?
- Apri .
- Chi cazzo è?
- Sono Elisa! Brutto cretino.
- Che bel modo di salutarmi bambola.
- Apri che fa freddo qui sotto.
- Oki doki.

Quando bussò alla porta il mio cuore iniziò a palpitare dall’eccitazione, non so sinceramente se tutto ciò fosse dovuto dal fatto che ero fatto oppure perchè lei è semplicemente la donna più bella che io abbia mai visto. Occhi grandissimi di un colore indefinito tra il nero e il castano chiaro, labbra grosse ma ben disegnate, alta circa un metro e settantadue, due tette da schianto, le gambe snelle e lanciate, capelli biondi.
Erano passati due mesi dall’ultima volta che l’avevo vista ma in quel momento era come se il tempo si fosse fermato.

Il volo verso Mumbai ha una durata di circa dodici ore, in questo caso è sempre meglio viaggiare di notte e ubriacarsi durante il viaggio. Oltretutto è consigliato avere una buona dose di eroina in tasca, casomai l’aereo dovesse precipitare. Il mio motto è “meglio una morte per overdose che una morte qualunque“.
L’hostess, una graziosa fichetta indiana, mi guarda disgustata. Non capisco per quale motivo prova tanto ribrezzo nei miei confronti.
Io sono un ragazzo di ventisette anni circa, due occhiaie che coprono il cinquanta per cento del viso, la faccia fottutamente priva di espressione, due occhi quasi sempre semichiusi, calvo. A forza di farmi le seghe mi è venuta l’acne.
Il mio sogno era fare l’attore porno.
Mio padre ha sempre avuto stima di me, mia mamma un po meno, soprattutto dopo quella volta che mi trovò con il cazzo in mano mentre guardavo un pornazzo, mia sorella non fa altro che lamentarsi, mio fratello non lo conosco.


Quando Elisa entrò in casa, il suo sguardo fermò i miei pensieri e restai imbambolato davanti alla porta senza dire una parola.

- Ciao Luchinho.
- ...
- Allora non parli, cosa è successo, le droghe ti hanno completamente bruciato il cervello?
- ... Che gran pezzo di donna, pensai.
- Dove sono gli altri?

Con una mano tremolante indicai la stanza. La vidi scomparire dentro una fitta nube di fumo bianco. Mi diressi verso il ripostiglio in cerca di un paio di gazzelle rosse tutte bucate.

- Porca puttana! Dove cazzo sono finite le mie scarpe, - urlai a gran voce iniziando a buttar fuori da quella minuscola stanza qualsiasi oggetto che ostacolava la mia ricerca.
- Allora non è autistico, – disse Elisa.
- Cosa?! è tornato fottuto dal Brasile, incazzato nero perchè gli hanno smarrito le valigie con quattro bottiglie di cachaça, non fa altro che ripetere sta storia, - disse Saro.
- Merda! Chi cazzo le ha prese le fottutissime scarpe? – dissi.

In tv stavano dando uno di quei programmi spazzatura di fine anno, Raffaella Carrà cantava “com’è bello far l’amore da Trieste in giù”.

- Eccole! Siiiiiii! Il mondo è miooooo, - urlai.
- Tutto questo casino per un paio di luride scarpe, ma te devi essere proprio fuori di testa, - disse Erica.
- Stai calma e guarda cosa tiro fuori dal mio paio di scarpe.
- Dei topi, forse dei vermi, roba tipo zecche?

Elisa e Saro scoppiarono a ridere.

- Allora non mi credete eh, cosa ne dite di questo,- dalla suola tirai fuori una busta di celofan trasparente, apparentamente i cristalli marroni sembravano ancora in ottimo stato.
- Chissà quanti cazzi avrà preso la Carrà , cioè, se lei canta che far l’amore da Trieste in giu è bello, vorrà pur significare che ne avrà assaggiati tanti, - disse Saro.
- Spegni quella merda di tv e butta su un disco di Aphex Twin, - dissi.
- Stai zitto Shining, la Carrà me lo fa venire duro.
- Shining a me! Ma vedi sto stro... Hey Elisa vuoi un cristallino?
- Dallo a me, dallo a me, dallo a me, - intonò Erica.
- Se lo vuoi prendilo,- misi la bustina nelle mutande.
- Perchè non prepari una righetta pure per la nostra nuova ospite, - chiesi.
- Ti odio, - disse Erica.
- Il nostro è amore e odio, in fin dei conti sei sempre la mia piccola cagnetta.
- Luchino, raccontami un po del Brasile, ormai è da piu di un anno che fai avanti e indietro, - disse Elisa.
- Cazzo di casino per una riga, - disse Saro.
- Ok, ok.. per Elisa questo ed altro, - disse Erica.
- Visto che ci sei, preparane una pure a me, - disse Saro.
- Brasile... tette e culi, corpi scolpiti, le brasiliane non amano depilarsi completamente la fica..
- Porco! Raccontami di Rio, - disse Elisa.
- Nel gennaio del millecinquecentouno un gruppo di esploratori portoghesi scoprì la baia dove sorge Rio. Inizialmente credettero che la baia fosse la foce di un fiume e di conseguenza la chiamarono Rio de Janeiro, dal portoghese fiume di gennaio.



La first class del boeing 747, offre veramente tutti i comfort necessari per stare comodi durante il volo. La poltrona si trasforma in un vero e proprio letto reclinabile a 180°. Tutte le poltrone dispongono di un televisore, infatti è possibile passare il tempo guardando uno dei 50 film che mette a disposizione la compagnia aerea. Inoltre è disponibile un menu à la carte, con accurati piatti di tipica cucina asiatica.


Il campanello suonò due o tre volte.

- Non si alza nessuno per vedere chi è?,- chiesi.

Saro era collassato sul divano, la sua testa era chissà dove in quel momento, forse dentro le mutande della Carrà. Erica ed Elisa parlavano e parlavano e parlavano.
Mi alzai per andare a vedere chi disturbava la nostra quiete da fattoni.

- Chi è, - domandai.
- Babbo natale, ho portato un sacco di regalini per voi.
- Babbo natale non esiste, - dissi.
- Invece esiste, è proprio sotto casa tua e se non ti sbrighi ad aprire prendo la porta a calci in culo fino a quando non cade a terra.
- Come fai a prendere una porta a calci in culo?.
- Dai... apri, qui sotto si gela.
- Oki doki.


Rino è un ragazzo alto e magro lo sguardo perennemente perso nel vuoto. Va in giro per le strade di Bologna con la sua immancabile chitarra.
Lui ha sempre voluto fare il musicista, crede di essere la reincarnazione di De Andrè, ma non sa di essere la versione stonata. La gente tende ad evitarlo. Quella sera si presentò a casa mia vestito da babbo natale.

- Cazzo ci fai vestito così,- dissi
- Mi sono vestito a tema per la serata.
- Oggi è la vigilia di capodanno, mica Natale.
- Cosa cambia, è pur sempre una festa.
- Ragazzi, abbiamo visite..Babbo Natale ci ha portato i regali,- urlai in direzione della stanza.
- Babbo Natale è morto, - disse Saro.
- Allora c’è venuto a trovare un coglione vestito come lui,- dissi.
- Ce l’hai con me, ce l’hai proprio con me,- disse Rino imitando Robert De Niro in Taxi Driver.

Andammo verso la stanza dove i ragazzi continuavano a farsi. Rino si soffermò a guardare le pareti di casa mia.

- Cazzo, la tua casa è uno schianto.
- Grazie,- dissi.
- No, parlo seriamente, mi piace è troppo fica, anch’io un giorno ne vorrei avere una cosi.

Casa mia era veramente bella, le pareti erano tinte di rosa e blu e verde e giallo e tanti altri colori del cazzo. La mia stanza aveva un muro arancione e tutto il resto era bianco. Un paio di chitarre distrutte erano appese nel corridoio principale.

- Dolcetto o scherzetto,- disse Rino, entrando in stanza.
- Coglione, questo è un detto usato dai bambini ad Halloween, oggi è la vigilia di Capodanno e tu sei vestito da Babbo Natale, - disse Saro.
- Cazzo dici, questa è una delle tante frasi famose di Santa Claus.
- Santa Claus il cazzo.
- Fai una puzza incredibile, - urlò Erica
- Ho trovato questo vestito nella spazzatura, ho pensato che era appropriato con la nostra festicciola di fine anno.
- Sei venuto con sei giorni di ritardo, il Natale si festeggia il venticinque Dicembre,- disse Elisa.

Rino tirò fuori venti grammi di charas, cartine a rullo, tre pacchi di sigarette, una bottiglia di chianti, due di prosecco, un pandoro, una bambola gonfiabile.


La poltrona della Business Class si reclina a 171° ed è lunga un metro e novantuno centimetri. Le offerte di Business nell’intrattenimento sono uguali alla First, un ampia scelta di film e musica. La proposta culinaria è di alto livello(cibo precotto),con quattro menù principali e la possibilità di richiedere snack e alcolici per tutta la durata del viaggio.

Io l’ho sempre amata.
Io l’ho sempre amata.
Io l’ho sempre amata.
Non è stata colpa mia.
Io l’ho sempre amata.
Giuro sulla mia inutile vita che non è stata colpa mia.


Eravamo tutti immersi in un mondo visionario, Elisa stava recitando una poesia e io ero li ad osservarla con la bocca aperta. Saro continuava a passarmi la stagnola con una pallina di oppio che scivolava sotto il calore dell’accendino. Erica faceva zapping in TV mentre fumava un cannone di fumo. Rino sorseggiava un po di vino:

Stu core analfabbeta
tu ll'he purtato a scola,
e s'è mparato a scrivere,
e s'è mparato a lleggere
sultanto na parola:
"Ammore" e niente cchiù.

Quando Elisa smise di recitare la poesia di Totò, ci fu un improvviso silenzio generale, Erica spense la TV. Era il mio turno, dovevo recitare una delle mie poesie:

Ho dormito dentro scatoloni sotto i cieli di Nuova York,
Ubriaco ho vagato sotto i grattacieli di Pechino,
Perdendomi ripetutamente,
In preda agli acidi ho attraversato il deserto,
Esperienza spirituale la chiamavo,
Per conoscere me stesso, i miei limiti.
Adesso solo come sempre,
In qualche angolo nascosto nel mondo,
Bevo la mia ultima birra,
prima di spegnermi per sempre come una sigaretta.


Tornai a fumare oppio e ad ascoltare le poesie dei miei amici. Quando arrivò il turno di Rino, lui prese la chitarra ed iniziò ad arpeggiare una canzone di De Andrè.

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.

Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

... mi cercarono l'anima a forza di botte...

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato
ci costringe a sognare in un giardino incantato.
Il mondo che ci riuniva in quel preciso istante era un pianeta pieno di droghe e felicità.
Tutti aspettavamo con ansia il turno di Saro, doveva recitare una delle sue meravigliose poesie.

Mi accorgo che
un re sono del silenzio
e se lancio parole in faccia ai muri
mi rimbalzano addosso
rendendomi magnetico
o noioso o eroe
ed il caso affida qui in casa
alla musica una reale magia
e se sto zitto a sguardo spento
produco parole metafisiche
non sempre destinate
a fondersi in materia
ed il volo non è sempre velocità
ma altezza anche se in superficie
che è poi l'unica altezza
che bisognerebbe raggiungere
e mi accorgo senz'altro
di quelle opposte estremità
disgregate e distanti
generanti merda ed oro
che sta allo spazzino dei simboli
raccogliere e fecondare
e spiegarlo con chiarezza
a quella massa orba
chiamata umanità.
Oppure (eppure!) tacere a vita
non sarebbe uno spreco
per non rischiare di sparare cazzate
interpretate come verità
per non rischiare di urlare verità
interpretate come note di un pazzo
(o giovane ed illuso muratore sociale
cazzone e figlio di papà).

Ci fu un attimo di silenzio susseguito da un applauso che non riusciva a fermarsi, Rino iniziò a fare una specie di ola.

- Erica tocca a te, - disse Elisa.
- Lei non è per nulla poetica, direi più che altro patetica, - disse Saro.
- Stai zitto coglione! – disse Erica.
- Facciamo cosi, prendo una zucchina e tu la usi a mò di microfono, microfono, non sonda.... Microfono, - le dissi.

Corsi in cucina a prendere una zucchina da dare ad Erica. Lei la mise tra le mani portandola vicino alla bocca.

- Non devi succhiare, mi raccomando, usala come microfono, - dissi.
- Ci provo.


Lunghe e verdi le zucchine,
sedano con fusto e foglioline,
in astucci fagioli e piselli,
tondi e rossi i ravanelli,
grandi e bianchi i cavolfiori,
coloriti e polposi i pomodori,
di lattuga teste ricciute,
sode patate, zucche panciute,
dorate cipolle, bianchi finocchi,
vivaci carote per sani occhi,
melanzane viola e peperoni:
per il corpo, tutti buoni!


L’ Economy Class è dotata di sedili con televisore privato con un sistema di intrattenimento che offre venti canali di film, TV e telegiornali. Per i pasti il servizio propone tre menu a scelta tra cucina internazionale ed asiatica. La distanza tra le poltrone è ampia, i sedili non sono reclinabili. Il viaggio su lunghe distanze diventa insopportabile.

- Merda, mi tocca viaggiare in Economy, quando diventerò ricco, comprerò un jet privato con delle hostess da infarto.

Seduto accanto a me, un ciccione, credo inglese, mangia patatine fritte inzuppate di salsa BBQ. Mi porge la mano a mò di benvenuto e io la rifiuto facendogli notare che le dita della sua fottutissima mano sono piene di quella fottutissima salsa rossa.


- Cazzo ci fai con la bambola gonfiabile,- chiesi a Rino.
- Sai, ultimamente vado sempre in bianco, non riesco ad inzuppare il biscotto, rovistando nella monnezza ho trovato questo schianto di bambola e l’ho fatta mia.
- Bleah, che schifo di uomo che sei, - disse Elisa.
- Vorrei vedere te, senza nessuno che ti scopa, cosa faresti?, - disse Rino
- Tu sei squallido, una bambola gonfiabile... per giunta trovata nella monnezza. Chissà quante volte è stata riempita e tu ci butti dentro il tuo coso, - disse Erica.
- È stato un affare.
- Dammi il cinque,- dissi a Rino.
- Una volta, rovistando dentro un cassonetto della spazzatura, trovai quattro scatole di siringhe da insulina nuove di zecca, peccato che non avevo dei soldi per comprare della robba. Così andai da un tossico e feci l’affare. Vendetti il tutto a 20 euro, e con quei soldi andai a comprare della Brown di ottima qualità. Dopo aver concluso l’affare mi accorsi che era sorto un problema: non avevo più soldi e siringhe. Andai in giro per la città controllando tutti i cassonetti della monnezza e dopo un paio di ore trovai delle punture usate.
- Tu sei un folle, così corri il rischio di infettarti, - disse Elisa.
- Cazzo dici, basta saper disinfettare tutto per bene.
- Secondo me se continui a scoparti la bambola, prima o poi si beccherà l’HIV, - disse Saro.

Il campanello tornò a suonare. Rino fece finta d’alzarsi per andare ad aprire ma si sedette di nuovo.


- Bastardi, - dissi mentre mi muovevo verso il citofono.
- Chi è?
- Alex, - rispose il tizio al citofono
- Io non conoscono nessun Alex, - dissi.
- Sono il vicino della porta accanto.
- Ok, dimmi che ti serve.
- Nulla, stavo pensando di passare il capodanno con voi, ho un po di cose che possono interessare.
- Mhm, fammi pensare...Ok sali.

Alex è un ragazzo di media statura, perennemente attaccato alla bottiglia, non ha mai fatto uso di droghe pesanti. La sua unica passione è l’alcool.

- Ragazzi questo è Alex, il mio vicino di casa.
- Ciao Alex,- risposero tutti in coro.
- Ciao guys, ho portato un paio di bottiglie spero possano piacervi.
- Senti un pò Alex, ma dov’è che abiti tu, - chiesi incuriosito.
- Milano.
- Scusa ma come facciamo ad essere vicini di casa se tu abiti a Milano?
- Bella domanda, non so che dire.
- Non ti preoccupare, per stasera sei dei nostri.

Elisa si alzò dal divano per andare a mettere un disco dei Black Sabbath, era completamente attillata e il suo corpo era da infarto, tette a balconcino e un gran bel culo. Mi alzai pure io per aiutarla nella ricerca del disco, casa mia era un gran bordello. Mentre rovistavamo nella mia grande collezione di dischi le sussurrai all’orecchio che era uno schianto. Appoggiai la mia mano alla sua e avvicinai le labbra alla sua bocca, iniziando a baciarla continuamente.

- Cazzo stai facendo,- mi chiese.
- Non lo vedi, ti sto baciando, amo baciarti, amo guardarti, amo la tua pelle, amo i tuoi occhi verdi o castani, insomma mi fai impazzire.

Mi prese di forza la faccia spingedola verso lo specchio che stava appeso vicino alla musicoteca.

- Ti sei mai visto?
- Si, tutte le mattine, dimmi cos’ho che non va?
- Hai la faccia da ritardato mentale, - appena lo disse prese a baciarmi con violenza.

I ragazzi stavano bevendo bicchieri di Jim Beam che Alex ci aveva offerto, mentre i Black Sabbath bombardavano i nostri timpani con Zero the hero.

- Magico pezzo, - disse Saro
- A me piace De Andrè, io sono la reincarnazione di Fabrizio,- disse Rino
- Ma se sei stonato a palla, l’unica canzone che riesci a fare con la chitarra è Jingle Bells, - disse Erica.
- Quindi Babbo Natale gli sta a pennello,- disse Alex.
- Io continuo a farmi di oppio, se qualcuno ne vuole un po,- disse Saro.
- No thanks, io di quella merda ne faccio a meno, quella è roba che ti flippa il cervello, ti fa diventare una merda, soprattutto si corre il rischio di cagarsi nelle mutande, meglio una buona dose del buon vecchio Jim .
- Questo discorso l’ho già sentito da qualche parte, - disse Erica
- Si, vero cazzo.. quel tipo di Trainspotting, come cazzo si chiamava... Begbie mi pare, - disse Saro.
- Gran bel film, assomiglia molto alla mia vita, cioè non che io mi sia mai ficcato una supposta d’oppio in mezzo alle chiappe, ma lo stile di vita dei personaggi è molto simile al mio,- disse Rino.
Io ed Elisa sembravamo due amanti che si erano sempre cercati, continuavamo a baciarci appassionatamente, le infilai la mano dentro le mutande accarezzandole il clitoride bagnato. Sussultando dall’eccitazione mi morse un labbro, il sanguè inizio a fuori uscire dalla ferita.

- Cazzo, mi hai fatto male,- le dissi.
- Scusa Luchinho, non volevo. Stai perdendo molto sangue, mi spiace.
- ................ ( spero di non...) ,- pensai.
- Devo dirti una cosa molto importante... , dissi.


Il Boeing 747, utilizza quattro motori Rolls Royce RB211-524-H2T.
Il motore a getto o motore jet è un particolare tipo di motore a reazione spesso usato come propulsore negli aeroplani. Anche detto esoreattore (perché per funzionare ha bisogno di aria, fornita appunto dall'esterno e gli inglesi, amanti della semplicità, lo chiamano air breathing engine, letteralmente motore che respira aria), si distingue dagli altri motori a reazione (i motori a razzo o endoreattori) per la caratteristica di utilizzare l'aria esterna come comburente.

Il principio di funzionamento di tutti i motori jet è essenzialmente lo stesso: essi accelerano una massa (formata da aria e prodotti della combustione) in una direzione che per la terza legge della dinamica o seconda legge di Newton produce una spinta nella direzione opposta.

L'aria viene aspirata dal motore frontalmente ed entra (eventualmente) in un compressore che la porta alla pressione voluta. Successivamente entra nella camera di combustione dove si miscela con il combustibile atomizzato e avviene dunque la combustione con incremento di temperatura e pressione. La massa dei gas combusti entra quindi generalmente in una turbina dove viene espansa (generando inoltre l'energia necessaria al funzionamento del compressore). Infine, ad una pressione maggiore di quella esterna, l'aria e i prodotti della combustione completano l'espansione negli ugelli e vengono espulsi verso l'esterno generando la spinta necessaria.


I Black Sabbath suonavano Paranoid quando ad un tratto la terra si mosse per un paio di secondi e tutti si guardarono negli occhi.

- Cazzo, sta roba mi fa venire il tremore, - disse Saro.
- Non è la roba, mi sa che c’è stato un piccolo scossone, - disse Erica.
- Oggi in TV ho visto un tipo che invocava la fine del mondo, non vorrei che stia per accadere veramente,- disse Alex.
- Ho ancora 25 anni e giuro che prima di schiattare mi devo fare la Carrà.
- Io invece prima di schiattare mi devo fare di brutto,- disse Rino
- L’unica cosa che ti puoi fare, sono le pippe mentali, non hai nemmeno i soldi per la carta da culo,- disse Erica.
- Li sto risparmiando per comprare della roba che mi butti KO, voglio lasciare questo mondo con un bel sorriso stampato sulla faccia.
- Mettiamo il caso che il mondo stesse per finire, voi cosa fareste? -, chiese Alex.
- Beh...come ho detto prima, io mi farei di brutto, - rispose Rino.
- Diaciamo che sono sicuro al 100% che non finisce oggi, perchè la Carrà non è tra noi, - disse Saro.
- Diciamo che è un segreto, quindi non posso dirvelo. - rispose Erica.
- Diciamo che il tuo segreto non è poi tanto segreto, potrei essere il primo a penetrarti!, - disse Saro
- Tu che faresti invece?, - chiese Rino.
- Io cercherei vendetta, vorrei far piangiare qualche sbirro, farlo diventare vittima dello Stato che lui ha tanto difeso - disse Alex.
- Scusa se faccio questa domanda, posso sapere perchè cerchi vendetta?, – chiese Erica.
- Vi hanno mai ammazzato qualcuno? A me si...tempo fa. A Genova si riunivano gli otto grandi per trovare un accordo sull’economia, sull’inquinamento, sulla povertà. Uno dei tanti incontri che organizzano per farci credere che il mondo grazie a loro migliorerà. Io e Carlo eravamo presenti alla manifestazione, una grande manifestazione che chiedeva la cancellazione del debito nei paesi poveri. Ad un certo punto uno di quei maledetti estrae la pistola e spara un colpo dritto alla testa del mio amico. Morto sul colpo. Quel fottutissimo sbirro non è mai stato condannato. Legittima difesa.
- Figli di troia,- disse Rino.
- Ragazzi, brindiamo alla fine del mondo, - disse Alex.
- Alla fine del mondo, - risposero tutti in coro.


Elisa prese a guardarmi, il mio viso iniziò a diventare pallido, non sapevo come dirglielo.

- Cosa devi dirmi?
- ......................(non volevo, scusami),- pensai.
- Allora, sto aspettando che mi dici qualcosa.
- ....................
- Porca miseria, con te tutto diventa un mistero.
- Ok......... Io......... Io, aspetto un bambino.
- Tu cosa? Aspetti un bambino?
- Cioè, non che io sia gravido......Vuoi un cristallo?
- Adesso devi spiegarmi cosa cazzo sta succedendo.
- Dai un cristallino, poi ci facciamo un bel beverone e tutto passa.
- Vaffanculo pirla.
- Ok, ti racconto com’è andata. Stavo seduto a bere della capirinha a Copacabana quando una tipa si avvicina al mio tavolo poggiandomi una mano sul cazzo, lei voleva solo fare un paio di scopate, niente più e a me andava più che bene, era parecchio tempo che non inzuppavo il biscotto. Andammo in hotel e scopammo per tutta la notte. Continuai a frequentarla per un paio di mesi, tutte le volte che tornavo in Brasile le portavo un regalo dall’Italia. Le promisi che sarebbe venuta con me un giorno. Una sera facemmo l’amore senza preservativo perchè quella troia mi disse che aveva preso l’anticoncezionale, ma invece era tutta una cazzata. Alcuni giorni prima che io rientrassi in Italia, mi disse che aveva fatto il test e che risultò positivo. Non l’ho più vista e adesso non so cosa cazzo fare.

Mentre raccontavo tutto questo, il mio viso diventava sempre piu pallido, i suoi occhi erano cosparsi di lacrime e io mi sentivo una merda.

Io l’ho sempre amata.
L’ho sempre amata.
Giuro che non volevo.

La mia musicoteca è situata all’entrata della stanza dove i ragazzi stavano fumando un po di canne. Rino si alzò per prendere un disco, s’era rotto d’ascoltare i Sabbath.

- Hey ragazzi, ma dove cazzo eravate finiti? Avete sentito il terremoto? Cosa è successo qui? Elisa, perchè stai piangendo e tu perchè sei cosi pallido?
- Smettila di fare tutte ste domande, cazzo vuoi, abbiamo avuto paura, - disse Elisa.
- Pensavo che vi foste sentiti male, sai.. ci bombardiamo il cervello di caramelle..
- Grazie Rino, comunque non ti preoccupare non è successo nulla, solo un po di paura, - dissi.
- Ok guys, sono venuto perchè ho voglia di cambiare disco, i Sabbath mi hanno rotto il cazzo.
- Fai pure, tanto lo sai che casa mia è come se fosse la tua.
- Che bella collezione che ti ritrovi,- disse Rino mentre sfogliava la raccolta di dischi.
- Prendo questo, Rino Gaetano, ci sta a pennello, e poi si chiama come me, siamo due grandi artisti.
- Tu non sei un grande artista, sei solo un tossico del cazzo che strimpella qualche nota con la chitarra scordata, - dissi.
- Per giunta con una voce di merda, - disse Elisa.
- Peace and love guys, io diventerò leggenda, ho già dei contatti importanti.
- Rino, togliti dal cazzo e vai a mettere su il disco, - dissi.

Quando bussarono alla porta, Rino Gaetano faceva uscire dalle casse Mio fratello è figlio unico. Andai a vedere chi era, Antonio e mio fratello Uccio si presentarono più straffati che mai con due belle gnocche russe raccattate lungo i viali.

- Buon anno, - disse Antonio.
- Wuè fratellone, - disse Uccio.
- Io non vi conosco e sopratutto non conosco queste due troie che sono in vostra compagnia, - mentre lo dissi pensavo ancora ad Elisa e alle sue lacrime.
- Apoteosi, tu sei strafattissimo, bianco cadaverico, stai messo peggio di quel punkabbestia che bazzica da queste parti, non ricordo mai come si chiama, - disse Antonio.
- Si chiama Rino, lo trovate li dentro.

Uccio, Antonio e le due zoccolone russe raggiunsero gli altri, mentre io restai un minuto in silenzio difronte la porta di casa. Elisa era andata in bagno per rimettersi un po su con il trucco. Il muro che divideva me e lei lasciava trapelare gemiti di pianto. Mi sentivo una merda.

Io l’ho sempre amata.
Non doveva accadare tutto questo.
Io l’ho sempre amata.
Sempre.

Il Boeing 747 dispone di una toilette piccolissima, un rivelatore di fumo è posizionato sopra lo specchio del lavabo. Il cesso è fornito di carta poggia-culo e saponette inodore. Il grassone inglese tornato reduce da una visita in un posto a lui molto scomodo, mi riporge la mano.

- Nice to meet you man, my name is John.
- Nice to meet you John, my name is Napoleone Bonaparte, now I wish to sleep like a sheep, please don’t break my balls.
- Fuck in hell man.
- Shut up.

Nella stanza dove ormai tutti erano stracotti si presentarono i due decerebrati mentali in compagnia delle troie. Uccio è un ragazzo di 21 anni con la faccia tutta butterellata dall’ acne, Antonio invece un ragazzo molto basso e quotidianamente fumato di cervello. Le due puttane russe erano svestite, minigonne che mostravano due cosce perfette, una maglietta attillatissima , non indossavano nessun reggiseno, e due grossi capezzoli rosa.

- Che spettacolo di donne,- disse Rino mentre dalla bocca gli usciva un po di bava.
- Grazie molte, noi sapere di essere fighe,- rispose una delle due.
- Noi sempre le migliori raccattiamo,- rispose Uccio tutto eccitato.
- Posso toccarvi i capezzoli,- chiese Rino.
- Venti euro e ti faccio un bel regalino tesoro.
- Quasi quasi un colpettino alla tipa bionda che glielo darei,- disse Saro.
- Wuè wuè, stop, queste sono le nostre pollastrelle, andate a farvi un paio di seghe da un altra parte,- disse Antonio.
- Come cazzo faccio a frequentarvi, siete la feccia dell’intero universo, quello si scopa una bambola gonfiabile trovata dentro un secchio della spazzatura, gli altri vanno tutti a mignotte, mi fate veramente schifo,- disse Erica.
- Hey bella, se vuoi possiamo leccarci insieme,- disse la bionda.
- Almeno noi inzuppiamo, te sei sempre li a ficcarti cetrioli nella fica, - disse Uccio.

Avvicinandomi alla porta del bagno, bussai per sapere come andava, Elisa mi rispose dicendo che era tutto apposto e che tra qualche minuto sarebbe uscita. Tornai in stanza cercando di non far notare agli altri il mio stato d’animo.Tutto quanto si sarebbe risolto nel migliore dei modi.

- Dio esiste,- urlò Saro in direzione delle russe, con la sua voce da fattone.
- Cazzo dici, Dio è morto, lo cantano pure i Nomadi, - disse Rino.
- Allora se Dio è morto, noi cazzo ci facciamo qui?
- Ci facciamo,- rispose Rino.
- Oh guys, io ho preso un po di pezzi dal pappone ma sinceramente ho voglia di spararmeli mentre mi faccio una delle due, - disse Uccio.
- Hai proprio ragione Rino. Noi ci facciamo sempre qualsiasi cosa capiti per le mani.... Erica ti ricordi il nostro primo acido?, - disse Saro.
- Certamente, come posso dimenticarlo, avevamo circa 15 anni, che mega sballo quella sera.
- Ho visto il vento, cioè una specie di spirale, cioè il vento, non so come spiegarvelo - disse Saro.
- Scusa ma non capisco cosa cazzo stai cercando di dire, - disse Rino.
- Mi ricordo pure io, - disse Alex.
- Come fai a ricordare una cosa del genere se noi neanche sapevamo della tua esistenza, - chiese Erica.
- Bella domanda, non so che dire.
- Raga, stasera apoteosi, io ed Uccio saliamo un secondo a casa, dobbiamo fare un paio di cose, ci si vede tra mezz’oretta, - disse Antonio.
- Io non capisco una cosa anche perchè non so bene se sia come dico io, ma se Gesù è morto per espiare i nostri peccati passati, presenti e futuri, e Dio dicono che è misericordioso e perdona tutti, chi cazzo c’è all’inferno, solo il Diavolo? - disse Saro.
- Un cosa che non capisco io sono i musulmani, - dissi.
- Certo, parlano in arabo, come cazzo fai a capirli, - disse Saro.
- Loro credono che facendosi esplodere in aria, morendo come martiri, una volta raggiunto il regno dei morti riceveranno come premio quaranta vergini, e se una volta morti i piaceri della carne non esistono perchè vivono nel regno delle anime, come cazzo faranno ad inzuppare il biscotto?, - domandai perplesso.
- Vero, e soprattutto dopo che hanno inzuppato il biscotto, le vergini non più vergini dove le mandano?, - chiese Saro.
- Da un chirurgo plastico che gli ricostruisce la verginità, - dissi.
- L’imene, sarà un Imam esperto di imene....l’imenimam, - disse Saro.
- Che dire allora della teoria geocentrica? La chiesa cattolica approfittò di questa teoria che metteva la terra al centro dell’universo e di conseguenza rendeva naturale considerare l’uomo come apice a fine della creazione. Giordano Bruno fu condannato, dalla chiesa, al rogo solo per aver sostenuto che le stelle fossero simili al sole, che lo spazio fosse infinito e che la vita potesse esistere anche al di fuori del sistema solare, - disse Erica.
- La toeria copernicana trovò conferma grazie al genio di Keplero e Galilei, - dissi.
- Galileo Galilei fù costretto a ripudiare pubblicamente le proprie idee, fu condannato al carcere a vita ed a recitare preghiere quotidiane, - disse Erica.
- Di conseguenza la chiesa dovette rivedere tutto e affermare che la terra non era al centro dell’universo, - dissi.
- Perciò la chiesa dimostra tutt’oggi che è fondata su falsità, e la scienza tramite vari studi riesce a far decadere ogni stupida idea teologica, - disse Erica.
- Come cazzo è possibile che ancora oggi esistano persone che credono a tutte queste cazzate? Sti cazzo di papi e preti non fanno altro che modificare l’ideologia cristiana in base alle scoperte scientifiche, - disse Rino.


Antonio, Uccio e le due ragazze russe, si trasferirono nell’appartamento di sopra. Rino, Alex, Erica, Saro stavano bevendo del vino. Elisa era ancora chiusa in bagno. Io stavo dimmerda e non sapevo cosa fare, avevo bisogno di un idea.

Cazzo, in India mi stanno mandando, che posto dimmerda, poi su st’aereo del cazzo con questo panzone attaccato al culo. L’unica che si salva dentro questa specie di scatolone volante è l’indiana, due colpetti renderebbero il volo più interessante.

Elisa uscì dal bagno con un gran sorriso che la rendeva ancora più bella di quel che era, le andai vicino per abbracciarla e farle capire che era la mia principessa.

- Cosa ne pensi se andassimo a fare un giretto fuori, potremmo fare un salto da Lerch per un aperitivo, magari uno spritz, - le dissi.
- Va bene, metto qualcosa addosso e andiamo.
- Perfetto. Sai una cosa...Io ti voglio troppo bene, e mi sei mancata tantissimo in tutto questo periodo. Se tu fossi stata con me in Brasile....
- Godiamoci questi momenti, brevi ma spero intensi.
- Cosa ne pensi se ci facciamo una striscetta prima d’uscire, fuori fa un freddo boia!
- Okkey.

Avvisammo i ragazzi che andavamo a fare un giro fuori e che se entro un ora non fossimo tornati, dovevano chiamare la sbirraglia. Nessuno fece caso a ciò che dicevamo.

- Raga, noi andiamo a fare un giro, se entro un ora non siamo di rientro chiamate la sbirraglia.
- Cazzo, il terremoto a capodanno non era mai successo prima, secondo me quel tizio in TV aveva pienamente ragione, questo è l’inizio della fine, - disse Rino.
- Allora noi andiamo, - disse Elisa.
- A questo punto, se apocalisse deve essere, vorrei vedere demoni, angeli, fulmini e saette, - disse Saro.
- Non fate casino altrimenti vi sbatto tutti fuori casa, - dissi.

Andammo nell’appartamento di Antonio per prendere un po di bamba, i ragazzi ci stavano dando sotto con le due pollastrelle. Quando bussai alla porta venne ad aprirci Uccio, aveva il viso completamente rosso e gli occhi lucidissimi.

- Wuè fratellino mollami un paio di strisce, io ed Elisa abbiamo voglia di farci una riga.
- Ok ragazzi entrate che vi do tutto.
- Grazie Uccio, - disse Elisa.

Quando entrammo dentro casa la stanza di Antonio aveva la porta leggermente aperta. Io, Elisa e Uccio notammo che la tizia indossava un cazzo di plastica e lo stava sodomizzando.

- Oh, cazzo fa quella, - chiesi
- Si sta inchiappettando Antonio, non lo vedi, - disse Elisa.
- Porca puttana, io non sapevo che Antonio fosse ricchione, - disse Uccio.
- Raga cerchiamo di non raccontare niente a nessuno, questa storia deve morire qua, - disse Elisa con voce molto seria.

Non ebbe nemmeno il tempo di finire il discorso,quando io mi gettai direttamente dentro la stanza.

- Antonio, ti stai divertendo vero?, - gli urlai.
- Merda, merda,- urlò.
- Tranquillo, ti puoi fidare di me, non lo dirò a nessuno,- dissi sogghignando.
- Merda, merda, - urlò.

Quando uscii dalla stanza, Elisa mi guardò incazzatissima.

- Sei un coglione, - mi disse sottovoce.
- Tranquilla bambola, con me è dentro una botte di ferro, non dirò nemmeno una parola.
- Conoscendoti....
- Te lo prometto, - dissi.

Entrammo in cucina per preparare quattro linee bianche. Uccio stava tagliando la bamba quando la sua russa entrò. Era ancora nuda, aveva la pelle bianchissima e il culo sodo. Elisa si soffermò a guardarla.

- Bella la tua amichetta, come si chiama,- chiese Elisa.
- Olga,- disse lei mentre allungava la mano.
- Piacere, io sono Elisa e lui è Luchinho.
- Anche lei ti infilza col cazzo di gomma?, - chiesi a Uccio.
- A me piace la fica, mica sono come Antonio, tutto chiacchiere e culo rotto.

Sniffamo le nostre righe e salutammo Uccio ed Olga. Bussai alla stanza di Antonio e dissi che non doveva preoccuparsi.

- Ricchiò, vai tranky, con me sei dentro una botte di ferro, dalla mia bocca non uscirà niente, te lo prometto.
- Vai a fare in culo.
- Te lo giuro, anzi se vuoi ti faccio un regalino per farmi perdonare, ti porto un viados brasiliano, almeno ti ficchi un cazzo vero su per il culo.

Fuori faceva freddo, via Oberdan era addobbata di luci natalizie e stelle cadenti. Alcuni alberi di Natale erano riversi per terra, il terremoto aveva lasciato un segno del suo passaggio un po in tutta la città. La strada era invasa di gente in festa.
Io ed Elisa camminavamo sotto i portici mano nella mano. I punkabestia bevevano tavernello e scroccavano un po di soldi ai passanti.

Il bar di Lerch si trova all’inizio della strada, solitamente è frequentato da extra comunitari, spacciatori e fattoni.
Il locale aveva un bancone ben assortito con diverse varietà di dolci andati a male, un paio di bottiglie d’amaro si trovavano sulle mensole piene di polvere. Accanto al bancone, delle macchinette tipo slot machine emanavano musichette che attiravano l’attenzione dei soliti giocatori accaniti.

- Adesso capisco perchè lo chiamate Lerch,- disse Elisa.
- Ti ricorda il tizio della famiglia Adams?
- Sono uguali.

Un tossico si avvicinò a noi zoppicando, era vestito di stracci e puzzava di cadavere.

- Come stai, è da parecchio tempo che non ti vedo in giro, - disse.
- Sono stato in Brasile, ormai è da un anno che faccio avanti e indietro.
- Sempre in viaggio tu.
- Disgrazie della vita.
- Ti trovi qualche spicciolo, sono in piena crisi.

Tirai fuori il portafoglio di pelle dalla tasca posteriore del jeans, presi venti euro e glieli diedi. Allungò la mano, mi accorsi che era gonfia e piena di cicatrici.

- Cazzo hai fatto alla mano?, - chiesi.
- Il cane mi ha morso, non ho nemmeno i soldi per comprare dei farmaci.
- Ma non è meglio se ti buchi nella pianta del piede?, - disse Elisa.
- Credimi è stato il cane, ho smesso di farmi da un anno.

Prese i soldi è andò dal pusher che stava giocando con le macchinette, barattò i venti euro con una bustina di eroina. Una volta effettuato lo scambio si chiuse nel cesso del bar.

Lerch corse ad abbracciare me ed Elisa.

- Carissimo, ben tornato a casa, cosa vi posso offrire?
- Uno spritz, - disse Elisa.
- A me il solito.

Andò a preparare un amaro del capo ed uno spritz. Il punkabestia uscì dal cesso con gli occhi a spillo e una scarpa slacciata.

- Allora, raccontami un po cosa hai fatto in Brasile, - mi chiese Lerch.

Elisa mi lanciò uno sguardo triste.

- Nulla, ho lavorato tutto il tempo. Ho dovuto curare i miei affari. L’unico svago che mi sono regalato è stata una visita al Corcovado e un giro in elicottero.
- Beato te che giri tutto il mondo, - mi disse.
- Voglio fare un brindisi alla donna più bella del mondo, - lo dissi mentre guardavo Elisa neglio occhi.
- Grazie caro, - disse Elisa.
- Mi riferivo a mia mamma, - dissi scherzando.
- Stronzo.
- Questo spritz fa proprio schifo, - mi disse Elisa ad un orecchio.
- Cerca di essere più cortese visto che ci sta offrendo da bere, questa è una cosa insolita, lui è troppo attaccato ai soldi, - dissi.

Finimmo di bere e salutammo Lerch, quando ci avvicinammo all’uscita mi chiamò.

- Hey Luca dove cazzo te ne vai, devi pagare.
- Ma vattene a fanculo, - dissi.

Quando uscimmo dal bar mi fermai a parlare con Mohamed, uno spacciatore del posto. Barattai un paio di pezzi di bamba con un centinaio di euro.
Lungo la via cani randagi vagavano in cerca di cibo, qualche tossico vagava in cerca di robba, gente comune vagava in cerca di qualcosa o forse di se stessi.

- Sai... era da tantissimo tempo che un uomo non mi teneva per mano, è meraviglioso sentire il tuo calore.
- Grazie bambolina, io invece ho preso per le mani tantissime donne nell’ultimo periodo, ma le tue sono le più belle che abbia mai toccato.


Il primo volo commerciale del Boeing 747 avvenne nel 1970, grazie alla sua forma e alle sue dimensioni e soprattutto alla capicità di carico, questo aereo è diventato un vero e proprio simbolo dell’ingegneria meccanica.

Una volta che tutti i passeggeri salirono a bordo dell’aereo, le hostess iniziarono tutti i preparativi per il decollo.

“Ladies and gentlemen welcome on board.

Now flight attendants show you the procedures in case of emergency.

Please securely fasten your seat belt while the seat belt sing is turned on and whenever seated.

Return your seat, table, footrest, leg-rest to the original position for takeoff and landing.

Please note that smoking is not permitted on this flight.

Cellular phones and other electronic devices that emit radio waves must be switched off during the flight.
In the event of rapid decompression oxygen masks will automatically appear above all seats. Pull the masks towards you place it over your nose and mouth and breathe normally. You can adjust the strap.

Emergency exits are located at the front rear and in the middle of the main cabin and in the upper cabin. The emergency path to the exits will be illuminated indicating your evacuation route.

Your life vest is under or beside your seat. Slip the life vest over your head with the flap at the back. Pull down both red tabs firmly to inflate. If the vest does not fully inflate, blow into the tubes.

For further information please refer to the safety instructions card in the seat in front of you. Thank for you attention enjoy your flight.”

La bambolina indiana è la più carina dell’equipaggio. Una vera bomba sexy dalla pelle color cacca. Mi arrapa molto.


- Come mai non sei rimasto a Rio per capodanno, potevi andare in spiaggia a festeggiare in compagna di bellissime ragazze - disse Elisa.
- Perchè certe volte anche se ti trovi nel posto più bello al mondo ti mancano sempre le cose più care come la famiglia e gli amici.
- Chi è il tuo migliore amico?
- Non ce l’ho, credo solamente che i miei amici sono i migliori.

Arrivati sotto casa mi ricordai che avevo lasciato le chiavi sopra il bancone del bar.

- Porca miseria dobbiamo tornare da Lerch, ho dimenticato le chiavi al bancone.
- Okkey Luchinho.

Dopo aver riattraversato la strada arrivamo davanti al bar, entrai e chiesi a Lerch se avesse trovato un mazzo di chiavi.

- Pezzo di merda, tu devi pagare da bere.
- Senti Simon a me non va di far polemiche, hai trovato un mazzo di chiavi?
- Devi darmi otto euro.
- Senti testa di minchia, tu mi hai offerto da bere e quindi io non pago, ora dimmi dove cazzo hai messo le mie fottutissime chiavi prima che giro e ti spacco quella di faccia di merda che ti ritrovi.
- Devi pagare.
- Allora non hai capito, io ti rompo il culo.
- Dai Luchinho lascia perdere, pagagli quei drink e torniamo a casa, - disse Elisa.
- Io a questa merda di persona non gliela do vinta.

In quel preciso momento Alex stava entrando per comprare un po di birre da portare a casa.

- Oh cazzo succede qui?, - chiese Alex.
- Nulla, sto pirla s’è preso le mie chiavi e non vuole più rendermele.
- Pezzo di merda, - disse Alex mentre saltava dall’altra parte del bancone.

Quando Alex saltò diede un calcio ad un marocchino che stava bevendo una birra vicino al bancone, il tizio lanciò la bottiglia a terra rompendola in mille pezzi.

- Cazzo fai amico, ti spacco il culo, - disse il marocchino.
- Ascolta... è meglio che ti fai i cazzi tuoi, altrimenti dopo aver finito con lui, ti farò saltare tutti i denti dalla bocca, - disse Alex.
- Tu non parli cosi con me,- mentre il marocchino disse queste parole, Alex mollò un pugno in faccia a Lerch spaccandogli il setto nasale.

Nel frattempo accorse tutto il resto della combriccola, tra pusher e violentatori si poteva riempire un intero piano del reparto di psichiatria del Sant’Orsola. Elisa era una maschera di cera dalla bocca aperta, aveva tremendamente paura, ma io non potevo lasciare il mio amico in quella situazione.

- Fermetavi tutti, qui sta scoppiando un casino e c’è il rischio che vengono gli sbirri, sapete cosa vuol dire, - urlai.
- A noi degli sbirri non ce ne frega un cazzo,- disse un tizio con la faccia sfreggiata.
- Senti scarface, o la pianti qui oppure giuro che ti rispedisco in Africa a calci nel culo.

Mohamed si avvicinò allo sfreggiato per cercare di non far precipitare la situazione, non gradiva l’arrivo della sbirraglia nel locale. Il volto di Lerch era una maschera di sangue, mise le mani in tasca e prese le chiavi che gettò a terrà, mi precipitai a prenderle. Il tizio che stava vicino al bancone saltò verso i due, estrasse un coltello dalla tasca del giubotto e iniziò a minacciare Alex.

- Ti ammazzo, - gli disse.
- Vieni avanti pezzo di merda che ce n’è pure per te, - gli urlò Alex, dopodicchè gli sputò in faccia.

Mohammed riuscì a bloccare il suo amico evitando così il degenerare della situazione.
Lerch prese il telefono e chiamò la polizia. Gli spacciatori scapparono via dal bar, durante la fuga spaccarono una vetrina del locale. Alex prese una birra dal frigo e iniziò a bere in attesa della sbirraglia.

- Cazzo fai, andiamo a casa, se resti qui corri il rischio di passare la notte dentro, - dissi.
- Me ne sbatto il cazzo degli sbirri, voi andate, io non ho ancora finito con questo stronzo, - lo disse guardando Lerch con occhi serissimi.
- Dai andiamo Luchinho, io non voglio restare qui, ho paura, - disse Elisa.
- Andate ragazzi e divertitevi pure per me.

Guardavo la faccia piena di sangue di Lerch, il suo volto era terrificato, presi dieci euro dal portafoglio e glieli tirai addosso.

- Questi sono per te, pezzo di merda, il resto tienilo pure.
- Con te non finisce qua, - rispose.
- Stai zitto altrimenti ti faccio ingoiare tutti i denti ad uno ad uno, - gli disse Alex.

Quando io ed Elisa uscimmo dal bar, un rumore di vetri rotti ci fece voltare indietro. Alex aveva preso Lerch per la testa, sbattendolo nella vetrinetta che esponeva i dolci.
Un paio di secondi dopo sentimmo le sirene della polizia.


La strumentazione dei moderni 747 è ormai completamente aggiornata, e davanti al pilota, al posto dei vecchi strumenti, ci sono i display del computer di bordo che mostrano la situazione di volo e lo stato dei sistemi. Per sicurezza in caso di guasto del sistema computerizzato, al centro della cabina ci sono anche i consueti strumenti analogici che il software riproduce nella modalità "strumentazione classica". In ogni caso le informazioni visualizzate in un sistema o nell'altro sono sempre le stesse: altitudine, velocità, pitch, bank e così via.
La procedura tipica per il decollo con il Boeing 747 è la seguente:
1. Portarsi all'estremità della pista e allineare perfettamente l'aereo con la striscia centrale.
2. Inserire i freni.
3. Abbassare i flap a venti gradi.
4. Portare il motore al massimo e quando la lancetta raggiunge il settanta per cento rilasciare i freni.
5. Fare attenzione alla velocità: appena raggiunge i duecentocinquanta km/h tirare il mouse il più possibile. La prora dovrebbe alzarsi di qualche grado. Non eccedere i dieci gradi; a quindici gradi la coda striscia sulla pista!
6. Appena l'aereo si è staccato dal suolo (il variometro segna positivo) in sequenza occorre:
a. ridurre il pitch in modo da mantenere un rateo di salita di circa duemila ft/min
b. ritrarre il carrello
c. ridurre la potenza in modo che la velocità sia circa quattrocentociquanta km/h
d. togliere i flap regolando la potenza e il pitch di conseguenza
7. Una volta stabilizzato il rateo di salita su duemila ft/min circa, inserire l'auto-pilota nel modo "hold climb rate" e regolare la potenza per mantenere quattrocentocinquanta km/h. Assicurarsi di avere ritratto il carrello e i flap!
8. Raggiunta quota diecimila ft è possibile aumentare gradualmente la velocità a 0.50-0.60 Mach dando più potenza, sempre mantenendo un rateo di salita di duemila ft/min.
9. Raggiunta quota sedicimila ft ridurre progressivamente il rateo di salita a circa 1'200 ft/min, lasciando crescere la velocità verso i 0.7 Mach. Proseguire con questo rateo e velocità fino alla quota di crociera, tipicamente compresa tra ventiquattromila e trentacinquemila ft.
10. All'approssimarsi della quota di crociera, ridurre il rateo di salita acinquecento ft/min.
11. Raggiunta la quota di ventimila ft regolare la velocità su 0.80 Mach, che a questa quota corrisponde a una TAS di novecneto km/h. Per quote più elevate è possibile mantenere una velocità maggiore con minore consumo di carburante. Quarantunomila ft è la quota massima di manovra, ma per arrivarci dovremo stare attenti a mantenere un rateo di salita molto piccolo perché l'aereo diventa molto instabile per via dell'aria rarefatta.

Arrivammo vicino casa, Elisa era ancora molto turbata e parecchio silenziosa. Presi le chiavi ed aprii il portone. Nel sottoscala l’abbracciai e presi a baciarla tra urla e musica che sembravano provenire da casa mia.

- Sono sempre un casinista, mi dispiace soprattutto per Alex, questa notte festeggierà in gabbia.
- Non è mica colpa tua, anzi hai cercato di calmare un po la situazione.
- Certo che oggi sta succedendo l’impossibilie, un bel modo per festeggiare, per fortuna che ci sei tu.
- Lo stesso vale per me.

Quando aprii la porta di casa un topo si dileguò uscendo dalla stessa porta. Mi misi ad urlare.

- Oh cazzo fai... è solo un topo, mica ti mangia, - disse Elisa
- Ma se era grosso come un gatto, e poi io ho la fobia dei topi, non vorrei beccarmi la febbre da morso di ratto.
- Questa mi è nuova, spiegami un po in cosa consiste questa febbre.
- È una cazzo di febbre trasmessa dai ratti, di solito causata dai batteri dei fottutissimi topi. Questa cazzo di malattia può essere trasmessa per vie alimen...
- Bla bla bla.. sei proprio un paranoico.

Dalla stanza uscivano suoni di chitarra, Rino stava suonando Like a rolling stones di Bob Dylan.
Sentivo la voce di Fabio che andava dietro le note della chitarra.

Once upon a time you dressed so fine
You threw the bums a dime in your prime, didn't you?
People'd call, say, "Beware doll, you're bound to fall"
You thought they were all kiddin' you
You used to laugh about
Everybody that was hangin' out
Now you don't talk so loud
Now you don't seem so proud
About having to be scrounging for your next meal.
How does it feel
How does it feel
To be without a home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?
You've gone to the finest school all right, Miss Lonely
But you know you only used to get juiced in it
And nobody has ever taught you how to live on the street
And now you find out you're gonna have to get used to it
You said you'd never compromise
With the mystery tramp, but now you realize
He's not selling any alibis
As you stare into the vacuum of his eyes
And ask him do you want to make a deal?
How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?
You never turned around to see the frowns on the jugglers and the clowns
When they all come down and did tricks for you
You never understood that it ain't no good
You shouldn't let other people get your kicks for you
You used to ride on the chrome horse with your diplomat
Who carried on his shoulder a Siamese cat
Ain't it hard when you discover that
He really wasn't where it's at
After he took from you everything he could steal.
How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?
Princess on the steeple and all the pretty people
They're drinkin', thinkin' that they got it made
Exchanging all kinds of precious gifts and things
But you'd better lift your diamond ring, you'd better pawn it babe
You used to be so amused
At Napoleon in rags and the language that he used
Go to him now, he calls you, you can't refuse
When you got nothing, you got nothing to lose
You're invisible now, you got no secrets to conceal.
How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?

Entrando in stanza notai che Fabio era girato di spalle, mi avvicinai a lui e gli dissi qualcosa.

- Ma sai che sei più stonato della chitarra di Rino, - dissi.
- Luchino! Come stai fratellone, è da un sacco di tempo che non vedo la tua faccia di merda, - disse Fabio.

Fabio è un ragazzo dalla pelle scura, basso e con un grosso pancione da ubriacone, somiglia molto ad un pakistano che soffre di diarrea verbale. Quando inizia a parlare lo può fare per intere notti senza interruzione variando da discorsi insensati ad altri discorsi senza logica, lui è fidanzato con Teresa, ragazza dai capelli rossi e dall’accento calabrese. A forza di stare con lui ha smesso di parlare.

- Teresa! Come stai, immagino bene?, - dissi.
- Sta bene, - rispose Fabio.
- Ma lasciala parlare, - disse Elisa.
- Sai, l’hanno presa per fare la maestra per bambini audiolesi!, - disse Fabio.
- Oh, quindi ti trovi a tuo agio?, - domandai a Teresa.
- Certamente, in più porta a casa uno stipendio decente e io posso dedicare il tempo libero a scaricare film porno, - disse Fabio.
- Non mi lasci mai parl.. , - disse Teresa.
- Ho visto un astronave aliena tempo fa, proprio sopra casa mia, - disse Fabio.
- Chissà cosa avevi mangiato!, - dissi.
- Ha sparato una luce azzura che poi è diventata rossa in direzione di Giove, secondo me era un segnale per gli alieni, - disse Fabio.
- Si, magari stann...., - provai a dire.
- Credo che abbiano lanciato un messaggio, dando il via libera ad altri extraterrestri per venire a conquistare il pianeta terra.
- Questo è proprio fuori di testa, - disse Elisa.
- In più dopo un po è saltata in aria. Sai.... oggi ho fatto un dipinto, simboleggiava una donna nuda che partoriva un cavallo, - disse Fabio.
- Rinoooo, metti un disco qualsiasi e alza il volume al massimo, - urlai.
- Agli ordini capo!
- Poi ho fatto un fioretto per far morire di fame tutti i politici, se questo fioretto dovesse avverarsi dovrò smettere di parlare per un po.
- Furbo il ragazzo, ti dovremo sopportare ancora per molto allora, quelli non moriranno mai di fame, - disse Erica.
- Io sto finendo l’oppio, - disse Saro.
- L'oppio è uno stupefacente ottenuto incidendo le capsule...., - disse Fabio.


I Pantera non riuscirono a salvarci da Fabio, lo stereo emetteva rumori a ritmo di Walk.


- ....che poi viene lasciato rapprendere all'aria in una resina scura che viene impastata in pani di colore bruno, che emanano un odore dolciastro e hanno un sapore amaro, quindi penso che l’oppio è una droga stupefacente. – urlò Fabio.
- Sei una emorroide!, - urlò Saro.
- Sapevi che esiste un tipo di droga che manda in coma vegetativo per un paio di giorni e dopo ritorni in vita lobotomizzato, - mi urlò Fabio ad un orecchio.
- Certo che lo so, - gli urlai in faccia sputacchiando.
- Non lo sopporto più, - disse Teresa.
- Sai che hai una bellissima voce, non me ne ero mai accorto, - disse Rino a Teresa.
- Una gallerista mi ha chiamato per fare un esportazione dei miei lavori, - urlò Fabio.
- Si dice esposizione, - urlò Saro.
- Esportazione, esposizione, cazzo vuoi che cambi, è solo una parola come le altre, - urlò Fabio.


Guardai l’orologio appeso al muro, segnava le 14 ormai da due anni.

- Cazzo tra un pò in TV danno il discorso di fine anno del presidente delle repubblica non posso perderlo, - urlai a Fabio.
- Il presidente della repubblica delle banane, - disse Fabio.
- Spegni lo stereo, devo ascoltare il discorso di fine anno, voglio sentire l’ultima cazzata prima di chiudere in bellezza quest’anno schifoso per l’Italia, - urlai in direzione di Rino.

Quando Rino tolse la musica i Pantera smisero di martellare i nostri timpani con This love, io mi avviai verso il vassaio per preparare un po di strisce in occasione del discorso presidenziale.


“Questa vigilia del nuovo anno è dominata, nell’animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si è riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo chiedono l’Italia, l’Unione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo è il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo. Parto da qui per rivolgere il mio tradizionale messaggio di auguri a voi tutti, italiani di ogni generazione e di ogni condizione sociale, residenti nel nostro paese e all’estero – ai servitori dello Stato, ai civili ed ai religiosi operanti per il bene della comunità, alle forze dell’ordine e alle Forze Armate, e con speciale calore e riconoscenza ai nostri militari impegnati in missioni difficili e rischiose per garantire la pace e sradicare il terrorismo nelle regioni più critiche.”

- Quante cazzate dice, la colpa di tutta questa violenza sono le nostre bombe, in verità siamo noi a tormentare il Medio Oriente. Come cazzo possono chiamarle missioni di pace? Come pretendono di portare la pace da quelle parti, con i kalashnikov? - dissi
- Chi cazzo è il Pontefice, uno che costruisce ponti? – disse Fabio.
- Si, il ponte di pasqua, quello dell’immacolata ..., – disse Saro.
- Ora tutto si collega... Sulla strada della pace avranno costruito un ponte!, - disse Rino.
- Avete mai visto militari medio orientali nel nostro pease camminare con carri armati e fucili? Alla fine dei conti anche noi possiamo essere considerati dei terroristi, dipende tutto dai punti di vista, - disse Elisa.

“Nel rivolgervi questo augurio, non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare all’anno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte. Nel corso del 2008 è scoppiata negli Stati Uniti d’America una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo l’intera economia mondiale. Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità : ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa. Vorrei in sostanza parlare questa sera con voi il linguaggio della verità, che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza. Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l’Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo.”


- Visto che siamo in piena crisi vi propongo di dimiuirvi lo stipendio!, - urlò Saro.
- Soprattutto dovrebbero aiutare tutti i bisognosi con dei sussidi adeguati, - disse Elisa.
- Approvo! Anche io ho bisogno di un sussidio, così non avrò problemi a trovare soldi per farmi!, - urlò Rino.

Teresa provò a buttare fuori qualche parola, ma Fabio la zittì sul nascere.

- Stai zitta, il Presidente non ha ancora finito di parlare, - disse Fabio.
- Ma io...
- Allora non hai capito! Devi stare zitta.

“Facciamo della crisi un’occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all’assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell’amministrazione della giustizia. C’è ragione di essere seriamente preoccupati per l’occupazione, per le condizioni di chi lavora e di chi cerca lavoro, e per le famiglie più bisognose. E c’è da esserne preoccupati in special modo guardando al Mezzogiorno, che non ha fatto i passi avanti necessari e rischia di essere più di altre parti del paese colpito dalla crisi, se non vi si dedica l’impegno che ho di recente sollecitato con forza. L’occupazione in Italia è, da diversi anni, cresciuta. Ma ora è a rischio. Mi sento perciò vicino ai lavoratori che temono per la sorte delle loro aziende e che potranno tutt’al più contare sulla Cassa Integrazione, così come ai giovani precari che vedono con allarme avvicinarsi la scadenza dei loro contratti, temendo di restare privi di ogni tutela. Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equità e solidarietà.”

- Parole, parole, parole, - disse Erica.
- Alla fine è solo un modo come un altro di prenderci per il culo, - disse Elisa.
- Il sistema...questo coso che tutti chiamano sistema, serve solo ad ingabbiarci, non fanno altro che mettere leggi su leggi, aumentare il numero di sbirraglia, per far stare calmi quelli come noi, - dissi.
- Lo Stato non è altro che la nostra prigione, - disse Saro.
- Viviamo in una società di merda sviluppatasi su radici capitaliste. L'apocalisse economica porterà alla distruzione dell'essere umano in quanto essere materialista. Solo chi ha le palle sopravviverà, - disse Teresa.
- Che cazzo di senso ha tutto questo, cioè, sappiamo tutti che un giorno dovremmo morire, che senso ha schiavizzarci, per cosa poi? Per avere una Ferrari parcheggiata nel garage, una villa con centocinque stanze che non saranno mai riempite? Cazzo ci fanno con tutte queste cose, se le trascineranno nella tomba come facevano i faraoni? Noi non siamo altro che merce messa sopra una mensola di un grande centro commerciale con scadenza prevista a sessantacinque anni, i politici sono i padroni di questo market, gli imprenditori i clienti, - dissi.
- La terra è un dono che ci ha offerto la natura, appartiene a tutti allo stesso modo, a cosa servono i confini se non a creare tensioni!, - disse Elisa.
- Siamo tutti uguali, non esiste nessun essere vivente che caga merda al profumo di Channel n°5, - disse Fabio.
- Qualcuno sa spiegarmi come mai il sud lo chiamano Mezzogiorno?, - disse Erica.
- Credo che lo chiamino così perchè il tasso di disoccupazione è alto e quindi i terroni non avendo nulla da fare si svegliano tutte le mattine a mezzogiorno, - disse Rino.
- Basta, mi ha rotto il cazzo, è meglio cambiare canale, almeno la Carrà me lo fa venire duro, questo qui invece mi fa venire l’angoscia, - disse Saro.
- Hip hip hurrà per la Carrà, - disse Fabio.



Avevo quasi preso sonno quando sto lardoso di passegero ha buttato fuori una scoreggia puzzolente.

- Fuck off, you faggot!

Il tizio inizia a raccontarmi che suona in una blues band e non guadagna una sega, ma questa è la sua merdosa passione.

- I play in a blues band, I’m really poor but i love my life, music is my passion.
- I know, you are a cunt! My passion is the pussy.
- I remember one time, maybe a lot of years ago I was in the hospital with my wife, when suddenly two blokes walked in. I realized straight away that one of them was shocked, his face was completely red and he would keep shouting "I'm on fire.... please put it off.... please.... i need some water". I couldn't hold myself from asking his friend what the hell was going on, as I started getting worried as well. And it was then, that I realized that they weren't just friends but lovers. As he started to explain what happened earlier... he said... he was exploring his boyfriend arse with a battery torch, when at some point it slipped right inside while it was still turned on. I could see a kind of red light coming out his trousers during their walk to room.
- Then?
- Don’t call me faggot!
- Okkey asshole!


“Interrompiamo la diretta per darvi delle notizie importanti. Bologna, notte di terremoti e omicidi. Intorno alle 18 un terremoto di magnitudo 3,8 della scala Richter ha scosso Bologna e provincia. L’epicentro è stato localizzato a Casalecchio di Reno, nessun danno nelle città, soltanto un po di paura per gli abitanti.
Un ragazzo di 27 anni uccide carabiniere in pieno centro, il fatto è avvenuto a Bologna alle 19.20. Al momento non abbiamo maggiori informazioni sull’accaduto, vi aggiorneremo con la prossima edizione del TG.”

- Ti sei mai fatto di crack?, - disse Fabio a qualcuno.
- E io che da piccolo sognavo di diventare uno sbirro, - disse Rino.
- Invece sei diventato un criminale che va rubando monnezza, - disse Erica.
- Ti sei mai fatto di ketamina?, - disse Fabio a qualcuno.
- Vi ho mai raccontato la storia della mitica cagata sotto il portone di Prodi?, - disse Rino.
- No e credo che non ci interessi, - disse Erica.
- Allora....
- Ti sei mai fatto di MD? , - disse Fabio rivolgendosi a qualcuno.
- Era notte fonda e mi trovavo in piazza Santo Stefano, stavo suonando con la mia chitarra quando ad un tratto mi viene un attacco di diarrea, lo stomaco inizia a farmi male, un dolore simile ad un cazzotto in pancia....
- Non ci interessa, - disse Elisa.
- Ti sei mai fatto d...
- Si, mi sono fatto di tutto, basta che adesso la smetti di rompere le palle!, - dissi.
- Ti sei mai fatto di LSD?, - disse Fabio.
- Mi alzai di scatto alla ricerca di un posto dove potermi nascondere e fare una gran cagata. Andando alla ricerca di un nascondiglio mi accorsi che non avevo fazzolettini per rimuovere la merda dal culo, cosi cominciai a tirare via dai muri tutti gli annunci degli affitta camere.
- Ti sei mai fatto di eroina?, - disse Fabio.

Per fortuna qualcuno bussò alla porta salvandomi da quel degenero. Uccio, Antonio e le due battone russe si aggiunsero al gruppetto di capodanno.

- Hai sentito il TG? Chissà cosa è successo, - disse Uccio.
- Hai ancora della bamba, ho finito quasi tutto durante il discorso del vecchiaccio, - dissi.
- Me n’è rimasta pochissima, forse Antonio può aiutarti.
- Allora Antonio, mi aiuti?
- Solo se mantieni la parola, non devi raccontare niente a nessuno, - mi disse.
- Te lo ripeto, con me sei dentro una botte di ferro.

Antonio tirò fuori da una bustina trasparente una pietra bianca dal peso di circa 1 grammo, allungai la mano e la presi.

- Grazie Antonio, - dissi.
- Di nulla.
- Ops, dimenticavo una cosa... vorrei darti un consiglio.
- Si, dimmi pure, - disse Antonio.
- Conosci il viagra? Si utilizza per via orale e serve a far diventare il cazzo duro.
- Quindi?
- Se provi a ficcartelo nel culo a mò di supposta, potrebbe farti venire il buco del culo duro!
- Sei un pezzo di merda, mi stai rovinando le feste!
- Ano nuovo, vita nuova, - dissi.



Anche se mi trovo su questo cazzo di aereo, il ricordo mi perseguita. Posso anche evadere da qualsiasi città, ma non riuscirò mai a fuggire alle mie paranoie. Tutta colpa di quella sera.

Io l’ho sempre amata.
Io l’ho sempre amata.
Io l’ho sempre amata.
Io l’ho sempre amata.


Prima o poi dovevo dirglielo, in ogni caso l’avrebbe saputo lo stesso. Giuro che non è stata colpa mia. Io non volevo. Alla fine cosa mi è rimasto e soprattutto cosa mi aspettavo che restasse....Nulla! Adesso posso solo alzare la testa per sputare in cielo, almeno sono sicuro che mi ritorna in faccia. Non pensavo che finisse così.
Cosa credevo.. che la vita fosse tutta rose e fiori...No, la mia è fatta di merda che entra nelle vene fino a schizzare dentro il mio piccolo cervello. Tutto questo solo per la ricerca del flash, dell’istante, del momento. Alla fine questo dove mi ha portato? In fin dei conti me lo sono meritato. Io essere o non essere. Io che ho sempre urlato Io con il mio Io Voi col Vostro Dio. Infondo il mio Io non è diverso dal vostro Dio.
Il tempo s’è preso gioco di me, portandosi via quelle poche certezze che una volta mi facevano sentire indistruttibile.

Lei parlava distesa sul divano con il braccio a penzoloni, il suo sguardo fissava il mio cazzo duro, parlava continuamente. Era cosi sexy con quel baby doll che gli faceva schizzare le tette di fuori, due enormi tette. Presi il braccio e lo poggiai vicino al suo ventre piatto come una tavola da surf. A quel punto smise di parlare e cominciò a baciarmi.
Io l’ho sempre amata.


I ragazzi raggiunsero il gruppetto di tossici e perversi.

- Aspettiamo ancora qualcun’altro per mangiare? – chiese Erica.
- Alex dov’è finito, era andato a comprare da bere ma non è più tornato, - disse Rino.
- Devono ancora venire Leo e consorte, - dissi.
- Effettivamente è uscito un ora fa, non è più tornato, - disse Erica.
- Poi dobbiamo aspettare Ris che torna da lavoro, - dissi.
- Vi ricordate cosa disse Alex quando brindammo alla fine del mondo, - disse Erica.
- Purtroppo no, ho la memoria fottuta, credo che tra un paio di anni mi diagnosticheranno il morbo di Alzehimer, - disse Saro.
- Il morbo di Alzehimer ti fa venire il tremore, - disse Fabio.
- Quello è il Parkinson, - disse Saro.
- Poi aspettiamo anche gli spagnoli, - dissi.
- Alex ha detto di voler ammazzare uno sbirro!, - disse Erica.

Cercando lo sguardo di Elisa, andai in cucina, sperando che mi seguisse. Volevo starmene un po lontano da tutti in quel momento, la testa iniziava ad andare in tilt, avevo le pupille completamente dilatate e la mandibola tirata. Lei capì e venne con me.

- Penso che sia stato Alex a fare quel casino, - le dissi.
- Anche io ho pensato la stessa cosa.
- Baby, noi due abbiamo il giusto feeling.
- Se fosse cosi, ho paura che finiremo dentro qualche casino, - disse Elisa.
- Non ti preoccupare, mi prendo io tutte le responsabilità, a te non ti toccheranno. Striscettina?
- Striscettina!, - disse Elisa.

Iniziai a stendere la bamba su un piatto riscaldato.

- Poi i precendenti penali non mi aiutano mica, – dissi.
- Perchè cosa hai combinato?
- Minaccie e oltraggio a pubblico ufficiale, tentata rissa, disturbo alla quiete pubblica, atti osceni in luogo pubblico....

Preparai due striscie belle grosse, dentro avevo messo circa mezzo grammo di coca. Porsi la cannuccia a Elisa.

- ....incendio doloso.
- Lo dicevo che tu sei un pazzo scatenato! Toglimi una curiosità, come fai ad andare in giro per il mondo se hai commesso tutte queste infrazioni?
- Ho uno zio che lavora in tribunale e mi aiuta ogni tanto.
- Cosa fa, cioè di cosa si occupa?

Elisa sniffò la sua striscia e mi rese la cannuccia.

- Cazzo che botta, sta coca è proprio buona...Quindi cos’è un magistrato?, - chiese Elisa.
- No, fa l’usciere, - dissi.

Guardai Elisa negli occhi e mi avvicinai alla sua bocca, quando Fabio improvvisamente entrò in cucina.

- Cazzo fate voi due sporcaccioni?
- Stavamo controllando lo stato delle nostre tonsille, ma abbiamo dovuto smettere perchè un coglione è entrato a disturbarci, - dissi.
- Nell’altra stanza i ragazzi si rifiutano di parlarmi, cosi sono andato alla ricerca di qualcuno che gradisse la mia compagnia.
- Cercati un amico immaginario, magari lui non rifiuterà mai di parlare con te, - disse Elisa.
- Si..... ce l’avevo, solo che dopo un po si è suicidato.


L’atterraggio è la manovra che consente al velivolo di passare dalla quota di volo al suolo. Se la manovra è eseguita correttamente il velivolo deve toccare terra con velocità verticale nulla ed arrestarsi nel minimo spazio. In pratica difficilmente è realizzabile questa condotta di volo, in ogni caso la velocità verticale deve essere la minima possibile, per non sovraccaricare eccessivamente il carrello. Le norme stabiliscono che deve intendersi per distanza di atterraggio la distanza necessaria ad arrestare il velivolo, partendo dalla sommità di un ostacolo alto 15 metri posto all’inizio della pista. La presenza di tale ostacolo può essere reale o fittizia, nel senso che se non esiste alcun ostacolo bisogna comunque considerarne uno dell’altezza fissata.


Non so cosa cazzo ci facesse un disco di Gianni Celeste in mezzo alla mia musicoteca, in ogni caso Rino lo prese e alzò il volume dello stereo al massimo. Maledetta droga aveva invaso tutta via degli Albari.


“Stanco morto senza fare niente mi n tornu a casa...
c'è mia madre preoccupata che mi dice dai riposa..
poi mi trovo rint'o lietto steso con un ago appeso..
chista dose chi mi passa pi vena effett mi fa...
Maledetta droga si a rovina mia, hai distrutto bene chista vita mia...
ero innamorato di una donna che non mi cerca è tutta colpa tua!!
chisti 18 anni ki mi r'aggia a fa se non vannu nenti senza
lilibelibelibelibelibertàtàtàtàtàlibelibelibertàtàtà...

Il disco iniziò a saltare e io corsi a spegnere quel merdoso lamento.

- Non capisco come possa esistere un etichetta che produca questa merda, - disse Antonio.
- Per giunta il tizio è di Catania e canta in napoletano, - disse Erica.
- Gianni è un grande, canta con sentimento, lui è il massimo esponente della musica neomelodica, pura arte tamarra, - dissi.
- Il charas, il mio charas....dove cazzo ho messo il charas! – urlò Rino.
- Il charas, il suo charas.....dove cazzo ha messo il suo charas! – urlò Fabio.
- È sul tavolo il tuo cazzo di charas, - disse Uccio.
- Si è sul tavolo il suo cazzo di charas, - ripetè Fabio.
- Cazzo Erica, sai che hai un bel culo a mandolino.... per caso suona?, - chiese Saro.
- Grazie per il complimento, ma il mio culo non suona.
- È arrivato il momento di fare un altro cannone, - disse Rino.
- Lo sapevo che è rotto!, - disse Saro.


La sintomatologia che accompagna la paura di volare è piuttosto ampia e risente di una forte componente individuale.
Il primo segnale tipico è costituito generalmente dalle palpitazioni con accelerazione del battito cardiaco o aritmia, seguito in sequenza temporale, più o meno valida in tutti i casi, dal nodo alla gola, dalla sudorazione fredda, dal rigidimento muscolare, dai pensieri e dalle sensazioni di terrore (questi sono i sintomi tipici simili ad un attacco di panico che, secondo la fonti mediche attuali, colpiscono, generalmente, chi manifesta la paura di volare), in alcuni casi il malato può soffrire anche di vomito e di diarrea.
- ...........(Cazzo di mal di pancia, mi sa che questa è pura cacarella), I’m sorry, asshole! I have to go to the toilette.
- You bastard, why you call me asshole?
- Because you are dull.
L’ hostess Indiana vedendo il mio volto pallido, mi chiede come va.
- Sir, everything ok?
- I need some help, please can you come with me inside the toilette?
- You disgusting!
- Fuck off, I want show you my big banana!
- You motherfucker!

Mancavano ancora tre ore alla mezza notte, il nuovo anno era alle porte. Dentro quella stanza non facevamo altro che rollare cannoni su cannoni, ascoltare musica, recitare poesie inventate sul momento e guardare il culo di Erica.

Ris entrò in casa con l’avvocato Mauro (detto Pedo per la sua innata passione verso le minorenni) e Camilla, una ragazzina dallo sguardo timido.
Ris è il mio coinquilino, un reduce della Londra frenetica, cocainomane di prima categoria, la faccia piena di lentigini, la testa sfrontata e la mania per i giochi online, non fa altro che sniffare coca e giocare con l’Xbox. A forza di stare davanti le console ha dimenticato il sapore di fica. Mauro è un laureando in giurisprudenza, capello rossiccio, l’accento fortemente siciliano, la testa dura e una vera ossessione per le minorenni prosperose .
- Che bel bocconcino, chi cazzo è la tua amica?, - chiese Saro a Mauro.
- Perchè c’è una bambola gonfiabile sul mio letto?, - chiese Ris.
- Te l’ha portata babbo natale come ragalo di capodanno, stai attento perche è usata, - disse Erica.
- Si chiama Camilla, ha diciasette anni, - disse Mauro.
- Usata? Babbo natale? Cazzo di st...
Sul letto di Ris, oltre alla bambola gonfiabile, era poggiato un vassoio di finto argento con una striscia di coca.
- Oh... guarda un po cosa ho visto!,- esclamò Ris.
- Cosa cosa che cosa?, - disse Fabio.
Ris prese una cannuccia e sniffò la striscia con avidità, dopodicchè accese la console e piazzò un gioco di guerra appena comprato.
La tv era sprovvista di antenna e cavo per visualizzare i canali, veniva utilizzata solamente per alienarlo dal mondo reale ed immergerlo in un mondo fatto di violenza, omicidi, guerre e macchine iper veloci. Accanto alla televisione, una specie di mobiletto di cartone usato per la raccolta di videogame.
- Bastardo, - disse Ris.
- Con chi cazzo ce l’hai?, - disse Rino.
- Vai a fare in culo, - disse Ris.
Ci fu un attimo di silenzio quasi imbarazzante, Ris era preso dal suo nuovo gioco e noi eravamo tutti li ad osservarlo.
- Bastardo, - disse Ris.
- Vaffanculo, - disse Rino.
- Nooooo! Siiiiii! Minchia fortuna, - disse Ris.
- Come cazzo fai a stare davanti un videogame anche per la vigilia di capodanno?, - disse Saro.
- Ho comprato Bionic Commando, un capolavoro! Poi cosa cazzo dovrei fare?
- Sei uno sfigato.... Vai alla ricerca di fica. Non credi che sia meglio di una cazzo di pistola virtuale?, - disse Erica.
- Merda, per poco mi ammazzava.
- Secondo me il ragazzo soffre di eiaculazione precoce e per non fare brutte figure si rifugia in un mondo virtuale, - disse Saro.
- Eiacuche?, - disse Ris.
- Sotto la panca la capra campa, sopra la panca la crapa chepra, - disse Fabio.
Elisa era quasi scomparsa dentro una nube cancerogena. Alcool, sigarette e canne, avevano riempito la casa di un aroma tipico di molti bar egiziani.
- Ejaculatio praecox, - disse Elisa.
- Di che cazzo parli?, - disse Ris
Uccio, Antonio e le russe sniffavano coca dentro la stanza. Pippo Baudo presentava la solita noia televisiva fatta di auguri e buona fortuna. Raffaella Carrà era scomparsa dall’eurovisione. Saro aveva smesso di osservare la tardona bionda per trovare conforto tra le chiappe di Erica e sangue virtuale proveniente da sanguinose immagini tridimensionali.
- Dal latino “eiaculazione precoce”. L’uomo ne soffre se eiacula prima che il partner raggiunga l’orgasmo, - disse Elisa.

Il segreto per stare bene durante un volo su lunga tratta l’ho scoperto dopo una serie di viaggi in direzione di Rio de Janiero. L’acool è sempre un buon compagno di viaggio.
Purtroppo per me in questo caso non sono presenti alcolici. La compagnia aerea in questione non prevede nessuna distribuzione di spiriti.

Tutte le volte che viaggio all’insegna di un nuovo paese compro un libro con la descrizione dettagliata del posto.
Il tempio di Karni Mata è reso famoso per l’ospitalità ai ratti. Un giorno Karni Mata chiese al Dio della morte, Yama, di far resuscitare un bambino, figlio di un cantastorie. Il Dio le rispose che non poteva farlo, perchè il bambino si era già reincarnato. Karni Mata si infuriò e proclamò che ogni cantastorie, dopo la morte, avrebbe abitato temporaneamente in un topo prima di reincarnarsi, privando cosi il Dio della morte di molte anime umane. Secondo un altra versione, Karni Mata proclamò che le anime dei bambini avrebberò avuto questa sorte.
Il tempio di Karni Mata è situato nel Rajasthan indiano.
- Cazzo me ne frega a me di un tempio pieno di sorci e soprattutto cazzo me ne fotte del Rajasthan, io vado nell’ Andhra Pradesh.
- What? Are you talking whit me?
- No Mr. Asshole, I’m thinking.
Alcuni colleghi mi hanno già avvisato su tutto quello che mi aspetta. Maiali randagi, cani randagi, bambini lebbrosi, razzisti ricchi sfondati, puzza di merda, curry e pollo, birra kingfisher, riso fritto, fogne all’aperto, donne sfruttate, mucche sacre, falsi missionari, malati di hiv, mosche, zanzare, topi, scimmie, anelli d’oro, teste che ondeggiano, baffi, mani sporche di cibo sporco, orologi d’oro, galline dalle teste mozzate, denti d’oro, un miliardo e duecento milioni di indiani, tre miliardi e seicento milioni di topi, dieci miliardi e novecentonovantanove blatte, carcasse di animali in decomposizione, cinquanta per cento di analfabetismo, donne con le gambe pelose, puzzo di pesce morto, noci di cocco spaccate in omaggio a Krishna, induisti, musulmani, cristiani, sikh, buddhisti, giainisti, lingua assamese, bengalese, gujarati, kannada, malayalam, marathi, oriya, panjabi, tamil, telugu, hindi, cibo di merda, dissenteria, acque non potabili, febbre gialla, merda di porco nelle strade, merda di vacche nelle strade, merda di gente nelle strade, divieto di fumo per le strade, divieto di bere alcolici nelle strade, gente che piscia nelle strade, charas, oppio, caste, monnezza, welcome to India my friend, this is India my friend. Potrei continuare all’infinito e addormentarmi come se contassi le pecore.
- Fuck in hell, where i’m going? I hate my fucking job.
- Why?… India is wonderful.
- Shut up, I don’t love this kind of places.
Io essere mortale comune e immune a questo sistema, lascio decidere a voi osservatori dell’ umanità, sulla mia vita e sulla mia morte, sulla mia testa e sulle mie decisioni, che in fondo sono mie ma appartengono a voi, burattinai che giocate con la vita di ogni essere vivente come fossimo marionette. La colpa di tutto ciò ci accomuna, con l’unica differenza che tutto era scritto prima della mia stessa nascita, perciò voi siete gli ideatori di questo progetto. Il peccato me lo avete incollato addosso prima del concepimento e da normale peccatore ho continuato a peccare e bestemmiare voi pupazzieri e come una bambola incazzata vi rivolgo i miei pianti di disperazione che vengono raccolti come preziose lacrime dentro un bicchiere immaginario, che voi stupratori della razza che tanto amo quanto tanto odio, immagazzinate dentro barattoli di vetro inanimato trasformandole in souvenir da vendere ai vostri porci consumatori che si arricchiscono di dolori altrui. Soprattutto adesso che sono piu solo di prima, vomito parole dal sapore acido per l’odio nei vostri confronti, trasformandomi in un terrorista mediatico nel mio personale mondo fatto di incubi e menzogne dove riesco a rifugiarmi, sperando che il mio pensiero di vendetta non venga considerato da voi imperatori dell’eternità come una cazzata ripetuta quotidianamente da una mente contorta, ma che possa trasmettervi terrore, nostri eterni manipolatori. La fine dell’eternità. Come un soffio al cuore ti spezza la vita anche io soffierò violentemente contro il vostro immortale regno rendendolo uguale al mio universo carnivoro.
Io l’ho sempre amata.
Io l’ho sempre amata.
Io l’ho sempre amata.
Non è stata colpa mia.
Giuro su voi luridi bastardi di averla sempre amata.
Io l’amerò per sempre.
Il telegiornale di raidue iniziò puntualmente alle 20.30, dopo una lunga serie di pubblicità lobotomizzanti.
“ Anche oggi ci sono stati attacchi terroristici in Afghanistan, cinque bambini afghani ed una volontaria ingelese sono stati uccisi da un autobomba lanciata contro i soldati tedeschi. La cronaca di quanto accaduto oggi a Kabul, dal nostro inviato.
Il volto sorridente della volontaria trentaquattrenne inglese, da un anno e mezzo a Kabul, operatrice umanitaria, lavorava con i ragazzi disabili. È stata uccisa a colpi di pistola per strada. Non ci sono foto invece dei cinque bambini e due soldati tedeschi saltati in aria a Kunduz, nel nord afghano per un attacco suicida e ancora dei trantacinque talebani uccisi in uno scontro con le truppe nato. Che la situazione in Afghanistan da tempo sia diventata più diffi..”
- Cazzo, se i militari non fossero stati li, non ci sarebbe stato nessun attacco terroristico, e di conseguenza nessun bambino o volontario o talebano morto, - dissi.
- In fin dei conti non lo vedo come un attacco di terrorismo, ma più che altro come una normale guerra contro le truppe NATO, – disse Teresa.
- Tutte le volte che apri la bocca non fai altro che dire cazzate, - disse Fabio rivolgendosi a Teresa.
- Cazzo dici!, - urlo Ris in direzione di Fabio.
- Fate silenzio, cazzo!, - disse Rino.
“Ieri l’unione europea ha incoraggiato la nuova linea ferroviaria Torino/Lione, assegnando seicentosettantuno milioni di euro per i progetti e i primi lavori. Oggi in Val Susa la protesta dei NoT.A.V. tornati in strada. Sono state due ore di corteo contro l’alta velocità ferroviaria, vi hanno partecipato circa seimila persone secondo le forze dell’ordine, trentamila invece secondo i comitati NoT.A.V. Assenti però molti sindaci. Il parere degli abitanti dal nostro inviato in Val di Susa.
- L’Unione Europea, oggi ha stanziato più di seicentosettanta milioni di euro per fare la TAV, lei chiede proprio che la TAV non si farà?
- In Val di Susa non si fa! Poi se loro vogliono sprecare i soldi in giro, qui non pianteranno mai un chiodo.
- La vostra certezza da cosa nasce?
- Da questa gente.
Questa gente, raccoglie tutti i no che si pronunciano nella politica italiana. I no alla riforma universitaria, il no alla base militare di DalMolin, il no al ponte di Messina....”
- Fanculo, io dico no!, - disse Fabio.
“ Una scossa di terremoto, fortunatamente lieve, è stata registrata verso le 18 nel bolognese. L’epicentro è stato localizzato a Casalecchio di Reno. Il sisma con un magnitudo 3,8 della scala Richter, pari al secondo/terzo grado della scala Mercalli, non ha causato danni a persone e strutture.”
- Alex dove cazzo è finito, io ho fame, - disse Erica.
- Si sarà perso per le strade di Bologna, - disse Rino.
- Cazzo dite, pure Lucio Dalla dice che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino!, - disse Saro.
- Chi cazzo è Alex?, - chiese Ris.
- Chi cazzo è Lucio Dalla?, - disse Fabio.
- Lucio Dalla è un finocchio, - rispose Antonio.
“Un ragazzo di ventisette anni è stato arrestato a Bologna per aver accoltellato un poliziotto in un bar in pieno centro storico. Il fatto è avvenuto intorno alle 19.20 in via Oberdan. Ancora da accertare le cause dell’omicidio. Dalle ultime ricostruzioni sembrerebbe che l’assassino inneggiasse alla fine del mondo. Prima che avvenisse l’omicidio il giovane, di origini siciliane ma residente a Milano, pare abbia avuto un battibecco con il gestore del bar, dal quale è scaturita una rissa che avrebbe provocato il ferimento dell’anziano gestore, che riversa in condizioni precarie di salute per via delle lesioni al cranio. La polizia indaga alla ricerca di eventuali complici.”
- Cazzo, quello è Alex!, - esclamai a gran voce.
Il viso di Elisa diventò bianco dalla paura.
- Impossibile, - disse Rino.
- Tutti gli elementi coincidono, il bar dove Alex sarebbe andato a comprare delle bevande, la fine del mondo, l’omicidio dello sbirro, - disse Erica.
- Apoteosi, - disse Antonio.
- Chi essere questo Alex?, - disse una russa.
- Micidiale, un assassino in casa tua, - disse Fabio.
- Alex è quel ragazzo che stava in camera di mio fratello quando siamo venuti qui la prima volta, - disse Uccio.
- Qui ci vuole un po di bamba, bisogna far scomparire tutta la roba, ho paura che tra un po ci faranno visita gli sbirri!- dissi.
- Cazzo, una striscia ci sta!, disse Erica.
- Perchè cazzo dovrebbero passare gli sbirri da casa nostra?, - chiese Ris.
- Che cazzo di domanda inutile, torna a giocare con la console!, - disse Erica.
“Due avvistamenti di oggetti volanti non identificati sull’ Italia a Dicembre. Uno a Gela, in provincia di Caltanissetta e un altro in provincia di Bologna.
Un oggetto di forma sferica, colore luminoso rosso, fermo nel cielo. Una direzione che non è stata specificata a una quota di duecento/trecento metri.
Sono gli ultimi dati del 2008 dell’aereonautica militare, proveniente dal reparto generale di sicurezza. Noi siamo entrati nell’archivio che dagli anni settanta cataloga tutte le denunce di avvistamenti di UFO, documenti un tempo classificati top secret e tra i fogli si legge che non solo i civili avvistavano cose strane nel cielo, ma anche gli stessi piloti militari.
Segnalazioni di sfere luminose ce ne sono anche oggi, ma loro dell’aereonautica, per valutare l’attendibilità di un avvistamento, sentono le autorità che gestiscono sia il traffico aereo civile e militare, e poi i centri di meteorologia, perchè spesso c’è chi scambia in buona fede le sonde meteo di motori degli aerei per UFO. Insomma si cerca di dare una spiegazione anche se a volte una spiegazione non si trova.”
- Cazzo, ve lo avevo detto! Non mi credete mai e per giunta mi avete preso per pazzo, - disse Fabio.
Io ed Elisa ci guardammo negli occhi e scoppiamo a ridere.
Lei parlava distesa sul divano con il braccio a penzoloni, il suo sguardo fissava il mio cazzo duro, parlava continuamente. Era cosi sexy con quel baby doll che le faceva schizzare le tette di fuori, due enormi tette. Presi il braccio e lo poggiai vicino al suo ventre piatto come una tavola da surf. A quel punto smise di parlare e cominciò a baciarmi. Io l’ho sempre amata.

L’ atterraggio è la fase del volo in cui un aereo prende contatto con il suolo. Per eseguire questa manovra, bisogna perdere gradualmente velocità e quota, mantenendo una discesa ad angolo costante.
Qualche metro prima di toccare la pista, il pilota riduce gradualmente l’inclinazione della traiettoria tirando verso di se la cloche fino a portare l’aereo parallelo alla pista, per inerzia l’aereo percorre qualche metro orizzontalmente e tocca la pista con i carrelli. Sugli aerei grandi come il Boeing 747 vengono aperti gli spoiler per diminuire la portanza delle ali, ottenere un aderenza migliore con il suolo e rendere l’azione frenante più efficace.
La velocità di atterraggio di un Boeing 747 si aggira intorno ai 260-240 km/h.
Le norme di sicurezza durante la fase di atterraggio prevedono che il veivolo arrivi sulla soglia della pista con un altezza minima di quindici metri, lungo una traiettoria rettilinea inclinata di tre gradi rispetto all’orizzonte. Ad una determinata quota, che varia in base alla grandezza dell’aereo, il pilota effettua la manovra di raccordo. Infine l’aereo appoggia sulla pista il carrello principale (nella parte posteriore del velivolo) prima e poi il carrello biciclo.
Se l’atterraggio dovesse avvenire in presenza di vento, l’aereo dovrà disporsi in maniera da ritrovarsi sempre controvento.

I ragazzi aspettavano ancora una risposta.

- La storia è troppo lunga per raccontarvela, vi accenno solamente che io ed Elisa eravamo dentro il bar prima che succedesse tutto quel putiferio, - dissi.
- Si dice bordello, non putiferio, - disse Fabio.
- In ogni caso è meglio andar via da questa casa, prima che arrivino gli sbirri, - dissi.
- E dove cazzo dovremmo andare, - disse Rino.
- Piazza Maggiore e poi qualche rave, - propose Elisa.
- Ci sto, con la scusa mi faccio di md, - dissi.

Suonarono il campanello, ci fu un attimo di silenzio susseguito da momenti di panico. Fumo, erba, cocaina e tant’altro vennero nascosti ovunque, Rino nascose una delle sue bottiglie di vino dietro un vaso d’argilla pieno di erba. Tachicardia, visi pallidi, occhi allucinati, bocche spalancate e tremore ci riunirono tutti quanti nella stessa paranoia. Bloccati dentro quella casa, senza una via di fuga, una specie di galera anticipata.

- Porca puttana, qui ci inculano di brutto, - disse Uccio.
- Sto eto coi BLAAD! Puttana a me non lo dici, - disse Olga.
- Ti sei mai fatto di crack?, - disse un altra volta Fabio.
- Gli sbirri, gli sbirri! Capodanno merdoso!, - urlo Erica.
- Fanculo fate silenzio! Devo trovare una soluzione, - ordinai inutilmente a gran voce,
- Lasciamo tutto in mano all’avvocato, lui saprà cosa fare, - disse Ris.
- In una gelida giornata di inverno, sul ramo di un albero, un uccello stava per lasciarsi morire a causa della violenta morsa di gelo.
Nel frattempo una vacca passò sotto l'albero depositando una cacata enorme.
L'uccello, che ormai non riusciva nemmeno a reggersi sul ramo, si lasciò morire.
Cadendo dal ramo però andò a finire proprio dentro a questa immensa cacata che era ancora calda.
Allora, piano piano, l'uccellino, scaldato dal tepore nel quale era immerso, riprese le forze. Felice per non essere morto si mise a cinguettare di gioia.
Nel frattempo passò di li un gatto, che sentito il cinguettio del passerino, lo prese e se lo mangiò in un sol boccone.
Morali:
Non sempre chi ti mette nella merda fa il tuo male.
Non sempre chi ti tira fuori dalla merda lo fa solo per il tuo bene.
Quando si è nella merda è sempre meglio stare zitti, - disse Saro.*


Suonarono nuovamente al citofono, attimi di panico continuavano a riempire di merda le nostre teste.

- Devo rispondere, - dissi.
- Cazzo! Maremma maiala!, - disse Antonio.

Dirigendomi verso il citofono per rispondere, nascosi i cristalli di md dentro il solito paio di scarpe.

- Chchchi è?, - domandai balbuziando.
- Polizia, - disse il tizio al citofono.

Il mio cuore andò al ritmo di una mitraglietta, nella mia testa figurarono immagini di manette, catene, sbarre e saponette.

- Che volete?
- Apri coglione, sono Leo.
- Parola d’ordine!
- Apriti sedano, - disse Leo.

Tirando un sospiro di sollievo mandai giù l’amaro e mi venne voglia di vomitare.

- Tranquilli ragazzi è Leo, - dissi.

Tutti quanti si precipitarono a recuperare gli oggetti, nascosti in posti più o meno segreti. Rino prese la bottiglia di vino, Erica alcuni grammi di cocaina imboscati in una palla di cartaigenica buttata dentro un secchio pieno di tampax, preservativi usati e batuffoli di cotone incrostati di sangue. Saro non si mosse dal divano, il suo oppio era più che finito e via via tutti gli altri.

- In ogni caso la cosa migliore, sarebbe andare a caso fuori casa prima che gli sbirri ci raggiungano, - disse Teresa.
- Spegni quella cazzo di televisione, - dissi rivolgendomi a qualcuno.
- Ho fame, anzi mi è passata adesso che ci penso, - disse Erica.
- La tivù è spenta già da un pezzo, - disse Camilla.
- Cazzo, un pezzo... facciamocci un pezzo, sto diventando pazzo, - disse Fabio.
- Sono proprio un pirla, ho nascosto il vino dietro un vaso ma ho lasciato il charas dentro le tasche dei pantaloni, - disse Rino.

Alla porta si presentarono Leo e Giulia, Filippo e Tamara(gli spagnoli). Con se avevano una teglia di lasagne e otto bottiglie di vino fatto in casa. Eravamo al completo.

- Dobbiamo scappare, - dissi rivolgendomi a loro.
- Siamo arrivati adesso, prima mangiamo e poi andiamo via, - disse Filippo.
- Non avete visto sbirraglia da queste parti?, - chiesi.
- Al bar di Lerch, hanno transennato la strada, - disse Giulia.
- Ecco, questo è un buon motivo per andar via, - disse Elisa.
- Latitante, - disse Fabio.
- Stasera suona Otto al Ca.Cu.Bo!, - disse Uccio.
- Chi cazzo è Otto?, - chiese Leo.

Erica preparò un paio di strisce da offrire a tutta la ciurmaglia, il suo egoismo passò più che altro per la paura causata della presunta presenza di sbirraglia.

- Otto von Shirach! Un pazzo!, - disse Uccio.
- Ragazzi, dobbiamo andare, ovunque o al Ca.Cu.Bo, l’importante è che ci togliamo dalle palle, questa casa mi angoscia, - dissi.
- Prima una striscettina, - disse Olga.
- Perchè tutta sta fretta? Perchè latitante? Perchè Rino è vestito da babbo natale? Perchè Ris gioca con la console? Ops Ris gioca sempre con la console!, - disse Leo.
- Tu sei fatto o è la vita che ti ha fatto fatto?, - chiese Rino a Leo.
- Dove si trova il Ca.Cu.Bo?, - chiese Tamara.
- Sempre dritto per via San Donato, superiamo le tre rotonde, seguendo le indicazioni per Mambo, dopo la terza rotonda, il Ca.Cu.Bo. è sulla sinistra, dentro l'ex Macello, - disse Olga.
- Cazzo, sta russa ne sa più di me, - disse Filippo.
- Qui si sta perdendo del tempo.. dobbiamo scappare, mi sono rotto il cazzo, - dissi.
- Sono fatto dalla nascita, - rispose Leo.
- Il fatto che tu sia fatto, nasce dal fatto che tu ti fai, cioè mi spiego meglio, tu sei fatto perchè ti fai da quando sei nato, ma nello stesso tempo più che fattanza è una questione di abitudine perchè in fondo tu sei marcio dentro e quindi se non ti fai sei fatto, - disse Fabio.
- Non ho capito un cazzo, non ha senso quello che dici, - disse Teresa.

Spensi le luci della stanza, Fabio le riaccese, spensi nuovamente le luci di quella fottutissima stanza e quella fottutissima testa di cazzo le riaccese.

- Senti Fabio, da qui dobbiamo smammare quindi non rompere le palle e spegni sta luce. Erica fammi fare una riga!, - ordinai.

Fabio spense le luci nello stesso momento in cui Erica preparava una striscettina per me ed una per Elisa, io le riaccesi.

- Cazzo fai? Prima dici di spegnerle, poi le riaccendi, non sai nemmeno tu quello che devi fare, - disse Fabio.
- Shut up! Devo farmi una riga, - dissi.

La scatola nera è un apparato installato a bordo di un veicolo per registrare una serie di dati durante il movimento e preservarli in caso di incidente.
Il suo utilizzo prevalente è per scopi di indagine a seguito di incidenti. Essa infatti è capace di resistere a pressioni e temperature molto elevate e in caso di incidente le informazioni contenute al suo interno vengono conservate integre.
L'area di maggiore utilizzo delle scatole nere, è quella del trasporto aereo che obbliga, con specifiche normative, al loro uso su velivoli che abbiano caratteristiche di peso o numero di passeggeri trasportati superiore a limiti prestabiliti.
Il termine "scatola nera" deriva dall'inglese black box il cui etimo è incerto: le prime scatole nere erano di colore nero oppure il nero era il colore che assumevano in caso di incendio. Quello che si sa per certo è che la scatola nera è di colore arancione con bande catarifrangenti per poter essere facilmente identificata in caso di incidente.
La scatola nera aeronautica, in gergo tecnico viene chiamata "registratore di volo". Generalmente a bordo degli aeromobili adibiti al trasporto dei passeggeri esistono due scatole nere distinte:

§ il Flight Data Recorder, registra i parametri di volo di natura numerica relativi alle ultime 25 ore di funzionamento, sovrascrivendo quelli precedentemente registrati. Il numero di parametri registrati può variare tra i 50 e i 200. Quelli che seguono sono alcuni dei parametri generalmente registrati da una scatola nera: velocità, quota, prua, posizione dell'aereo, accelerazioni, posizione dei comandi, posizione delle superfici mobili, parametri motore. L'FDR è generalmente collocato nella parte posteriore della fusoliera dove risulta più protetto in caso di impatto dell'aeromobile col suolo.

§ il Cockpit Voice Recorder, registra i suoni presenti in cabina di pilotaggio relativi alle ultime 0,5 o 2 ore di funzionamento, sovrascrivendo quelli precedentemente registrati. Ad esempio comunicazioni tra i piloti, con i controllori del traffico, con altro personale presente in cabina di pilotaggio e rumori ambientali generici. Per motivi di privacy è possibile, al termine di ogni volo, cancellare il contenuto del CVR. Il CVR è generalmente collocato nella parte anteriore della fusoliera.*(Fonte presa da Wikipedia)

Uscimmo da casa più strafatti che mai, avevo consumato circa quattro grammi di coca e fumato abbastanza oppio da essere totalemente rincoglionito. Elisa era su di giri e parlava continuamente, Rino aveva gli occhi che si intonavano al colore del suo vestito, Saro non parlava, aveva troppo oppio che pompava nelle vene, Tamara e Filippo pomiciavano, Antonio e la sua pseudocompagna russa camminavano mano nella mano, Leo parlava con Giulia e Fabio interveniva nel loro dialogo, Teresa era in compagnia di Erica, Uccio e Olga. Ris, Mauro e Camilla restarono in casa a giocare con la console promettendo che ci avrebbero raggiunto al più presto.
Notai il movimento di sbirraglia in via Oberdan e consigliai a tutti di prendere un altra strada, mi sentivo un ricercato.
Leo si avvicinò a me chiedendo cosa cazzo stesse succedendo, soprattutto come mai tutto quel casino di sbirraglia .

- Cosa cazzo succede qui?, - mi chiese Leo.
- Una storia disonesta, una storia di merda, una storia del cazzo, una storia di merda, capisci? Di merda, - dissi.
- Ok, ho capito che è successo qualcosa, soprattutto che questa storia puzza di merda, - disse Leo.
- Hai sentito cosa è successo? Uno sbirro morto ammazzato, il titolare di un bar in gravi condizioni, sai chi è il titolare del bar? Lerch! Io ero la in mezzo, anche se non ho fatto un cazzo, - dissi.
- Cazzo, non abbiamo fatto niente, non è colpa nostra!, - disse Elisa.

Il mio viso iniziò ad impallidirsi, gli occhi lucidi e violenti lanciarono uno sguardo ad un passante, paralizzandolo.

- Tra di noi c’è un avvocato, potresti chiedere a lui a cosa andate incontro, - disse Leo.
- Qualcuno mi ha chiamato?, - disse Fabio.
- A cosa vado incontro! Elisa non c’entra un cazzo con questa storia, - urlai.
- Sei mica un avvocato tu!, - disse Elisa.
- Elisa è colpevole, punto e basta, - disse Fabio mostrando un sorriso sforzato.
- Sentite, oggi è il 31 dicembre, ho solo voglia di divertirmi e non pensare a nulla, adesso ditemi un po dove cazzo dobbiamo andare e soprattutto voglio drogarmi, - puntualizzai.

La gente che passeggiava lungo via Rizzoli osservava meravigliata il nostro gruppetto di sbandati, gli sguardi più insistenti erano rivolti a Rino.

- Cazzo guardano questi? Giuro che faccio male a qualcuno stasera, - disse Rino.
- Stai calmo, non vedi che sei ridicolo vestito così?, - disse Erica.
- Ragazzi, troviamo un posto dove starcene tranquilli, ci fumiamo un cannone e poi torniamo tra il gregge di pecore, - disse Saro.
- Io ci sto, possiamo scolarci un paio di bottiglie di vino!, - disse Filippo.
- Cosa c’è nel mio vestito che non va?, - chiese Rino.

Ci girammo tutti di scatto ad osservarlo e scoppiammo a ridere, invadendo di un suono piacevole buona parte di via Rizzoli.

- Possiamo andare alla montagnola, - disse Olga.
- Montagnola fa rima con stagnola e coca cola, - disse Fabio.
- Sei un poeta!, - disse Giulia.

Piazza Maggiore era invasa da gente di tutte le razze, il mega pupazzone di paglia era pronto a prendere fuoco, ragazzini si divertivano a scoppiare bombe innoque, un gruppetto di turisti giapponesi fotografava il Nettuno, bambini e mamme compravano palloncini colorati, qualche tossico si aggirava intorno alle tasche dei pantaloni di persone ben vestite, Rino si soffermò a parlare con un artista di strada e dopo un minuto gli porse una moneta. Elisa mi prese la mano e la strinse forte trasmettendomi tutto il calore del suo corpo, il mio cazzo si indurì e la guardai negli occhi mostrando un sorriso a trentadue denti.

- Non ci pensiamo più, - le sussurrai ad un orecchio.

Mi guardò ed iniziò a baciarmi in mezzo a tutto quel casino. Antonio fece un applauso d’ammirazione e la sua russa iniziò a baciarlo ficcandogli un dito su per il culo.
Una bomba scoppiò sotto i piedi di Rino rovinandogli il vestito da Babbo Natale, un paio di ragazzi dalla faccia marrone scoppiarono a ridere, Fabio scoppiò a ridere.

Rinò si soffermò a guardare la faccia di Fabio, sputò a terra senza distogliere lo sguardo dagli occhi del logorroico.

- Cazzo hai da ridere? - chiese Rino a Fabio.
- Che cazzo ci posso fare, non riesco a controllarmi, mi fai ridere, sei proprio un pirla, - disse Fabio.
- Ha parlato il genio, - disse Teresa.

Attraversammo la piazza, lasciando un fottio di gente alle spalle. Via Indipendenza era meno affollata ma pur sempre trafficata.
Volanti di sbirraglia correvano lungo la strada con le sirene accese marchiando il territorio con il tubo di scarico delle loro fottutissime macchine azzurre.

Mi soffermai a guardare un volantino incollato ad una cassetta delle poste, la richiesta che faceva il tizio mi fece sorridere:

Ragazzo educato e pulito cerca schiava per sottomissione.
Gradite donne di bella presenza disposte a usarmi come gabinetto.

Raccomando igiene e assoluta serietà.

Astenersi perditempo, il tuo cesso.


- Ti rendi conto che in Italia esistono leggi contro l’uso e la detenzione si sostanze stupefacenti perchè pensano che faccia male e poi ci ritroviamo raffinerie e autovetture dentro le città che intasano i nostri polmoni di merda cancerogena?, - disse Leo.
- Hai pienamente ragione! Per non parlare delle sigarette, - disse Giulia.
- Le sigarette non c’entrano nulla, quelle le abbiamo scelte noi, - disse Leo.
- Hey, posso diventare il tuo cesso?, - chiesi ad Elisa.
- Prima devi spiegarmi un paio di cose!, - disse Elisa.
- Credi che abbiamo scelto noi di fumare, allora stammi a sentire.. le pubblicità, i film dove gli attori fumano dopo aver scopato, sponsor di case automobilistiche, tutte queste cose ti dicono nulla? Fa parte della nostra cultura, ce le hanno imposte dopo vari lavaggi del cervello, - disse Giulia.
- Cosa devo spiegarti?, - chiesi.
- La storia della donna brasiliana non mi convince, devi dirmi tutta la verità, - disse Elisa.
- Tutta la verità, solo la verità, nient’altro che la verità?, - dissi.


Il virus, il fottutissimo virus che ha contagiato il mondo intero. Non sono le parole di un pazzo, non sono gli esperimenti di case farmaceutiche, tutta colpa del chiavamento tra scimmie, tra persone e scimmie. Avete mai visto chiavare qualcuno una pecora, oppure donne che si fanno scopare da cavalli (Cicciolina e il cavallo vi ricorda qualcosa?)? Io si. Tempo fa in Nigeria vidi un prete missionario trombare una scimmia, una maledetta scimmia pidocchiosa, sentivo urlare quella maledetta scimmia, il prete la stava sodomizzando. Urla simili al pianto di un bambino, la scimmia poteva avere al massimo due anni. Dio perdona tutti, anche un fottutissimo monaco pedozooerasta?.
Io non sono pazzo, il mondo nel quale vivo è frenetico, lo stress porta a fare cose indicibili. Il sogno di ogni essere umano è quello di vincere la lotteria di fine anno, comprare una macchina superlusso, riempirla di belle donne e scorazzare per le strade a trecento km/h, oppure comprare un pezzo di giungla e riempirlo di scimmie, oppure diventare un monaco missionario per nascondere le proprie perversioni. Dipende dai punti di vista. Io non sono pazzo, sono una persona delusa dalle illusioni. Io l’ho sempre amata.
Cazzo in India!

........( Sto fottutissimo ciccione non fa altro che russare e scoreggiare, quasi quasi gli vomito un po di sbobba addosso, forse sarebbe meglio soffocarlo con un sacchetto di plastica pieno di merda, così si toglie dal cazzo. Non riesco a prendere sonno, sarà colpa del grassone, quasi quasi gli do una gomitata sul setto nasale!).

- Why you give me a punch?
- Because you fart!,
- There are different types of farts, but deserve highlighting the most typical:

Loffa for elevator, otherwise known as Maman Louise: you do when you are in a crowded elevator, possibly in a building with at least ten
floors. Get in on the ground floor, along with all those gentlemen in
designer clothes and all those ladies extra luxury. The first floor
the means not practically never stops, so you have the time to focus
and release in that closed and hyper populate ambient your gas
bubbles. Then the secretary of the fourth floor will start to look
around, nose wrinkling, convinced that was the bastard of its head
office to let go, two clothes in front of her. The conductor of the
Traco will do the same, thinking that "disgusting rude, all gentlemen
but swines as few, and so on. On the sixth floor are all gone, some
because has arrived, some running to the bathroom before throwing up
the Kellogg on the neighbour's back.

Fart contemplative: ideal in museums or libraries. In film you can
take advantage of a noisy scene. Several schools of thought debate on
how: who wants it quiet, like a rancid tub of Russian salad left out
the fridge for eight days, or who wants a heavy one "the right", so to
make the thing Goliardica. In the second case relates with faith to
the rule of Maurilio (first investigator of the same): photo
exhibition, a dozen people in the room, and him. Moderately noisy
fart, pulls out his wallet from his pocket (while all eyes turned,
terrified), opens it, put to the ear style Startac and begins to talk
to his mom. A great way to play down, while the people around
disappear.

Peto sounding: they are the least dangerous, or because the audible
alarm immediately remove the people from the crime scene, either
because it seems that those with greater pressure has less effect of
putrefaction (theory, however, to prove). Recommended only outdoors
and only those who keep intact all the rectal functionality, classical
scoured in his pants. Are frequent among those who go to the canteens,
serving pre-cooked meals of dubious provenance

"What, are you off?" The emission is prolonged and loud, perfectly
audible even in crowded rooms. Between friends is able to unleash some
hilarity, at least, if we limit ourselves to one or two issues. From
third grade onward were detected frequent crises asthma, fainting and
sporadic cases of collective hallucination. Suggested the presence of
a unit of resuscitation.

Intestinal landslide: ok, yesterday to dine with Mama, baked beans and
leeks (the fuel), two kinder to the five grains for breakfast (the
trigger) then at lunch of misty potatoes and artichokes (the trigger).
A slow and reflective metabolism achieves devastating results: you can
not not deliver. If you try to hold even a single impulse you fold
yourself straight as a book in the throes of pain like childbirth. Is
advised against participation in any event or meeting. For Catholics
fundamentalists, no mass (there is a special dispensation for this
type of illness). The fun lasts from 4 to 8 hours. Is in study the
possibility to include this kind of farts in the text of the Geneva
Convention. In some states is considered a crime against humanity.

- ….(Giuro che lo ammazzo) Then?
- I didn’t fart.
- I know what you are!
- What?
- You are a motherfucker!

L’hostess indiana passando mi lancia uno sguardo di sfida, come per dire che lei è una dritta, in questo cosa l’unica cosa dritta è il mio cazzo. Ricambio lo sguardo senza abbassare gli occhi e la intimorisco un po. Secondo me ha una cotta, è completamente presa da me.

- Hey baby, I think you are in love!
- Sir, I’m at work, please talk with me only for some help.
- I’m sorry, but I want your lips, I want kiss your hot lips.
- Sir, you don’t have education!


La montagnola era illuminata come non mai, le luci avevano acceso tutta l’area circostante. Un pò di gente era riversa su via Irnerio, i locali attorno al parco (paninerie, pizzerie al taglio, birrerie) erano colmi di gente.
In piazza dell’otto agosto era montato un palco per ospitare gurppi dal vivo, vicino al palco una vecchia cabina telefonica chiudeva ed apriva la porta continuamente.

- Cazzo, un allucinazione... dentro quella cabina non c’è nessuno ma la porta si apre in continuazione, - dissi.
- La vedo pure io, - disse Elisa.
- Andiamo a vedere più da vicino, - dissi.

Dentro la cabina trovammo disteso Gianni, aveva gli occhi completamente aperti e lo sguardo perso nel vuoto.

- Cazzo ci fai qui?, - chiesi.
- Porca puttana.. Luca! Sto cercando dei soldi, voglio comprare una lattina di spuma, - disse Gianni.
- Cacca al diavolo e fiori a Gesù, - disse Fabio.

Gianni è un mio amico siciliano dato ormai per disperso, capelli neri e lunghi, mascella tipo Rig di Beautiful, gli occhi verdi e la faccia da fesso, vive a Bologna non so da quando e soprattutto non so perchè, ha lasciato la facoltà di chimica dedicandosi alla sperimentazione di droghe su se stesso, cavia del suo laboratorio. In quel momento era completamente fuori di testa, sotto effetto acido.

- Gesù... il più bello sei tu, e tu Satana sei un gran figlio di putta..., - disse Fabio.
- Cazzo hai mangiato?, - dissi.
- Un Hoffman 2000, una vera bomba!, - rispose Gianni.
- Cazzo, dove hai preso il trip?, - disse Uccio.
- Sono un guerriero indefesso! – disse Filippo rivolgendosi ad uno sbirro che stava bazzicando dalle nostre parti.


Entrammo al parco della Montagnola e ci sedemmo su una panchina non molto distante dalla fontana. Da una busta di plastica Filippo tirò fuori del vino imbottigliato ed iniziammo a sorseggiarlo. Gianni si unì al nostro gruppetto tossico. Rino iniziò a rollare un paio di canne da mettere a giro.

- L’uomo è un animale egoista, - disse Elisa.
- Credi che ci siano persone che pensano al bene della società?, - disse Saro.
- Le fanno fuori in un modo o nell’altro queste persone, - disse Tamara.
- Negli Stati Uniti stanno sperimentando microchip da installare sotto la cute, - disse Fabio.
- Cazzo un coccodrillo!, - urlò Gianni.
- Pensa solo a se stesso, di conseguenza non può coesistere la democrazia con un essere egoista, - disse Elisa.
- Cazzo dici, quello è un tronco, - disse Antonio.
- Il ragazzo è fatto, - dissi rivolgendomi a Gianni.
- We are fucked, - disse Olga.
- Si inventano parole come terrorismo, global warming, marketing..., - disse Saro.
- Le multinazionali sono soltanto lo strumento di controllo, nient’altro che quello, bastardi, - disse Rino.
- Fanno le guerre per pubblicizzare le armi che usano contro i civili, - dissi.
- Fanno le guerre perchè siamo troppi, - disse Leo.
- Devono dopopolare, depopulation, - disse Giulia.
- Tra qualche anno faranno crollare completamente il dollaro, è già scritto, pianificato, il fine di tutto questo è una moneta unica mondiale, total control, - disse Filippo.
- In America si stanno preparando per affrontare sommosse popolari di massa in scala gigantesca, infatti stanno costruendo campi di concentramento, i cosidetti FEMA camps, - disse Elisa.
- Costruiscono pure delle cazzo di bare di plastica, - dissi.
- Pauraaaa..., - disse Gianni.

Rino prese la chitarra ed iniziò ad arpeggiare l’inno individualista, tutti insieme ci unimmo a cantare.

Pria di morir sul fango della via,
imiteremo Bresci e Ravachol,
chi stende a te la mano, o borghesia,
è un uomo indegno di guardare il sol.

Le macchine stridenti dilaniano i pezzenti
e pallide e piangenti stan le spose ognor,
restano i campi incolti e i minator sepolti
e gli operai travolti da omicidio ognor.

E a chi non soccombe si schiudan le tombe,
s’apprestin le bombe, s’affili il pugnal.
È l’azion l’ideal!.

Francia all’erta, sulla ghigliottina,
tronca il capo a chi punirla vuol,
Spagna vil garrotta ed assassina,
fucila Italia chi tremar non suol.

In America impiccati, in Africa sgozzati,
in Spagna torturati a Montjuich ognor,
ma la razza trista del signor teppista,
L’individualista sa colpir ancor.

E a chi non soccombe si schiudan le tombe,
s’apprestin le bombe, s’affili il pugnal.
È l’azion l’ideal!.

Finche siam gregge, è giusto che ci sia
cricca social per leggi decretar,
finchè non splende il sol dell’anarchia
vedremo sempre il popolo trucidar.

Sbirri, inorridite, se la dinamite
voi scrosciare udite contro l’oppressor,
abbiamo contro tutti, sbirri e farabutti,
e uno contro uno noi li sperderem.

E a chi non soccombe si schiudan le tombe,
s’apprestin le bombe, s’affili il pugnal.
È l’azion l’ideal!.


Finimmo lo stornello e continuammo a fumare i cannoni, il vino girava tra le nostre mani. Gianni fissava un punto nel parco senza distogliere mai lo sguardo.

- Suscito terrore sovrapponendo parole facendo uso di una forte violenza verbale, Io sono Dio il vostro signore, nessuno può sovrastare il mio potere mediatico e spirituale. Il meccanismo cattilico romano negli anni ha lobotomizzato con un continuo lavaggio del cervello l’essere umano, in quanto indifeso dalla morte stessa, - dissi.
- La chiesa ha portato morte dentro le case dei paesi medio orientali e non. Gente al rogo, eretici, streghe e vampiri, - disse Elisa.
- Dio c’è ma è in vacanza, non viene a rompersi i coglioni per noi, - disse Filippo.
- Meglio nascere formica che stare in carcere tutta la vita, - disse Fabio.
- Cazzo dici, non è un tronco, è un fottutissimo coccodrillo!, - disse Gianni.
- I coccodrilli sono grossi rettili che vengono considerati animali preistorici. Questo animale è presente in tutte le aree equatoriali e tropicali del pianeta. Vive lungo il corso di fiumi, sui laghi, nelle zone paludose e alcune specie si spingono in mare per lunghi tratti. Quindi spiegami come cazzo è possibile che ci sia un fottuto coccodrillo nel bel mezzo della Montagnola e soprattutto con un freddo boia come questo?, - disse Leo.
- Yeah, - rispose Gianni.
- Yeah il cazzo, tu sei fuori, dove cazzo hai preso il trip?, - dissi.

Con indifferenza ci avvicinavamo al nuovo anno senza nuove aspettative, il mondo non poteva cambiare da un giorno all’altro. Bloccati dentro un pianeta irreale, respiravamo odio e violenza.
Mentre in tutto il pianeta si festeggiava, in Afghanistan bambini continuavano a muorire ammazzati sotto bombardamenti occidentali.

- Ho voglia di gridare no, contro i surprusi, la guerra e chi la difende, chi perde la dignità umana, chi non sa amare, lo stato, la chiesa... – dissi.
- Contro la droga, la libertà di espressione, i punkabbestia, - disse Fabio.
- Fottiti, - rispose Rino.
- Stasera ci spacchiamo le teste!, - disse Uccio.
- Io non riesco proprio a capire come i religiosi possano credere ad una cosa che non hanno mai visto e tanto meno sentito, - dissi.
- Chi te lo dice che non lo sentono, - disse Tamara.
- Io credo nel mio amico invisibile, - dissi.
- Io sento delle vibrazioni positive a volte che posso identificare con Dio, - disse Olga.
- Mi spiego meglio, se la gente mi vedesse parlare da solo per strada, mi prenderebbe per pazzo, - dissi.
- Certamente, - rispose Fabio.
- Vi racconto una cosa, tempo fa mi trovavo sotto il portico di piazza Maggiore strafattissimo, stavo parlando da solo quando un anziano signore si ferma guardandomi con insistenza, dopodichè si avvicinò alla moglie dicendole che ero pazzo perchè blateravo solo. Ad un certo punto entrarono in chiesa per parlare con il loro amico immaginario, Dio, - dissi.
- Ti dico che quello è un fottutissimo coccodrillo, - disse Gianni.
- Cazzo, quindi vorresti dire che i cristiani sono dei pazzi e il più pazzo di tutti è il papa?, - chiese Elisa.
- Certamente, due miliardi e cento milioni di pazzi, non capisco perchè loro possono parlare con un’entità immaginaria e non essere considerati pazzi e io invece se parlo solo con il mio amico invisibile devo essere visto come un pazzo!, - dissi.
- Ti spiego io il perchè, - disse Leo.
- Senti, vai a controllare più da vicino e ti renderai conto che quello è un fottutissimo tronco di un albero, - disse Antonio in direzione di Gianni.
- Illuminami, - dissi.
- Quanto più è alto il numero dei seguaci per un entità inesistente, tanto meno li si reputa pazzi, - disse Leo.

In quel preciso momento si avvicinarono a noi Mohammed e la sua combriccola di spacciatori. Venne a scusarsi per tutto il bordello che era scoppiato dentro il bar e ci offrì un pò di bamba.

- Ragazzi, questa ve la regalo per farmi perdonare per tutto il casino che è successo da Lerch, - disse Mohammed.
- Porca troia, Dio esiste? Questo è un segno della sua bontà, - disse Antonio.
- Bella frà, dammi il cinque, - dissi a Mohammed.


.....(Questo panzone troglodita non fa altro che schiacciare il pulsante per la richiesta hostess, chiede cibo in continuazione e lattine di Coca Cola. La bambolina indiana cammina in un via/vai estenuante. Tutte le volte che si piega per poggiare il vassoio al mega ciccione, non faccio altro che guardarle il culo tondo e sodo.
Sto cazzo di pensiero che mi tortura ormai da quasi un anno... non l’ho più rivista. Quella maledetta notte scorre a ripetizione in ogni momento e luogo della mia giornata. Ho smesso di essere loquace da un bel pezzo, il mio sguardo ormai cicatrizzato da due profonde occhiaie allontana le belle fiche.
Per colpa di quella maledettissima notte, vivo in una condizione di catalessi cronica e costante.... flashback paranoico.
Il tempo passa per tutti, è una cosa scontata, la gente invecchia e continua a morire. Il tempo per me invece si è fermato a quella sera, la mia pelle invecchia mentre la mente resta bloccata li, fissa nel ricordo di quella serata.
Una volta prima di partire mi disse che le sarei mancato, una volta prima di partire le dissi che mi sarebbe mancata.
Una volta prima di lasciarla mi disse che desiderava la mia morte, una volta prima che partissi le dissi che la desideravo immortale.
Bionda o bianca o nera o quel si voglia, asiatica o occidentale o medio orientale, nella vita ne conoscerai solo una, unica e speciale disse mio padre. Cazzo se aveva ragione, mio padre era la giusta direzione, l’ho sempre ammirato.
Bionda, lei era bionda quasi bianca quella notte, un mese dopo Rino mi raccontò che era scura in viso per via delle occhiaie, non dormiva più!.
Colpa mia.
Non faccio altro che rivivere quella serata, vivo nel passato, il futuro non ha futuro perchè l’unica cosa certa del futuro è la morte.
.................................................................................................................,
Il viaggio per arrivare a Mumbai è lungo, dopo dovrò dirigermi ad Hyderabad, per spostarmi a Vijayawada e concludere ad Eluru, nel frattempo ci sarà lei a tenermi compagnia, lei e quella fottutissima notte.
Parlava distesa sul divano con il braccio a penzoloni, il suo sguardo fissava il mio cazzo duro, parlava continuamente. Era cosi sexy con quel baby doll che le faceva schizzare le tette di fuori, due enormi tette. Presi il braccio e lo poggiai vicino al suo ventre piatto come una tavola da surf. A quel punto smise di parlare e cominciò a baciarmi.
Io l’ho sempre amata.).


Mohammed e il suo gruppetto si allontanò dopo averci avvisato di stare attenti alla sbirraglia, Gianni andò a controllare il suo coccotronco, io iniziai a preparare un pò di strisce, la testa mi pulsava ed iniziavo ad essere fuori controllo, parlavo a casaccio, Elisa seduta accanto a me accarezzava il mio viso sussurrandomi parole d’affetto all’orecchio. I ragazzi, tutti anarchici per indole cantavano La tomba di Bakunin di Alessio Lega.

Riposo all’ombra del silenzio che ora sento
Riposo all’ombra del cemento
Riposo all’ombra del potere più assoluto
Quello che ho sempre combattuto
Riposo all’ombra di quel vostro essere schiavi
Ciò che vi ha sempre imprigionato
E siete voi le porte, e non avete chiavi
Riposo all’ombra dello stato...

Solo per la libertà
Son nato un giorno e son vissuto
ed ho lottato ed ho perduto.
Solo per la libertà
son nato un giorno in mezzo a gente
che non vuol sentire niente.
Solo per la libertà
ho alzato in piedi la rivolta
ad ogni strada e ad ogni svolta.
Solo per la libertà.

Riposo all’ombra dei miei compagni uccisi
del tempo che poi ci ha divisi
del vostro sguardo che sul mio si posa
su qualche foto polverosa.
Riposo all’ombra del vostro smorto oblio
riposo sempre senza pace,
sempre padroni c’è sempre qualche dio
che opprime un popolo che tace!

Solo per la libertà
in tutto il mondo ho sempre corso
e senza l’ombra di un rimorso.
Solo per la libertà
ho rifiutato casa ed oro
ed il potere ed il lavoro.
Solo per la libertà
di un mondo che non la voleva
ma poi in catene la piangeva.
Solo per la libertà.

Riposo all’ombra di chi crede che io sia stato
un sognatore o un esaltato
e di chi crede che oggi tutto vada bene
democrazia e nuove catene.
Riposo all’ombra di chi legge un mio trattato
invece di occupar le vie
ed io che urlo, io che ho corso, che ho lottato
riposo nelle librerie.

Solo per la libertà
ho scritto, ho amato ed ho lottato
e non per essere studiato.
Solo per la libertà
se non potevo tirar sassi
ho camminato nuovi passi.
Solo per la libertà
contro ogni forma di potere
e per non dover vedere
la mia cara libertà...

La mia cara libertà
un cencio rosso e sanguinante
di uno stato più intrigante.
La mia cara libertà
venduta come una puttana
libertà americana.
La mia cara libertà
diventata una parola
che si strozza nella gola.
Solo per la libertà.

Riposo all’ombra, all’ombra cupa e scura
riposo all’ombra e alla paura
riposo all’ombra che si fa sempre più nera
inverno senza primavera...
...Eppure c’è chi ancora lotta in questa stanza
e c’è chi chiede, e c’è chi vuole!
E allora un raggio luminoso di speranza
mi fa riposare al sole...

Mi fa riposare al sole!

- Bakunin continua a vivere dentro di noi, - dissi.
- Come diceva Michail, Stato significa violenza, dominazione mediante la violenza, parole sacre, - disse Elisa.

Saro chiese di far silenzio per allietarci con una sua poesia.

È da molto tempo, molto tempo che non vedo
Un’ alba accendersi dietro un vetro di cielo
Perchè sono occupato a mostrare
L’altra parte, l’altra parte delle cose
Convinto che la vita possa essere giocata
Come una partita di un gioco qualunque
A costo di perderci la faccia, decidendo
Le sorti mutevoli della Morale
Le regole incerte del bene e del male
Coprendo con un passamontagna di seta
L’integrità che si disintegra come uno specchio di Alice
da cui fuoriescono frammenti di mondi
e di genti, e di idee, e di idiozie
che non sanno se portare pace
o se divorare la Giustizia della Società
di questa Società che non ho scelto io
e che democraticamente mi convince
al suo splendore Economico-Giuridico
creando il consumatore a sua immagine e somiglianza
ma fortunatamente ogni tanto non tutto fila dritto
e la Società viene infettata da un virus “anti qualcosa”
destabilizzatore del Sistema Sociale
spesso destinato ad un precoce tramonto
per cause ancora da accertare
come quel tale che è morto ammazzato
quell’eroe che è stato arrestato
o quell’individuo sapientemente imbavagliato
che, stanco di tutto, decide di diventare maturo
e preferisce credere che il gioco sia finito
e fa tutto in modo serio e affannato, per il bene suo.
Ma io sono ancora occupato a mostrare
l’altro lato, l’altro lato delle cose,
facendo un po a modo mio, non so ancora per quanto.
E perciò, per me, non è ancora tempo di vedere
nessun alba dietro nessun vetro di cielo
finchè non mi avranno mostrato l’altra faccia
l’altra faccia ancora delle cose.*(Fonte: Il mio cranio socchiuso blogspot).


- Miticoooo!, - disse Erica.
- Complimenti fratello, sei un poeta!, - disse Rino

Feci un grosso applauso al mio amico.
Elisa mi baciò.

Ancora sveglio sto ciccione mi racconta la storia della sua vita on the road, dalla nascita e la sua infanzia, fino all’attuale quotidianetà.

- I’m born in Newport, South Wales in 1946. Newport is a dock town and steel town but one surrounded by beautiful forests and the welsh mountains. My first instrument was a Saxophone. At the age twelve I got my first guitar. In 1962 I’m came third in the Eisteddfod boys vocal competition.
- Stop please, I don’t need to listen your biography, I wish to sleep, just this. I’m really tired and bored .
- In 1963 my headmaster made…
- Fuck off!
- I was immersed in B.B. King, Albert King, Otis Rush….
- (Giuro che lo faccio secco, morto stecchito con un colpo alla gola…).
- I formed blues band “Eat South East”.
- Yeah! Give me five.

Tra urla di gioia e bombe giocattolo, l’orologio al polso di Olga segnava le 23, mancava un ora all’inizio e alla fine.

- Il capodanno risale alla festa del dio romano Giano. Questo culto venne disapprovato da Sant’ Eligio dicendo: “A Capodanno nessuno faccia empie ridicolaggini quali l’andare mascherati da giovenche o da cervi, o fare scherzi e giochi, e non stia a tavola tutta la notte ne segua l’usanza di doni augurali o di libagioni eccessive. Nessun cristiano creda in quelle donne che fanno i sortilegi con il fuoco, ne sieda in un canto, perchè è opera diabolica”, - disse Teresa.
- Rino, suona stornelli anarchici, - dissi.
- Chi cazzo è Sant’Egilio, - chiese Fabio.
- Sant’Eligio, coglione, - disse Antonio.
- Uno che diceva cazzate, - rispose Elisa.

Rino iniziò a suonare stornelli anticlericali, mi alzai e mi accostai a Rino per intonare la canzone.

E quando mòio io non voglio preti
Non voglio preti e frati, né paternostri.
Non voglio preti e frati, né paternostri,
là voglio la bandiera dei socialisti.

E larigi larigi larigira,
larigira la sempre arditi,
evviva i socialisti e abbasso i Gesuiti!

Hanno arrestato tutti i socialisti,
l’arresto fu ordinato dai ministri.
L’arresto fu ordinato dai ministri
E questi sono i veri camorristi.

La Francia ha già scacciato i preti e frati,
le monache, i conventi ed i prelati.
Le monache, i conventi ed i prelati
Perchè eran tutte spie e perciò pagati!

E larigi, larigi, larigira,la rigira e la ferindola,
abbasso tutti i preti e chi ci crede ancora!
E larigi, larigi, larigira,la rigira e la ferindola,
abbasso tutti i preti e chi ci crede ancora!

Ma se Giordano Bruno fosse campato,
non esisterebbe più manco il papato.
Non esisterebbe più manco il papato
Ed il socialista avrebbe già trionfato.
E larigi, larigi....

Gianni iniziò a correre verso di noi con la faccia sconvolta e la bocca aperta.

- Cazzo, non è un coccodrillo me l’hanno detto le mie scarpe, - disse.
- Dove cazzo hai preso gli acidi?, - chiesi.


..... (Devo fumare una fottutissima sigaretta, inibitori della proteasi, mi serve un pò di nicotina nel sangue, inibitori dell’integrasi, su questo cazzo di aereo a lunga tratta, inibitori del co-recettore, è impossibile fumare, inibitori della trascrittasi inversa, rilevatori di fumo nel cesso, inibitori della fusione, se dovessi provare ad accenderne una, GS9137, correrei il rischio di farmi arrestare, Raltegravir, sono troppo nervoso, Maraviroc, otto merdose ore di volo, Efavirenz, nemmeno un alcolico, Emtricitabina, non ho portato sonniferi, Tenofovir, e sto panzone, Atripla, lo voglio uccidere, Prezista, porca troia, Crixivan...... ).


- 3, - 2, - 1............... Iniziarono i festeggiamenti al nuovo anno, litri di spumante vennero riversi per le strade, migliai di litri di spumante.
Facendo un calcolo approssimativo sul consumo mondiale si potrebbe parlare di circa un miliardo di litri di spumante o forse più, qualcosa pari a 3 miliardi di euro. La Nigeria ha ricevuto aiuti economici per un totale di 39,2 milioni di dollari.
Ci scambiammo gli auguri. Elisa mi baciò, io la baciai. Erica baciò Saro, gli spagnoli stavano pomiciando, Leo e consorte si baciarono, le russe baciarono i loro corrispettivi compagni, Rino rimase solo senza baciare nessuno così come Gianni.

- Ho dimenticato l’md a casa, devo andare a prenderlo, - dissi.
- Vengo con te, - rispose Elisa.
- Noi ci spostiamo al Ca.Cu.Bo., raggiungeteci li, - disse Uccio.
- Okay, - risposi.

Salutammo tutti e andammo verso casa.
Attraversammo Via Irnerio e svoltammo per via Alessandrini.
Tenni Elisa per mano durante tutto il tragitto, con lei al mio fianco mi sentii più sicuro e le paranoie di un eventuale fermo di polizia passarono, il mio dolce angelo custode.
Via delle Moline era invasa da universitari ricoperti di catene e cani anch’essi rivestiti di catene.

- Aspetto ancora una spiegazione, - disse Elisa.
- Cazzo, ne parliamo dopo, ti ho già detto tutto prima, - dissi.
- Non mi hai convinta, - rispose.
- Porca miseria, ho il cervello che mi sta andando in pappa, oltre a sentirmi stanco. Ho viaggiato tutto il giorno, ne parliamo dopo okay?, - chiesi.
- Bene, - rispose.

Mi soffermai a guardarla, un angelo, il mio angelo. Bionda, bella, unica, camminava con passi leggeri che la facevano danzare nell’aria. Il suo sguardo riempiva di sicurezza chiunque si intratteneva in sua compagnia.
Sinuosa, libera, anarchica, mi donò la sua amicizia, il suo affetto.

- Grazie, - le dissi.
- Di cosa? Non ho fatto nulla, - rispose Elisa.
- Di esistere, di essere così. Rimani ciò che sei, non cambiare mai. Porta avanti le tue battaglie e non ti far corrompere da questi bastardi che ci governano, resta libera nell’anima, nel corpo e nella mente, - dissi.

Ci fermammo sotto il portico in via Oberdan, quasi vicino casa, e unimmo le nostre bocche in una spirale di piacere.
Mi distaccai da lei dopo un paio di minuti, fissai i suoi occhi lanciandomi alla scoperta di un mondo infinito e puro. Il suo universo mi fece sentire piccolo e mortale.
Un paio di tizi ubriachi si avvicinarono a noi porgendoci gli auguri, ricambiammo con un fottetevi.

- Andiamo a casa, fa troppo freddo per star fuori, - disse Elisa.
- ....................(e adesso cosa cazzo faccio), - pensai.
- Ipnosi? Paralisi mentale? Perdita della coscienza? Cosa ti è preso?, - chiese.
- ...........(gli devo raccontare tutto), - pensai.
- Perchè mi stai fissando in quel modo?, - chiese.
- Scusa, ero immerso nel profondo dei tuoi occhi, - dissi.
- Grazie piccolo, sei fantastico. Quindi che si fà, sto congelando a star qui sotto, - disse.
- Certo, andiamo a casa, raggiungeremo i ragazzi in taxi, - risposi.

Arrivati davanti casa presi le chiavi e aprii il portone, salimmo le scale ed entrammo in casa.
Ris era piegato a 90° e stava guardando dentro il buco della serratura della sua stanza, aveva il cazzo in mano e si stava masturbando.
Mauro e Camilla stavano amoreggiando all’interno della stanza.

- Cazzo fai pervertito!, - esclamai.
- Che schifo, - disse Elisa.
- Ricopriti, porca puttana, - dissi.
- Oh mio Dio, nooo, porca troia, - disse Ris.

Mauro uscì in mutande dalla stanza per capire cosa stesse succedendo. Ris era sconvolto in viso e non sapeva cosa cazzo dire.

- Prendi la merdosa bambola gonfiabile e scopa con quella, anzichè farti le seghe mentre guardi la gente che tromba, - disse Mauro
- Non sono stato io, - rispose Ris.
- Sei un fottutissimo guardone, vai a farti fottere, - disse Mauro.
- Credo che sia meglio se noi ci togliamo dalle palle, questi son discorsi vostri, - dissi.
- Vai a farti fottere, - disse Ris rivolgendosi a me.
- Guardone! Pervertito!, - disse Mauro.

Io ed Elisa entrammo nella mia camera, lasciando i due rincoglioniti alle loro discussioni, distesi un po di coca su un piatto e preparai due righe.
Lei si distese sul divano e iniziò a fissarmi.


.....(Cazzo sta succedendo!
Questa non è una fottutissima turbolenza.
Il comandante ci sta obbligando ad usare le cinture di sicurezza, le cappelliere si sono aperte e alcuni bagagli stanno uscendo fuori. Le assistenti di volo sono terrorizzate in viso, questo non è un buon segnale, non voglio morire su questo fottutissimo aereo. Io ho sempre viaggiato, non è mai successa una turbolenza del genere in tutte le mie ore di volo. Il ciccione puzza di merda e ha le mani bianche, il viso pallido, mi guarda. Cosa cazzo succede!
Questa non è una fottutissima turbolenza, non lo è. Le maschere sono uscite automaticamente e la gente adesso presa dal panico non fa altro che urlare.
Ho paura cazzo!
Il lardoso ha smesso di parlare, non dice una parola, il suo fottutissimo viso immobilizzato dalla paura.
Non la voglio indossare quella fottutissima maschera, non voglio morire così, come un topo in gabbia, non adesso, non ora.
Non ha nessun senso una morte del genere.
Cazzo stanno facendo, il segno della croce! Che vadano a farsi fottere, noi non moriremo.
Tutti ad urlare nonostante indossino le mascherine.
Vado al cesso. Forse è meglio di no, devo restare seduto e respirare da quella maledettissima maschera.
È solo un maledettissimo incubo, adesso mi sveglio e mi accorgo che non è nulla, solo un fottutissimo incubo.
No! Non lo è... stiamo precipitando.
Vado al cesso, ho la mia siringa di plastica piena di ero, mi sparo tutto in vena, alla faccia di queste merde.
Io non voglio e non posso morire come loro.
Io non sono come loro, ho le palle!
Prima devo dare un cazzotto a questo merdoso e poi al cesso, dritto di corsa.. solo 20 metri mi separano da quel fottutissimo cesso.
Basta con queste urla.).

Alzandomi di scatto mollo un pugno in pieno volto al grassone e corro verso il cesso, l’hostess prova a dire qualcosa per fermarmi ma è troppo terrorizzata per alzarsi da quella cazzo di poltrona. Entro nel cesso e chiudo la porta.
Dall’interno del jeans estraggo la mia fottutissima siringa, pronto ad infilarmi l’ago dentro le vene.

......(Dopo quelle fottute strisce lei parlava distesa sul divano con il braccio a penzoloni, il suo sguardo fissava il mio cazzo duro, parlava continuamente. Era cosi sexy con quel baby doll che le faceva schizzare le tette di fuori, due enormi tette. Presi il braccio e lo poggiai vicino al suo ventre piatto come una tavola da surf. A quel punto smise di parlare e cominciò a baciarmi. Rifiutai di baciarla e le dissi la verità: “Non ho lasciato nessuna donna gravida in Brasile, la verità è che ho paura di averti infettata con quella ferita nel labbro. Ho l’HIV.
Non l’ho più rivista, andò via da casa mia piangendo. Io l’ho sempre amata.).

- Fottutissima paranoia, questa è la fine che ci vuole, chiuso all’interno del cesso di un aereo che sta precipitando, con una siringa in mano e con la testa che pensa ad Elisa, a quella maledettissima notte e al fatto che non l’ho più rivista.

Dopo aver buttato l’aria fuori dalla siringa, mi inietto la roba nelle vene.

- Cazzo che bo....